Corrotti, hacker e funzionari pubblici: ecco come rubavano i soldi dei cittadini

arresti-finanza-romaRoma, 18 mar – Nella mattinata odierna, i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno tratto in arresto 22 persone per reati di peculato, associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, riciclaggio ed autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso.

L’operazione rappresenta l’esito conclusivo di complesse indagini delegate al Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale dalla Procura della Repubblica di Roma, le quali si sono articolate in due distinti filoni investigativi.

Il primo filone, denominato “GFB”, ha fatto luce sull’opaca gestione di un fondo di oltre 24 milioni di euro stanziato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per la liquidazione coatta amministrativa di una “Gestione Fuori Bilancio” denominata “particolari e straordinarie esigenze anche di ordine pubblico della Città di Palermo”, istituita nel 1988 per realizzare alcune urgenti opere di urbanizzazione in Sicilia.

In sintesi, nel 2003 la “Gestione Fuori Bilancio” fu posta in liquidazione coatta amministrativa ed affidata ad un Commissario Liquidatore, il commercialista romano Stefano Nannerini, che ha così potuto amministrare, tramite apposito conto corrente, l’ingente somma assegnata dal M.E.F. per la gestione delle attività liquidatorie.

Gli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza hanno consentito di accertare che tale somma, tuttavia, è stata nel tempo utilizzata dal Nannerini per ragioni del tutto estranee alle finalità pubbliche, essendo stata in gran parte destinata a favore dello stesso Nannerini e di persone fisiche o giuridiche a lui riconducibili. In particolare, è emerso che circa 13 milioni di euro sono stati dirottati, oltre che su alcuni conti correnti personali, anche verso società che il Nannerini aveva nel frattempo costituito e che hanno impiegato tali risorse finanziarie per avviare attività economiche nel settore delle energie rinnovabili in provincia di Catanzaro, ove hanno realizzato un parco fotovoltaico ed un impianto di produzione di energia elettrica a biomassa.

Ulteriori 6 milioni circa di euro sono stati invece accreditati su conti correnti di società collegate a Maurizio Antonio Persico, funzionario in servizio preso la Ragioneria Generale dello Stato, ed al fratello Gianfranco Pasquale Persico, consulente finanziario, mentre sono ancora in corso ulteriori approfondimenti sui destinatari della rimanente parte dei fondi.

Tali illecite appropriazioni di denari pubblici, poste in essere in un arco temporale di quasi dieci anni, si sono potute verificare anche per la mancata attività di controllo che avrebbe dovuto esercitare un Comitato di Sorveglianza appositamente nominato per vigilare sulla liquidazione coatta amministrativa della “Gestione Fuori Bilancio”. Di tale Comitato faceva parte anche Domenico Mastroianni, sino allo scorso novembre Ispettore Generale Capo di Finanza della Ragioneria Generale dello Stato oggi in pensione.

Oltre che per Nannerini, i due fratelli Persico e Mastroianni, gli arresti sono stati disposti anche per Giuseppe Cavalluzzo, dirigente della Ragioneria Generale dello Stato in servizio quale Direttore dell’Ufficio XIV dell’Ispettorato Generale di Finanza, con competenze in materia di coordinamento delle attività di liquidazione degli enti soppressi.

Il secondo filone investigativo, denominato “OCULUS” e scaturito dalle indagini sulla Gestione Fuori Bilancio prima descritta, ha consentito di individuare una pericolosa organizzazione criminale dedita alla commissione in Italia ed all’estero di reati di frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, reimpiego di capitali di provenienza illecita, riciclaggio e, per la prima volta dalla sua introduzione nel panorama giuridico italiano, del delitto di autoriciclaggio, peraltro aggravato dal metodo mafioso.

In particolare, l’associazione è risultata articolata, sotto il profilo strutturale, in due gruppi distinti per competenze tecniche (informatiche e finanziarie), fortemente interconnessi anche grazie all’opera di collegamento costantemente disimpegnata da alcuni compartecipi (Giuseppe Caudullo, nato in provincia di Catania e residente a Roma, Luciano Cecchini, domiciliato a Nettuno, e Massimo Sannino della provincia di Napoli):

  • da un lato i catanesi Giuseppe Costanzo e Gianluca Cirnigliaro, il romano Rodolfo Cernuto ed il cittadino rumeno Constantin Marius Boveanu, ai quali, in ragione delle loro elevatissime capacità informatiche, era demandato il compito di accedere a server di istituti di credito ed acquisire illecitamente capitali sotto forma di “moneta elettronica”, atteggiandosi a veri e propri hacker informatici;
  • dall’altro il calabrese Paolo Ranieri, il siciliano Giuseppe Trigilio, il milanese Angelo Dionigi Augelli ed i torinesi Adelio Zangrandi, Roberto Lorenzato e Massimo Carpignano, ai quali, in ragione delle loro competenze finanziarie, era assegnato il compito di gestire i capitali illecitamente acquisiti, trasferendoli da banca a banca ed inserendoli in circuiti finanziari apparentemente legali, con l’unico fine di renderli successivamente disponibili a tutti i consociati secondo percentuali di remunerazione prestabilite.

Lo schema illecito sviluppato dall’organizzazione prevedeva tre distinti passaggi.

La prima fase consisteva nell’acquisizione della “moneta elettronica” da parte del gruppo degli hacker, i quali accedevano abusivamente a piattaforme informatiche di primari istituti bancari e sottraevano somme di denaro mediante il loro trasferimento su carte di credito clonate ovvero su posizioni bancarie estere controllate dall’organizzazione stessa.

La seconda fase era rappresentata dall’invio del denaro illecitamente acquisito su conti intestati a fondazioni-enti di beneficienza nella disponibilità dell’associazione criminale, a titolo di apparente donazione anonima. Tale fase “operativa”, in cui entrava in scena la componente “finanziaria” della consorteria criminale, si concretizzava nello “scarico” delle somme presenti sulle carte di credito clonate mediante l’utilizzo di appositi apparecchi POS collegati a posizioni bancarie riconducibili alle fondazioni ovvero attraverso le procedure per l’effettuazione di “donazioni” on line. Le somme acquisite mediante intrusione nei server di istituti di credito, invece, venivano direttamente trasferite sui conti correnti della fondazione di cui l’organizzazione aveva la disponibilità.

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