Risarcimenti e indennizzi ai militari: la confusione regna sovrana fra leggi, decreti e pareri contrapposti

soldato_piangeMa a farne le spese è sempre il personale. Roma, 14 apr – (di Maria Lina Veca) La confusione regna sovrana: con una lettera del 23.10.2009 la Dott. Diana Agosti, Capo Dipartimento del Segretariato Generale per il Coordinamento Amministrativo presso la Presidenza del Consiglio (…prendere fiato prima di leggere per intero la roboante sigla, meglio nota con l’acronimo DICA) rispondendo a Falco Accame che chiedeva conto – per l’ennesima volta – delle disparità di trattamento per i militari aventi diritto a risarcimento, facendosi dunque interprete di quanto sostenuto dal Ministero della Difesa, scriveva che “le provvidenze sono attribuite ai superstiti sia del personale di leva sia del personale volontario”.
 
Ma, come Accame, nella sua qualità di Presidente ANAVAFAF, sostiene da anni risulta, al contrario, che le provvidenze  non sono state elargite a personale volontario.
Partendo dal 1° gennaio 69, come data da cui devono essere concessi i risarcimenti secondo la L. 280/91, si tratta di migliaia di casi.
La non attribuzione della provvidenza di cui sopra a personale volontario dipende dal fatto che il Ministero della Difesa ha affermato (risposta fornita il 3 febbraio 2004 dal Ministro della Difesa, pro tempore, al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dott. Gianni Letta che: “La Legge 308/81 si applica nei confronti di militari non legati da stabile rapporto con l’Amministrazione Militare (militari di leva, allievi di scuole militari, ecc. comunque deceduti  durante il periodo di servizio)”.
Il che è sicuramente ERRATO, come ha avuto modo di specificare il Consiglio di Stato nonché la 1°  Commissione Affari Costituzionali della Camera.
Ma è in totale contrasto con la stessa denominazione della legge, la quale recita: “Norme in favore dei militari di leva E DI CARRIERA”.
Del resto il Consiglio di Stato ha rilevato che “secondo il Ministero della Difesa non rientrano tra i destinatari del beneficio i militari in servizio permanente”.
Anche nella risposta fornita dal Ministero della Difesa (Previmil) in data 5 giugno 2006, prot. n. M_D/GPREV/1/1^/1000/280/91, in relazione ai quesiti posti dall’Anavafaf in materia di speciale elargizione, si afferma che: “Nel terzo caso (art. 6 comma 3), il beneficio economico è invece attribuito in caso di evento dannoso occorso a carico di militari di leva o richiamati, di allievi delle scuole militari o di militari volontari o trattenuti (con esclusione pertanto dei militari in servizio permanente e di complemento)”.
Siamo nel paradosso e come sottolinea Accame, paradosso nel paradosso è che, in risposta ad alcune interrogazioni parlamentari, come quelle dell’On. Minniti e altri (5-04868), e della senatrice De Zelueta (5-00187) il Ministero della Difesa ha affermato l’esatto opposto di quanto sopra riportato sostenendo che le provvidenze debbono essere concesse anche a personale volontario . E mi pare di capire, da quanto lei scrive nella sua lettera del 23.10.2009, che anche in questa circostanza il Ministero Difesa affermi che le provvidenze spettano anche ai volontari. Dunque, di nuovo, l’esatto opposto di quanto era stato sostenuto nella risposta su citata al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Contraddizioni e paradossi: ma chi ne fa le spese sono esseri umani e, in più, esseri umani che hanno subito un danno.
Accame ci ha fornito alcuni tragici esempi.
 
