Amianto nelle Forze Armate, la dottoressa Astore: «Ecco come tutelarsi»

AmiantoFirenze, 17 feb – «Il problema dell’amianto nelle Forze Armate è uno degli argomenti più delicati per la complessità delle prove e per le conseguenze ad esso annesse: ma è possibile essere tutelati e ottenere il riconoscimento come vittime del dovere». A dirlo è la dottoressa Lucia Astore, specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni, nonché in Psichiatria Forense, Criminologia Clinica e Neurologia.

Abbiamo contattato la professionista, Consulente Tecnico di Tribunale, per fornire a tutti gli utenti di «GrNet.it» informazioni utili su un argomento purtroppo ancora attuale: quello dei rischi legati all’asbesto durante il servizio nelle Forze Armate e alle forme di tutela previste per chi abbia contratto patologie ad esso correlate.

Partiamo dai rischi. «I rischi legati all’asbesto aumentano in modo proporzionale all’intensità dell’esposizione moltiplicata per gli anni di esposizione lavorativa – ha spiegato la dottoressa Astore -. Pertanto, essendo il rischio proporzionale alla dose cumulata, emerge chiaro come il suo aumento dipenda da una costante di proporzionalità specifica per il tipo di fibra e dall’ambiente in cui si trova o è utilizzato l’amianto».

Un rischio che negli anni ha interessato diversi militari colpiti da patologie asbesto-correlate. Alcune di queste persone sono state seguite dalla stessa dottoressa Astore: «Come esperta di cause di servizio e di vittime del dovere che rappresento negli aspetti medico–legali e psichiatrici – ha sottolineato la specialista – ho già ottenuto significativi e positivi risultati: molti degli assistiti hanno ottenuto il riconoscimento quali vittime del dovere ed hanno altresì richiesto tutela in tutte le altre sedi competenti tramite i legali di nostra fiducia».

«Vorrei segnalare un esempio interessante – ha proseguito – quello della Procura della Repubblica di Padova che ha chiesto il rinvio a giudizio di alcuni alti ufficiali della Marina Militare ritenuti responsabili dell’esposizione all’amianto di molti militari: persone che avevano contratto patologie asbesto-correlate durante il servizio e che hanno avuto la possibilità di formalizzare la costituzione di parte civile per l’integrale risarcimento dei danni», ha sottolineato la dottoressa Astore.

Per quanto riguarda i militari della Marina, una forma di tutela è già contenuta nell’art. 20 del D.Lgs. 183/10 che prevede espressamente l’equiparazione alle vittime del dovere di tutti coloro che abbiano contratto patologie asbesto-correlate nel corso e a causa dello svolgimento del servizio nella Marina.

Un provvedimento fondamentale che contiene, tra l’altro, la previsione dell’incremento di spesa già stanziata dall’art. 1, comma 562, della l. 266/05: articolo, quest’ultimo, che estende i benefici previsti dalle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata a tutte le vittime del dovere (individuate ai sensi dell’art. 13, della l. 13.08.1980 n. 466).

«Il riconoscimento delle prestazioni, però, non è circoscritto ai soli appartenenti alla Marina Militare, ma è esteso a tutti i militari e dipendenti pubblici», ha evidenziato la dottoressa Lucia Astore.

A confermarlo è il Consiglio di Stato, con l’atto del 01.06.2010, n. 02526/2010: un parere che ha stabilito che «ai fini del riconoscimento della condizione di equiparato alla vittima del dovere, è necessario e sufficiente che il militare abbia contratto l’infermità in occasione o a seguito dello svolgimento dell’attività di servizio a bordo di unità navali, ovvero su mezzi o in infrastrutture militari nei quali era documentalmente presente amianto».

Lo stesso diritto è riconosciuto anche ai dipendenti del Ministero dell’Interno, nei termini evidenziati nell’atto del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Polizia di Stato e corpi equiparati).

«In aggiunta a queste norme – ha proseguito la dottoressa Astore – è interessante seguire l’intesa firmata tra INAIL e Ministero della Difesa per la promozione di soluzioni in materia di sicurezza e prevenzione a favore dei lavoratori delle Forze armate – ha detto -. L’attenzione dell’intesa si concentra, in particolare, sui rischi da esposizione alle fibre di amianto aerodisperse negli ambienti, nei siti e negli aeromobili in dotazione».

«Come si legge in una nota dell’INAIL – ha evidenziato la specialista – la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori costituisce attualmente uno degli ambiti più rilevanti delle politiche sociali europee, come confermato dal nuovo quadro strategico in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2014-2020, nel quale sono state individuate tra le principali sfide e obiettivi per l’Ue il miglioramento della prevenzione delle malattie legate al lavoro affrontando i rischi attuali ed emergenti, con particolare attenzione alle patologie causate dall’amianto».

L’accordo ha la finalità di sperimentare soluzioni pratiche in materia di prevenzione che contribuiscano a diffondere la cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Una materia delicata, insomma, quella dell’amianto e delle forme di riconoscimento per gli appartenenti alle Forze Armate: un argomento per il quale «a tutti gli iscritti al sito GrNet.it – ha concluso la dottoressa Astore – offro la mia disponibilità, insieme ai miei professionisti, di un contatto finalizzato alla conoscenza del problema e al possibile raggiungimento dei benefici ad esso annessi».

Per contattare gratuitamente la dottoressa Lucia Astore, gli interessati possono registrarsi al forum di «GrNet.it»  ed entrare nella sezione «Il medico legale risponde». 

La complessa normativa che regola la materia relativa all’asbesto è consultabile al seguente link: «Normativa per il riconoscimento delle vittime dell’amianto quali vittime del dovere».

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.