Difesa, attività premiale: dov’è la trasparenza?

muttleyRoma, 11 feb – Una problematica molto cara al mondo militare è quella delle ricompense. Invero, da un lato, fa piacere a qualunque militare vedersi pubblicamente riconosciuto che quanto ha fatto è stato notato e ha conseguito il significativo plauso ufficiale della scala gerarchica, specie in relazione ai positivi effetti per il resto della carriera militare che simili provvedimenti hanno. Dall’altro, vi sono gli alti comandi che, ben consapevoli delle conseguenze che elogi ed encomi (per non parlare di ricompense/medaglie di maggior portata) hanno sul personale, ne custodiscono il dominio con geloso possesso.
L’attività premiale, infatti, costituisce delicato ed efficace strumento di esercizio del governo del personale, in quanto suscettibile di
valorizzare, gratificare e motivare i militari ovvero creare sperequazioni e malumori sia per il suo intrinseco contenuto morale, sia per i riflessi che le ricompense possono avere, in prospettiva, sulla vita professionale e sulla progressione di carriera degli interessati.
Tuttavia, la formulazione e l’inoltro delle proposte di ricompensa a favore di singoli militari o di reparti (ricompense collettive) determinano l’avvio di un procedimento amministrativo volto alla valutazione della proposta e all’emissione di un provvedimento di concessione della ricompensa o di rigetto.
Considerato che:

  • un’oculata, attenta ed equa valorizzazione per premiare chi si è particolarmente distinto e per additarne il comportamento agli altri, a titolo di esempio e di emulazione, non può che portare benefici sia ai singoli interessati che all’Istituzione;
  • tali obiettivi non verrebbero in alcun modo compromessi dalla partecipazione al procedimento degli interessati, che anzi potrebbero fungere da ulteriore stimolo per una valutazione più completa ed equilibrata dei casi specifici, in modo da utilizzare con saggia e partecipata equità l’armonica gradualità di riconoscimenti previsti dalle norme, vivificando così il senso di responsabilità dei singoli ed esaltare la capacità operativa del collettivo;
  • l’iter procedimentale attualmente seguito, senza riferimento alla normativa che dovrebbe applicarsi1 , non fornisce alcuna tutela agli interessi legittimi del personale eventualmente meritevole;
  • il naturale controllo sulle valutazioni concernenti la problematica (cioè quello da parte della scala gerarchica fino ai superiori livelli) avviene solo a posteriori e quasi esclusivamente nei confronti delle proposte che abbiano avuto un esito positivo, mentre non vi sono concrete tutele per quelle cui non sia seguita una ricompensa;
  • l’inosservanza della disciplina di cui alla Legge 241/90 da parte dell’Amministrazione Militare, inoltre, è suscettibile di tradursi in un evidente vizio procedimentale (la violazione di legge), che può alimentare il contenzioso e determinare l’annullamento dei provvedimenti adottati (possibilità peraltro allo stato ingiustificatamente – se non arbitrariamente – resa limitata, atteso che l’inosservanza totale delle norme sulla trasparenza non consente agevolmente di individuare i termini entro cui e l’autorità a cui presentare il gravame, risalire alle motivazioni – ai sensi dell’art. 3 legge citata, e al responsabile del procedimento, e così via, specie quando il provvedimento non accolga la proposta);

appare singolare e anomala la mancata applicazione di principi sulla trasparenza amministrativa nel settore.
Invero, a differenza di altri procedimenti amministrativi e in particolare del procedimento disciplinare di cui alla Legge 382/78 e R.D.M., il procedimento volto all’attribuzione di ricompense e premi di cui all’art. 77 R.D.M. non è stato codificato in modo particolare da norme, bensì solo oggetto di circolari (abbastanza generiche) succedutesi nel tempo.
Probabilmente, al malinteso fine di non ingenerare negli interessati aspettative che a volte vengono deluse, le pratiche relative all’attività premiale vengono istruite in una cornice di riserbo, propria delle più delicate pratiche d’Ufficio, negando di fatto sia la trasparenza nella loro trattazione che la partecipazione al procedimento degli interessati, in antitesi alle disposizioni che disciplinano da diversi anni il procedimento amministrativo.
Infatti, le ricompense e premi, solitamente, vengono pubblicizzati solo al termine dell’istruttoria qualora abbiano avuto esito positivo, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale; mentre per molteplici ragioni, nel tempo e a seconda delle aree di impiego, vi sono diverse valutazioni di comportamenti e rendimenti analoghi, tanto da suscitare, talvolta, perplessità sulla discrezionalità o arbitrarietà dell’azione amministrativa nello specifico settore.
Si ritiene, invece, che anche nella disamina dei lodevoli comportamenti e particolari rendimenti in servizio dovrebbero trovare piena applicazione i principi e le norme previste dalla Legge 241/90 citata, specie per quanto attiene a:

  • la pubblicità e trasparenza dell’attività amministrativa;
  • le modalità e i termini entro cui deve concludersi il relativo procedimento amministrativo;
  • la motivazione del provvedimento e le possibilità di gravame avverso lo stesso;
  • la partecipazione degli interessati (con la comunicazione di avvio del procedimento, la possibilità di intervento nel procedimento e di presentare memorie e documenti, la facoltà di accesso ai documenti amministrativi, e così via);
  • l’obbligo di pubblicazione di cui all’art. 26 della Legge citata;

così come del resto ormai avviene per la maggior parte dei procedimenti amministrativi, compresi quelli volti ad accertare e sanzionare responsabilità disciplinari ai sensi della Legge 382/78 e R.D.M.
Quand’è che qualche illuminato comandante si porrà tale spinoso problema indicando una via che, in sintonia con i canoni costituzionali e legislativi, consenta un’equilibrata applicazione delle norme sulla trasparenza nella concessione delle ricompense?? O si aspetta, come sempre più spesso accade in questi ultimi anni, che intervenga il giudice amministrativo?!
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1: La Legge 11 luglio 1978, n. 382, l’art. 77 D.P.R. 18 luglio 1986, n. 545 (R.D.M.) e la legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modifiche 

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