Cominciamo con un caso del 1977, quello del Maresciallo Cimarelli.
  Alla vedova del maresciallo non era stata concessa la speciale elargizione per il fatto che il maresciallo era un volontario e quindi non faceva parte del personale di leva. La speciale elargizione venne invece concessa all’autista, militare di leva, che era alla guida del veicolo. La vedova fece ricorso al TAR della Lombardia e il TAR della Lombardia dette ragione alla vedova e torto al Ministero della Difesa.
Nella sentenza del TAR del 10.01.2009, si legge che “viene accertato il diritto dei ricorrenti a ottenere la speciale elargizione di cui all’Art. 6 comma 3 della Legge 308/81 con gli interessi legali dalla data del provvedimento impugnato fino al saldo”. Nella sentenza si legge anche che, in relazione al fatto per il quale era stata concessa la speciale elargizione nel caso dell’autista (aviere di leva) deceduto nello stesso incidente del maresciallo che “il diverso trattamento dei ricorrenti rispetto ai familiari del militare di leva deceduto assieme al maresciallo Cimarelli implicherebbe una discriminazione non giustificabile tra due eventi di identica natura originati dal medesimo fatto storico e solleverebbe quindi il sospetto di irragionevolezza nella normativa”.
Il Ministero della Difesa non aveva tenuto conto del cosiddetto “errore della virgola” per cui nell’elenco dei destinatari della Legge 280/91 erano stati esclusi i volontari. Da notare che l’”errore della virgola” è stato riconosciuto, come ho avuto modo di farle presente in precedenti lettere, sia dal Consiglio di Stato, sia dalla 1^ Commissione Affari Costituzionali della Camera, sia dallo stesso Ministero della Difesa, ad esempio nelle citate risposte alle interrogazioni Minniti e De Zelueta. Quanto al fatto che di grave errore (sia pure dovuto ad errata trascrizione, ma sfuggito completamente all’attenzione sia della Camera che del Senato) si tratti, basta menzionare la circostanza per cui viene introdotta una categoria di personale che non esiste né può esistere, e cioè la “categoria degli allievi volontari o trattenuti”.
Peraltro da quanto ho appreso recentemente il Ministero della Difesa ha fatto ricorso  contro la sentenza del TAR della Lombardia affermando, suppongo, che in base alla sua interpretazione  della Legge 280/91, la provvidenza spetta solo al personale di leva. Se le cose stanno così, ha riaffermato la sua volontà di non concedere la “speciale elargizione” al personale volontario, così come aveva dichiarato nella citata risposta al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del 3 febbraio 2004 e in contrasto a quanto aveva sostenuto nella risposta alle succitate interrogazioni parlamentari.
 
Passiamo poi ad un carabiniere:
 
Il caso del carabiniere Oronzo Causio
Il TAR della Puglia per il caso (1998) del carabiniere Oronzo Causio, con sentenza del 23 marzo 2007: “Dichiara il diritto dei ricorrenti alla speciale elargizione di cui all’Art.6 comma 3 della Legge N° 308/1981 maggiorata degli interessi legali e condanna l’Amministrazione resistente al relativo pagamento secondo quanto indicato in motivazione”.
C’è da chiedersi (e chiedo a lei nel caso ne sia a conoscenza) se sono stati presi provvedimenti nei riguardi di chi, per errore di valutazione, ha fatto sostenere degli oneri indebiti alla Amministrazione nonché dei gravi danni alla famiglia della vittima.
 
