Censura sul web: Napolitano stoppa Maroni

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Su Web e manifestazioni verrà presentato un disegno di legge, il Quirinale non avrebbe firmato un decreto. Roma, 17 dic – (di Stefano Ferrante – Il Fatto Quotidiano) Marcia indietro. Nessun decreto legge per oscurare il Web o limitare le manifestazioni. Al Consiglio dei ministri oggi Maroni presenterà soltanto un disegno di legge. L’unico modo per scongiurare un nuovo scontro con il Quirinale. Perché le sue perplessità sul decreto la presidenza della Repubblica le aveva fatte trapelare immediatamente, dopo l’annuncio fatto dal ministro dell’Interno in Transatlantico alla fine dell’infuocato dibattito sull’aggressione a Berlusconi. Un decreto su temi che riguardano i diritti di libertà Napolitano non lo avrebbe controfirmato, tanto più che discutibili sono anche le ragioni di necessità e urgenza. Si sarebbe rischiata, insomma, una replica del conflitto sul caso napolitano-altaEnglaro, quando Berlusconi era pronto a varare il decreto sul destino di Eluana e il Quirinale diede l’altolà giocando d’anticipo con una lettera che ne motivava l’inoppor tunità. Il Colle ribadisce la linea: su materie che investono le libertà personali, a cominciare da quella di espressione, tutelate dalla Costituzione, il Parlamento è sovrano. E quindi se il governo vuole intervenire deve farlo passando per le Camere. Per questo Maroni è salito da Napolitano in serata, dopo aver a lungo limato il testo da portare a Palazzo Chigi. ll disegno di legge, secondo fonti del Viminale, introduce fondamentalmente due nuovi reati – impedimento o turbativa di riunione politica e sindacale e lancio di oggetti in caso di riunione pubblica – e prevede che l’autorità giudiziaria possa ordinare di rimuovere entro 24 ore dal web i contenuti in cui sono ipotizzabili i reati di istigazione a delinquere e apologia di reato. Soprattutto il ministro dell’Interno ci ha tenuto a precisare che toccherà esclusivamente ai magistrati la valutazione dei casi, come l’oscuramento delle frasi incriminate, e che saranno i giudici ad avere nuovi strumenti per farlo. Anche perché dare al governo poteri di intervento di questo tipo avrebbe significato scardinare la separazione dei poteri e invadere il campo di quello giudiziario. Su questo l’Anm aveva fatto arrivare a Maroni tutto il suo disappunto. Quanto alle norme sulle manifestazioni, l’ipotesi di fatto è quella di rendere generali le restrizioni che ci sono durante le campagne elettorali, con autorizzazioni più difficili da ottenere per cortei e sit-in, e contestazioni più duramente reprimibili. “E’ un idea di La Russa”, si era affrettato a far sapere Maroni prima di salire al Colle. “Non voglio forzature soprattutto in momenti come questo”, aveva detto il ministro dell’Interno, consapevole che “si tratta di una questione oggettivamente controversa”. Così Maroni aveva voluto tranquillizzare l’Udc – Casini lo aveva messo in guardia sul rischio censura nell’aula di Montecitorio – e il Pd, parlando a lungo con Franceschini. Ma la questione è dibattuta anche nella maggioranza. Maroni chiederà la corsia preferenziale in Parlamento per approvare in fretta la legge, ma Fini glissa: “Vedremo, ancora non c’è neppure il testo”. E intanto dice la sua: ”Credo che non ci sia la necessità di norme aggiuntive, c’è semmai la necessità della corretta applicazione delle norme vigenti”.

 


“MIRANO A UN CONTROLLO MEDIATICO TOTALE”. Intervista ad Alessandro del Lago – di Stefano Caselli

Attacchi di panico. Così Alessandro Dal Lago – docente di Sociologia all’Università di Genova – interpreta l’intenzione, annunciata dal ministro dell’Interno Maroni, di introdurre nuove norme per la regolamentazione del Web e la disciplina delle manifestazioni di piazza: “C’è un gruppo politico giustamente scosso dall’aggressione di Milano – dichiara Dal Lago – ma che dentro di sé ha una forma di intolleranza nei confronti di qualunque dissenso che lascia senza fiato”.

Professor Dal Lago, al di là delle norme che saranno proposte, che paese è quello che ha paura del Web?

“Mi sembra un’ulteriore conferma di ciò che caratterizza l’azione di questo governo, mirare sempre di più a un controllo comunicativo, a un egemonia culturale che va al di là di ciò che la legge assegna all’esecutivo. Ci sono aspetti di questa cultura che potrebbero anche far ridere, se non ci fossero risvolti tragici. Penso ad esempio a quel gruppo di pidiellini di Treviso che chiede la ‘chiusura’ dell’Italia dei Valori e di Rifondazione, come se Rifondazione non si fosse già eliminata da sola”

Oscurare un sito per ingiurie, è stato scritto in questi giorni, sarebbe come chiudere un autogrill per scritte oscene sulla porta del bagno. È d’accordo?

“Onestamente non mi sembra un’immagine troppo azzeccata. Sulla rete si vede di tutto, chiunque può accedervi dicendo quello che vuole, in larga parte nascosto dietro l’anonimato. Tuttavia esistono già delle microforme di censura, penso ad esempio ad alcuni tipi di pornografia, ma qui siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso: come faceva giustamente notare oggi (ieri, n.d.r.) un editoriale del Guardian, la pretesa di cancellare od oscurare siti Internet a causa di espressioni forti, magari ironiche, contro qualcuno, è semplicemente grottesca. Si dovrebbero chiudere migliaia e migliaia di pagine, e ce ne sono di veramente terribili. Nemmeno a Bush è mai passato per la testa di oscurare chi lo criticava o lo insultava pesantemente sul Web ai tempi della sua presidenza”.

Nel mirino del governo non c’è solo Internet, ci sono anche le manifestazioni di piazza…

“Questo è davvero un attacco di panico, sintomo di un’agghiacciante incultura politica. Nella prima Repubblica a nessuno sarebbe venuto in mente di bloccare la contestazione di un comizio democristiano, missino, comunista. Nei limiti della legalità, l’irrisione fa parte della tradizione democratica di qualunque paese, qui si vogliono abolire anche le pernacchie o grida come ‘buffone’. C’è una grave forma di intolleranza verso il dissenso in tutte le sue forme. Non si è mai visto in una democrazia occidentale un governo accusare organi di stampa e trasmissioni televisive, facendo nomi e cognomi. Si può considerare “Annozero” una trasmissione un po’ populista, essere o meno d’accordo con lo stile di Marco Travaglio, ma certe parole sono pietrate esattamente come quelle che si scagliano in faccia”.

Si parla tanto di “clima di odio” e si sprecano gli accostamenti con gli Anni Settanta, che effetto le fa?

“Mi sembra un accostamento ridicolo perché non esistono violenti conflitti sociali. Quale sarebbe il conflitto? Con gli operai, che è tornato di moda manganellare di tanto in tanto, con i centri sociali? Non scherziamo. Il vero conflitto è politico. Al di là del fatto che alcuni politici – mi riferisco a Di Pietro – dovrebbero essere un po’ più accorti quando commentano i fatti a caldo, mi sembra fuori discussione che l’aggressione di piazza Duomo sia un fatto isolato. Tuttavia, la contrapposizione frontale a livello politico è innegabile e secondo me esiste dai tempi del G8 di Genova del 2001. Ma chi l’ha innescata? Io non voto Berlusconi e – per dirne una – mi sono sentito dare del ‘coglione’. Cos’era? Una carineria? Un atto di gentilezza?”Aggiungi un commento

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