Nucleare, Verdi a Berlusconi: c’è un accordo militare con la Francia?

nucleare-verdiSit-in a Montecitorio per il 24° anniversario del disastro di Chernobyl. Roma, 26 apr. – Davanti a Montecitorio una nube si leva dalle sagome di due reattori nucleari. Ventiquattro anni e 200 mila morti dopo l’incidente atomico di Cernobyl, i Verdi manifestano davanti alla Camera per dire ancora una volta “no” al piano sul nucleare del governo.
Il presidente del movimento ambientalista Angelo Bonelli, insieme a un nutrito gruppo di militanti, illustra nel dettaglio la mappa del nucleare in Italia. Tredici i siti a rischio, da Montalto di Castro (Viterbo) a Caorso (Piacenza), a Trino Vercellese (Vercelli), Borgo Sabotino (Latina). C’e’ anche la piccola Cernobyl, a Garigliano (Caserta), cittadina al confine tra Lazio e Campania, “dove- spiega Bonelli- negli anni in cui funzionava la centrale, si sono verificati 4 incidenti nucleari che hanno portato il livello di radioattività a un livello tale che nella zona si sono verificati numerosi casi di ciclopismo tra i bambini”.
L’incidente più grave risale al 1976: la piena del fiume Garigliano penetrò nel locale sotterraneo della centrale, dove sono ancora oggi stoccate le scorie radioattive, e, ritirandosi, trascinò nel letto del fiume, nella campagna e nel mare, più di un milione di litri d’acqua contaminata dai radionuclidi provenienti dal sistema di purificazione delle acque del reattore. “Chiediamo all’agenzia sanitaria del Lazio- spiega Bonelli- di chiarire qual è stato l’impatto di quell’incidente, di avviare un’indagine epidemiologica, di fare una vera e propria operazione verita’”.
In piazza Montecitorio il “Sole che ride” ribadisce la propria totale contrarietà al ritorno al nucleare. “Tra le altre cose, è falso che la bolletta energetica diminuirà- aggiunge ancora Bonelli- ed anzi, come avviene in Francia, le centrali assorbiranno il 40% dell’acqua disponibile, determinando un forte impoverimento delle risorse idriche”.
Alle tante ragioni contro, i Verdi ne aggiungono una che può tuttavia essere chiarita dal Governo. Bonelli ha scritto una lettera al presidente del Consiglio per chiedere se “è vero o no che negli accordi stipulati con la Francia, il Governo italiano abbia sottoscritto un accordo riservato di cooperazione militare che prevede l’utilizzo del nucleare civile dal punto di vista militare in Italia”. In sostanza, chiedono i Verdi al premier: “L’Italia vuole costruire da sè le testate nucleari?”.


Senatori PD: “24 anni dopo Chernobyl il governo ripropone il bidone”
“Il governo Berlusconi, 24 anni dopo il disastro di Chernobyl, sta per imbarcare il Paese in una pericolosa avventura, quella del costosissimo ritorno al nucleare, una vera cuccagna per poche grandi imprese e un cappio al collo per i cittadini italiani che pagheranno di tasca loro miliardi di euro per vedere, forse, tra 15 anni il primo reattore nucleare francese funzionante sul suolo italiano”. Lo dicono i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. “Come ricorda Legambiente nel recente dossier “Epr: un reattore o un bidone”, dedicato al ritorno italiano al nucleare – proseguono i due senatori ecodem – gli italiani stanno per sovvenzionare dei reattori Epr che vengono spacciati come di terza generazione avanzata, ma che non sono altro che l’evoluzione più recente dei reattori di seconda

Chernobyl

Nucleare, 23 anni fa la tragedia di Chernobyl (foto ANSA)

generazione Pwr, realizzati negli anni ’60. Nel mondo sono in costruzione quattro impianti del tipo Epr. Oltre al sito di Flamanville in Francia, c’è il finlandese Olkiluoto da 1.600 Mwe, in costruzione dal 2005 con un ritardo di avanzamento dei lavori di 3 anni e costi lievitati a 5,5 miliardi di euro.
Gli altri sono i due cinesi di Taishan, da 1.660 Mwe ciascuno, per un contratto previsto in 8 miliardi di euro. Non è un caso che l’Areva, l’impresa pubblica francese costruttrice del reattore, prima di riuscire a piazzare la sua tecnologia in Italia abbia incassato negli ultimi anni rifiuti in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Canada, agli Emirati Arabi. E’ dunque più di un sospetto che l’Italia stia per acquistare un ‘bidone’. Altro problema irrisolto è la gestione delle scorie: per ora si cerca solo di allungare a 60 anni la vita dei reattori, in modo da affibbiare ai posteri l’onere della soluzione. Gli italiani, che hanno compreso come Chernobyl abbia ucciso e continui a uccidere, hanno giustamente paura del nucleare sotto casa. Lo sanno bene i governatori di centrodestra che hanno in ogni modo negato la costruzione delle centrali sui loro territori. Vedremo – concludono Ferrante e Della Seta – come spiegheranno ai cittadini l’uso della forza militare per la costruzione delle nuove centrali”. ico_commenti Commenta

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.