E ancora:Il caso del capitano Ubaldo Caldera 
 A conferma di quanto sopra è anche quanto risulta circa il caso del capitano Ubaldo Caldera (1971). Il capitano, come le ho in precedenza esposto, era perito in un incidente di volo mentre faceva l’istruttore ad un allievo pilota. Dunque il capitano era perito “in attività di servizio per effetto di ferite e lesioni causate da eventi di natura violenta (e certo lo sfracellarsi al suolo di un aereo è un evento di natura violenta) riportate nell’adempimento dei servizio”. La Legge 308/81 all’art. 6 afferma a questo proposito che viene “corrisposta una speciale elargizione…”. Ma alla vedova del maresciallo la speciale elargizione non è stata concessa, in un primo tempo sostenendo che si trattava di un volontario (cioè di personale non di leva) in un secondo tempo sostenendo che la decorrenza dei risarcimenti per i volontari è dal 1979 e non dal 1969. Ma si dimentica il fatto che sia la esclusione dei volontari dai risarcimenti, sia l’esclusione dei risarcimenti dalla data del 1° gennaio 69 dipendono dal sopra citato “errore della virgola”. Infatti nella L. 280/91 non figurano per errore i volontari e quindi in virtù dello stesso errore i volontari sono esclusi dalla data di decorrenza dei risarcimenti dal 1° gennaio 1969. Ma se si ammette l’esistenza dell’errore, debbono essere inclusi nei risarcimenti i volontari e la data di decorrenza deve essere quella del 1° gennaio 1969.  
A maggior precisazione, quanto alla data del 69 è del resto assolutamente ovvio che la Legge 280/91, così come non poteva stabilire una differenziazione tra personale di leva e personale volontario per la violazione dell’art.3 della Costituzione, non poteva certamente, per gli stessi motivi, introdurre una differenziazione nella data di decorrenza dei risarcimenti. Da osservare che l’anticipo nella data di decorrenza, di 10 anni (previsto dalla legge 280/91) rispetto alla data del 1979 (originariamente stabilita dalla legge 308/81) derivò dalla prassi vigente in materia.
Circa il caso Caldera è bene tenere presente che l’ufficiale, come istruttore di volo, ha effettuato una attività che comporta non indifferenti  rischi. Il che si evince anche dal recente analogo incidente avvenuto a Pisa per un aereo della 46ma Aero Brigata caduto, mentre il pilota istruiva un allievo.
Una notazione finale sui casi Cimarelli e Caldera sopra menzionati: il primo caso risale ad oltre 30 anni fa, il secondo a circa 40 anni fa. Mi chiedo se è ammissibile che  questioni come queste, che avrebbero dovuto trovare una risposta nel termine di un mese o due mesi,  possano considerarsi ancora oggi irrisolte a decine e decine di anni di distanza.
 
Il caso del sergente Alessandro Teodori
Facciamo ora un accenno al caso del sergente Alessandro Teodori deceduto il 14.5.94 per un colpo di arma da fuoco (situazione in questo senso analoga a quella del caso del carabiniere Oronzo Causio). Il sergente Teodori svolgeva attività di vigilanza alle strutture militari e precisamente alla polveriera di Cascina Michelona dell’Aeronautica Militare. La sua attività consisteva nel comando della guardia addetta alla polveriera.
In un primo tempo venne negata la “speciale elargizione” nel caso del sergente Teodori, perché volontario. In seguito a risposta a successive richieste vennero fornite motivazioni differenti.
Comunque la “speciale elargizione” doveva essere concessa perché:
1) Il compito affidato al sergente era, come si è detto, di vigilanza a una struttura militare, tra    l’altro una vigilanza ad alto rischio. perché riguardava una polveriera.
2) Il sergente si trovava nella condizione di “in permanenza di servizio”.
3) La morte è stata causata da ferite provocate da arma da fuoco nell’adempimento del servizio (Art. 6 della legge 308/81).
4)  Il sergente si trovava nella condizione di dover essere considerato come “vittima del dovere” in quanto svolgeva compito di vigilanza ad una infrastruttura, ciò tenuto conto dell’Art. 5 della legge 308/81, nonché del comma 563 dell’Art. 1 della legge 262/2005. La speciale elargizione fa parte dei benefici previsti per le “vittime del dovere”.
 
