Assenteismo record alla Camera: mancano sempre almeno in 100

banchi-vuotiI banchi vuoti hanno penalizzato sia maggioranza che opposizione. Roma, 8 mag (di Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano) – Due della Lega e cinque del Pdl. Un paio di ministri e tre sottosegretari. Più qualche decina di parlamentari dell’opposizione. In tutto, giovedì a Montecitorio, si contavano una sessantina di persone. Eppure in Aula a parlare c’era il ministro Tremonti a spiegare la nuova manovra anticrisi, davanti alla tragica situazione della Grecia. Ma la settimana parlamentare finisce presto, e poi non c’era nemmeno da votare. Tutti a casa, dunque. Ma al di là della penosa immagine dipinta dai nostri rappresentanti due giorni fa, non è che nel resto delle giornate lo spettacolo sia molto più rassicurante. Deputati e senatori molto spesso sono chiamati a ratificare decisioni già prese altrove: da quando è in carica, il governo ha emanato 351 atti, tra disegni di legge, decreti legge e decreti legislativi, e ha posto 32 volte la questione di fiducia. Ma spesso, a pesare sui lavori dell’Aula, sono le assenze   e le missioni. Esaminando i voti chiave di questa legislatura, non si può non notare che sono solo tre i casi in cui si sono registrate presenze record. Lodo Alfano, processo breve e legittimo impedimento. Praticamente tutti   seduti al proprio posto il 10 marzo scorso quando al Senato c’è il voto definitivo sulla legge che consente a premier e ministri di non presentarsi alle udienze: solo 16 gli assenti su 315, solo 7 in missione istituzionale. Numeri   quasi identici a quelli del 20 gennaio: solo 16 gli scranni vuoti a palazzo Madama, 10 i senatori giustificati. Tutto esaurito anche al voto sul lodo Alfano: nonostante fosse il 22 luglio (del 2008), e per giunta giovedì,   mancano all’appello solo 13 senatori, più i 3 in missione. C’è da impallidire di fronte alla media di assenti – giustificati o no – che alla Camera raramente scende sotto il centinaio e anche al Senato capita sfiori le tre cifre: a votare   la legge sulla Protezione civile, mancavano 45 senatori, mentre 29 erano in missione. Per il milleproroghe, non si sono presentati in 55 e altri 29 erano giustificati. Per il pacchetto sicurezza, mancavano in 25 mentre 12 erano impegnati altrove. Ma è soprattutto alla Camera che le assenze pesano. Più di una volta sono state determinanti nel (non) mandare sotto la maggioranza. L’occasione persa più tristemente nota è quella dello scudo fiscale, ottobre 2009: dei 630 deputati, 70 erano assenti (più i 37 in missione). Ventitré sono del Pd: se fossero stati in Aula, la legge che consente il rientro dei capitali dall’estero non sarebbe stata approvata.   Anche la conversione in legge del decreto sul terremoto in Abruzzo se la sarebbe vista brutta senza gli assenti: il sì è arrivato per soli 35 voti di scarto. Settantacinque gli scranni vuoti, più i 58 deputati in missione: i 27 Pd assenti, i due dell’Italia dei Valori, i 6 dell’Udc (che votò contro) e un paio del gruppo misto avrebbero mandato sotto la maggioranza. Idem il milleproroghe approvato il 25 febbraio scorso dal Senato: anche qui solo   35 voti di differenza, 23 assenti nel Pd, 7 nell’Idv, altrettanti nel gruppo misto, 4 nell’Udc. Maggioranza sotto, anche senza l’aiuto del misto, anche sulla cosiddetta legge anti-fannulloni. Peccato che qualche fannullone ci fosse anche tra chi la doveva bocciare: 92 i voti di scarto con cui venne approvata il 12 febbraio 2009. Calcolatrice alla mano, sommando i 67 assenti del Pd, i 13 dell’Idv e i 14 Udc, oggi non sarebbe legge. Devono essersene resi conto, visto che al voto definitivo, due settimane dopo in Senato, non si sono presentati proprio: presenti 156, assenti 148, favorevoli 154. E il ministro Brunetta festeggia. La scena si ripete il 6 aprile 2009: vero che eravamo in piena emergenza a l’Aquila, ma 141 assenti al voto su una legge anticrisi sono un po’ troppi. Anche qui la legge passa per 54 voti: solo nel Pd mancavano in 60. Più di 120 assenti (tra giustificati e non) anche al voto sulla riforma Gelmini dell’Università: passa per 85 voti   , e anche al completo l’opposizione non avrebbe potuto fare nulla. Assenze pesanti anche il 29 aprile scorso: la “legge salva-Eutelia” che prevedeva il pagamento degli stipendi non percepiti grazie ad anticipi del Tfr non è passata per sei voti: dodici gli assenti nell’opposizione, 6 del Pd e 6 dell’Italia dei Valori. Capita però che sia la maggioranza a metterci del suo: in questa legislatura, 58 volte. Si parla di 23 ordini del giorno, cinque mozioni, 22 emendamenti e otto articoli di legge: praticamente tutti respinti a causa delle assenze nella maggioranza. Come è successo con la conversione del decreto salvaliste: 38 assenti e il decreto decade, anche se poi, il Pd si è presentato compatto in Aula a votare la leggina salva effetti. Anche la settimana scorsa un emendamento al collegato Lavoro presentato dal Pd è stato approvato “per colpa” dei 50 banchi vuoti del Pdl. Volendo, presenziando, qualche affondo si può fare. ico_commenti Commenta
Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.