Yemen, Usa verso il raid: pronte Quinta flotta e la base di Gibuti

VflottaRoma, 30 dic – Gli Stati Uniti stanno pensando a un’azione militare contro i terroristi di al Qaeda nello Yemen del nord, per scongiurare futuri rischi contro il loro territorio nazionale e gli interessi americani nel mondo, a seguito del fallito attentato a Natale sul volo Delta per Detroit. La notizia è stata riportata dalla Cnn, che ha citato fonti riservate dell’amministrazione Obama secondo le quali l’intelligence e i militari Usa stanno lavorando con i colleghi di Sana’a per individuare gli obiettivi da colpire. I piani dell’offensiva sono già pronti. Le azioni, se ci saranno avverranno via mare e via terra. Con le navi verranno neutralizzati i bersagli più grandi e pericolosi. Poi i militari si occuperanno di “bonificare” definitivamente l’area. Sul primo fronte a intervenire saranno gli Stati Uniti con i missili navali. Nell’area, infatti, è schierata la Quinta flotta della US Navy, di base in Bahrein, dotata dei missili Cruise, in grado di colpire gli obiettivi da lunga distanza. Per quanto riguarda le operazioni “via terra”, invece, a muovere saranno prevalentemente i commandos di Sana’a, che effettueranno operazioni chirurgiche per catturare elementi chiave dei terroristi e per segnalare alle navi le coordinate esatte dei bersagli da colpire. Gli incursori, comunque, saranno supportati da consiglieri militari americani. Si tratta di elementi delle forze speciali Usa, che si trovano nello Yemen dall’inizio del 2002, quando fu aperto a Sana’a un ufficio del Centcom (il Comando centrale americano che sovrintende tutte le missioni all’estero). Nella struttura furono dislocati circa 600 istruttori per addestrare l’esercito yemenita e in particolare i commandos, alle operazioni

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Elicottero “Sea Stallion” nella base americana di Camp Lemonier a Gibuti

antiterrorismo. A supporto delle forze in campo, inoltre, ci sarà anche la base americana di Camp Lemonier a Gibuti, nella quale sono schierati circa 1.800 militari tra esercito, marina, marines e aeronautica. La struttura è anche quartier generale della Task force combinata “Corno d’Africa” (Cjtf-Hoa), che gestisce le operazioni nell’area, e parte dell’Africom (il Comando che sovrintende le missioni Usa in Africa). Di conseguenza, è probabile che il quartier generale dell’operazione sia dislocato proprio a Gibuti. Parallelamente, ci potrebbero essere due strutture di comando dipendenti. Una per le manovra via mare, a bordo di una delle navi della Quinta flotta e l’altra a Sana’a, congiunta con l’intelligence e l’esercito yemenita. L’azione militare contro il nord dello Yemen per ora non trova conferme ufficiali, ma nemmeno smentite. L’opzione porterebbe due vantaggi rilevanti. Da una parte verrebbe indebolita notevolmente la capacità operativa di al Qaeda, non solo nell’area, ma in tutto il mondo. La rete terroristica, infatti, usa lo Yemen come paese principale dove far transitare i suoi miliziani verso gli scenari delle “guerre sante”. Questi vengono addestrati in Somalia e poi inviati in Iraq, Afghanistan e Asia; di conseguenza, neutralizzare le basi ridurrebbe drasticamente la capacità di “proiezione” della formazione. Dall’altra, attaccando al Qaeda si colpirebbero anche le forze di Al Houti, che da più di cinque mesi si scontrano violentemente contro l’esercito regolare nel nord dello Yemen e in particolare a Sa’ada e nella provincia di Amran (soprattutto nell’area di Harf Sufyan intorno alla Montagna Nera). La situazione della sicurezza è sempre più allarmante nei distretti di Khaiwan e Houth. Tanto che, come denunciano le agenzie delle nazioni Unite, sono in aumento gli sfollati a seguito dei violenti e prolungati scontri”. Peraltro, almeno per gli Usa, le manovre sarebbero a costo “quasi zero” e in grado di cominciare da subito, in quanto le forze sono già presenti sul luogo. (Velino)Aggiungi un commento

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