Ritengo quindi errata la valutazione espressa dal ministro della Difesa pro tempore in relazione alla interrogazione a risposta scritta del senatore Malabarba N° 4-0078, secondo cui “il beneficio economico non spettava all’interessato al momento dell’evento dannoso perché “trovandosi libero dal servizio – posizione giudicata assimilabile a quella del permesso – non poteva essere considerato destinatario della norma in questione”.
Ma è da ritenersi errato che la posizione di “libero dal servizio” sia assimilabile a quella del “permesso”. Chi è “libero dal servizio” (cioè non sta svolgendo una specifica attività comandata ma si trova ad esempio in un periodo di riposto tra due turni di guardia (tra l’altro pronto ad essere comunque immediatamente richiamato ad effettuare la guardia), rientra  nella condizione di “in permanenza di servizio”.
La legge esclude solo da questa condizione chi è in permesso (e per questa condizione occorre un foglio firmato dal Comando che gli consente di assentarsi dalla caserma) e di licenza che richiede analoghi documenti. La equiparazione tra tempo libero e permesso appare del tutto arbitraria. La legge 308 stabilisce che per poter avere diritto alla speciale elargizione occorre che sussista la condizione di “causa di servizio” oppure quella di “in permanenza di servizio”. E sicuramente questa seconda condizione esisteva nel caso del sergente Teodori.
Del resto se le cose stanno come affermato dal Ministero della Difesa non avrebbe dovuto essere stata concessa la speciale elargizione ad esempio per il caso delle vittime di Nassirya. Infatti la maggior parte delle quali si trovava nella condizione di “tempo libero” (era impegnato nella vestizione, nell’igiene personale e simili, e non stavano svolgendo una “attività comandata”).
Potremmo citare anche di casi di attribuzione della speciale elargizione per personale che si trovava in tempo libero, come il caso dell’alpino Roberto Garro e dei suoi commilitoni che perirono in un incidente stradale, appunto durante il tempo libero (si trovavano in franchigia). Essi comunque erano da considerarsi nella condizione di “permanenza in servizio”.
La questione del resto è stata ampiamente chiarita dal Consiglio di Stato nella adunanza della Sezione III del 16 luglio 1992.
E’ da considerarsi errata anche la risposta alla istanza del 10.8.2006 avanzata dalla madre del sergente. In questa risposta si afferma che l’art. 6 della legge 308/81 prevede la concessione di una speciale elargizione a favore dei familiari in servizio permanente delle Forze Armate deceduti in attività di servizio per diretto effetto di ferite o lesioni causate da eventi di natura violenta, riportate nell’adempimento del servizio.
Il sergente Teodori si trovava nella condizione di “in permanenza di servizio” quando fu colpito dall’arma da fuoco, e perciò il suo caso rientra in quanto stabilito dall’Art.1 della legge 308/81 in cui si stabilisce, come sopra accennato, che la condizione di “in permanenza in servizio” è tale da comportare l’attribuzione della speciale elargizione.
E’ da precisare che non è stato scoperto chi ha usato l’arma, ma anche se si fosse trattato di un caso di suicidio la speciale elargizione avrebbe dovuto essere stata concessa perché ciò è stato tra l’altro oggetto di indagine del Consiglio di Stato (adunanza della Sezione III del 16 giugno 92 che chiarisce che il risarcimento è dovuto anche per i decessi imputabili a “dolo” o “colpa grave”. Viene menzionato anche il caso di suicidio. Il Consiglio di Stato menziona infatti i decessi avvenuti per suicidio e anche per infermità non attinenti al servizio, ma che si sono manifestate o aggiunte durante il servizio.
Del resto che il risarcimento spetti anche per suicidio è provato ad esempio dal caso del militare Andrea Oggiano (un caso di cui l’Anavafaf sollecitò l’esame). Il militare Andrea Oggiano si suicidò gettandosi sotto il treno a Chiavari per il timore di rientrare nella caserma di Livorno dove veniva sottoposto a pesanti atti di nonnismo. Anche in altri casi di non militari, come i casi dei Vigili del Fuoco Enrico Zaccheddu e Daniele Pavone, si è provveduto ai risarcimenti .

