Tribunali Militari: Diana, per carenza di organico impossibile fare i processi

tribunale1Reato di diserzione ancora presente nonostante la sospensione della leva. Roma, 18 feb. – “Per la giustizia militare con un organico sulla carta, di appena 58 magistrati non tarderà il momento in cui non sarà fisicamente possibile celebrare un processo per mancanza di magistrati compatibili. E’ quanto denuncia il presidente della Corte Militare d’Appello, Vito Nicolò Diana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che si è svolta questa mattina a Roma, alla presenza del sottosegretario alla Difesa, Giuseppe Cossiga.
“Nel 2009 – ha sottolineato il presidente Diana – la giustizia militare, superata la prima fase di assestamento, ha operato strutturalmente secondo la nuova articolazione definita dalla legge del 2007 e cioè con soli tre Tribunali militari di prima istanza ed una Corte d’Appello disponendo di una dotazione organica, non sempre effettiva, di 58 magistrati militari. Il tutto motivato dall’esigenza di un contenimento di costi e di un adegamento delle risorse ai carichi di lavoro, contenimento dall’incerto ammontare a cui ha fatto da contraltare una serie di problematiche relative alla necessita’ di trasferire d’autorità il personale”.
“La magistratura militare – ha detto ancora il presidente Diana – si è trovata progressivamente svuotata delle sue competenze originarie per il convergere di due strategie: la prima è la smilitarizzazione dei Corpi armati dello Stato e la seconda è la strategia di ridurre la fattispecie di diritto penale e militare”.
Per il presidente Diana “è necessaria una riformulazione dell’art.103 della Costituzione” per chiarire le competenze dei Tribunali militari. Secondo il presidente della Corte Militare d’Appello, la magistratura militare “pur prevista in Costituzione è sottoutilizzata e sostanzialmente delegittimata e che può far pensare ad una vettura gran turismo, dotata di tutti i dispositivi di sicurezza, tecnicamente accessoriata, e pur tuttavia destinata a circolare in un cortile”.

Ancora reati di diserzione nonostante la sospensione della leva. Tra i militari italiani è ancora presente il reato di diserzione nonostante la sospensione della leva obbligatoria. “Una certa sorpresa – ha detto nel corso della sua relazione Vito Nicolò Diana – è costituita dalla persistenza dei reati di diserzione che, stante la nuova configurazione professionale dello strumento militare, ci si aspettava scomparissero quasi del tutto. Proprio per il carattere professionale delle nostre Forze Armate detta figura delittuosa, il che è ragione di qualche allarme, alle complementari fattispecie della simulazione di infermità e truffa”.

Tra gli altri reati sottolineati dal presidente della Corte Militare d’Appello, il peculato, la truffa, abuso di autorità e insubordinazione con minaccia o ingiuria.

In base alle denunce ricevute dalle tre Procure militari (Roma, Verona e Napoli) nel corso del 2009 c’è un elevato numero di “furto militare”, il 23% del totale.
Secondo quanto riferito dal procuratore generale militare presso la Corte Militare d’Appello, Fabrizio Fabretti, è consistente anche il numero dei reati di danneggiamento colposo di cose mobili militari. Il reato di assenza dal servizio, come la diserzione e l’allontanamento illecito ha una percentuale del 2,5% a Roma, del 9% a Verona e del 13,5% a Napoli. Dalla relazione del procuratore generale militare, Fabretti, emerge anche un significativo numero di truffe ai danni dell’amministrazione militare, con percentuale che va dal 6 all’8% dei procedimenti. Il reato di peculato militare ha invece una percentuale del 2% sul totale.
La Procura Militare di Napoli ha registrato inoltre il reato di collusione in contrabbando e quello di peculato militare ai danni di militari della Guardia di Finanza. Sono il 2,5% i reati di lesione personale e sempre il 2,5% i reati di diffamazione, il reato di insubordinazione rappresenta il 3,5% e quello di abuso di autorità il 4,2%.
Nel corso del 2009, agli uffici del Gip e del Gp dei tribunali militari, sono giunti 1922 fascicoli e ne sono stati esauriti 1.833. “Il carico dei procedimenti pendenti – ha detto il presidente della Corte Militare d’Appello, Diana, è quindi aumentato da 263 a 352. I Tribunali militari a fronte di 173 procedimenti ricenuti ne hanno esaurito 181 riducendo il carico dei processi pendenti da 151 a 143. La Corte Militare d’Appello ha trattato 139 processi, avendone ricevuti 87, riducendo il carico dei processi pendenti da 88 a 36”.
“Per quanto riguarda la Corte Militare d’Appello – ha detto il presidente Diana – devo denunciare la grave situazione di sofferenza in cui versa l’ufficio che dirigo e ciò per il combinarsi infelice di due cause: da un lato la concentrazione sulla sola Corte di Roma del carico di Roma e dall’altro per il progressivo ridursi del personale amministrativo e di cancellaria per eventi di natura ordinaria come il pensionamento anticipato, ma anche per applicazione presso altri organismi della giustizia ordinaria. (AGI)

Serve un terzo codice militare oltre a quelli di pace e di guerra: per le missioni internazionali di “peace-keeping” e “peace-enforcing”. “E’ necessario superare l’alternativa Codice di pace-Codice di guerra mediante l’introduzione di un ulteriore terzo Codice penale militare, relativo alle missioni all’estero per la partecipazione ad operazioni internazionali” dice Vito Nicolo’ Diana. “In tale Codice, – continua Diana – che sarebbe complementare a quello di pace ma del tutto autonomo da quello di guerra, dovrebbero essere inserite sia le norme poste a tutela degli interessi protetti dal diritto internazionale umanitario, con l’adeguamento della legislazione penale italiana alle convenzioni internazionali in tema di crimini di guerra; sia le norme che tutelano il servizio militare”.
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