E veniamo infine ad un caso che Accame ci segnala come particolarmente vergognoso e significativo dell’incapacità di dare certezze e giustizia alle persone che alla legge e alle istituzioni si rivolgono:
Il caso del capitano Antonino Caruso. 
Questo caso riguarda un militare, il capitano Antonino Caruso, della Folgore, successivamente passato alle dipendenze della Presidenza del Consiglio, caso che è stato oggetto anche di precedenti lettere. Ai superstiti del capitano avrebbe dovuto essere stata concessa la speciale elargizione mentre è stato affermato (DOPO BEN 11 ANNI) che non sussisteva la condizione della “causa di servizio”.
E’ da precisare intanto che non è affatto necessario che sia riconosciuta l’esistenza di una causa di servizio per poter concedere la speciale elargizione. Ciò in quanto la Legge 308/81 sostiene che è sufficiente che sia dimostrata la condizione della “permanenza in servizio”. Infatti all’Art.1 si legge che “sono destinatari delle norme di cui alla presente legge” i militari che “subiscano PER CAUSA DI SERVIZIO O DURANTE IL PERIODO DI SERVIZIO un evento dannoso che ne provochi la morte o che comporti una menomazione della integrità fisica ascrivibile ad una delle categorie di cui alla tabella A o alla tabella B”.  Il capitano Caruso era certamente nella condizione di “in permanenza di servizio”, condizione sufficiente perché gli venisse concessa la speciale elargizione.
Il capitano si è ammalato di un tumore (gliobastoma) e questa infermità rientra tra quelle prese in considerazione nelle predette tabelle. Quindi doveva essere concessa la “speciale elargizione”. Invece due valutazioni della Commissione di verifica alle dipendenze del Ministero Del Tesoro hanno sostenuto che non sussisteva la condizione della “causa di servizio” (ciò, per inciso, a diversità dei quanto accaduto per un analogo caso di tumore (gliobastoma), che ha provocato la morte del capitano Grimaldi).
Ma i comitati di verifica hanno basato il loro giudizio su uno stato di servizio del tutto incompleto del capitano Caruso limitato solo, almeno a quanto è dato conoscere, a tre mesi , mentre è da ritenersi che i comitati di verifica non avrebbero dovuto procedere se non fossero stati in possesso dell’intero stato di servizio. Quanto meno lo stato di servizio riguardante gli ultimi 10 anni. Ciò tenuto conto che stavano esaminando un caso di tumore e che per i tumori esistono tempi di latenza anche di circa 10 anni rispetto al momento dell’apparizione del tumore stesso.
Ma a parte questo la “speciale elargizione” avrebbe dovuto essere stata concessa ai superstiti del capitano Caruso in quanto egli avrebbe dovuto essere stato considerato come “vittima del dovere”. E alle “vittime del dovere” compete non solo la “speciale elargizione” ma tutta una serie di ulteriori benefici. La condizione di vittima del dovere avrebbe dovuto essergli stata attribuita ai sensi dell’Art.1 comma 563 della Legge N° 262/2005 in quanto egli aveva svolto attività che addirittura (caso forse eccezionale) rispondevano non solo ad uno, ma a tutti i sei i requisiti previsti da tale legge.
Infatti il capitano Caruso in Somalia (dove si ammalò) aveva svolto:
a) azioni di contrasto alla criminalità locale;
b) svolgimento di servizi di ordine pubblico;
c) vigilanza ad infrastrutture civili e militari (con un blitz di paracadutisti aveva addirittura liberato l’ambasciata italiana a Mogadiscio);
d) operazioni di soccorso (aveva tra l’altro tolto dall’assedio il contingente pakistano con una operazione ad alto rischio);
e) aveva svolto attività di tutela della pubblica incolumità;
f) aveva operato in una zona colpita da armi all’uranio impoverito (e per di più senza misure di protezione)  

Per la sua attività il capitano Caruso aveva ricevuto una medaglia di bronzo, due elogi e due encomi. Doveva essere quindi considerato come VITTIMA DEL PIU’ DEL DOVERE!  Di chi sono le responsabilità di quanto è avvenuto? E per il fatto che ad oggi a più di 12 anni di distanza non vi sono stati riconosciuti i benefici dovuti e in particolare la iscrizione alla categoria delle “Vittime del dovere”.

Mancati risarcimenti nei casi di infermità

Abbiamo finora trattato di risarcimenti erroneamente non concessi a personale volontario. Ma il tema della erronea non concessione dei risarcimenti è legata anche alla motivazione della non sussistenza della “causa di servizio” considerata  come esclusiva condizione di concessione. E ciò mentre esiste anche la condizione della “continuità di servizio”. Altra causa di erronea non attribuzione è legata al fatto che in numerosi casi la speciale elargizione  non è stata concessa basandosi sul motivo che esisteva la condizione di infermità, ma non la condizione di ferimenti e lesioni, di cui alla L. 308/81.

Veniamo ora alla categoria dei mancati risarcimenti che sono derivati dalla affermazione secondo cui il risarcimento spetta solo per i casi di ferite e lesioni ma non per i casi di infermità. Ciò per il fatto che nella legge 308 all’Art. 6 si parla di “deceduti per diretto effetto di ferite o lesioni causate da eventi di natura violenta riportate nell’adempimento del servizio”. Ma non si citano i casi di infermità.
Si dimentica così che in malattie gravissime come i tumori , si verificano gravi lesioni interne nell’organismo umano e quindi queste malattie rientrano ovviamente nella categoria delle “lesioni”.
Le lesioni tumorali per uranio impoverito sono causate da eventi di natura violenta legate al fatto appunto di trovarsi esposti ad armi (che emanano nano particelle), come quelle all’uranio impoverito. Si è dimenticato inoltre che la stessa legge 308/81 nelle allegate tabelle A e B include appunto i tumori.
Le ho segnalato in precedenza numerosi casi di infermità in cui è stato rifiutato il risarcimento affermando che si trattava di casi di infermità e non di casi di ferite e lesioni. All’elevatissimo numero di casi sopra accennati nelle due categorie precedenti sono dunque da aggiungersi anche questi relativi alla condizione di infermità.

Adeguamento della cifra di 50 milioni di vecchie lire in relazione alla svalutazione della moneta
Nella citata risposta del Ministero della Difesa al Sottosegretario Gianni Letta  si fa cenno a “2.323 possibili beneficiari aventi titolo all’indennizzo ovvero alla cifra residua per coloro che lo hanno già ottenuto”.
E ciò richiama un altro problema. Nella Legge 308/81 si parla ancora di 50 milioni di vecchie lire come cifra del risarcimento, mentre “le lire” da un pezzo, non ci sono più e viene completamente trascurato l’adeguamento della somma per la svalutazione della moneta, dal 1981 ad oggi. Varie proposte di legge in questi anni hanno proposto un adeguamento. Nel caso delle vittime della vicenda di Nassirya la speciale elargizione è stata portata a 200.000 euro.
La questione dell’entità del risarcimento dovrebbe finalmente trovare una risposta. In proposito si osserva che nella citata lettera di Previmil del 5 giugno 2006 si affermano tre diverse cifre relative alla speciale elargizione: € 200.000 per caduti nell’adempimento del dovere, € 100.000 per deceduti in attività di servizio per effetto di ferite e lesioni, € 25.822,84 per deceduti durante il periodo di servizio.

Forse la grande confusione è anche nella definizione della categoria “vittime del dovere”. Sono proprio le condizioni stabilite nelle leggi 308/81, 466/80 e 262/2005 che debbono essere riviste perché includono solo alcune delle attività da considerarsi a maggior rischio, ma ne escludono molte altre altrettanto e più rischiose, come ad es. la bonifica dei campi minati, i pattugliamenti in aree sospette, la guardia a depositi (e in specie di munizioni), le operazioni subacquee in presenza di dispositivi anti-uomo e operazioni di artificieri,  e varie altre che dovrebbero essere oggetto di una appropriata individuazione e classificazione da parte delle Forze Armate, di Polizia, dei Vigili del Fuoco e da altri organismi chiamati in causa dalla Legge.
A proposito di paradossi, dice Accame: “Si può osservare che certamente è più a rischio un militare che disinnesca una bomba, che un militare che fa la guardia al monumento del milite ignoto a Roma!”
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