Cefalonia: i verbali dei due nuovi indagati, siamo innocenti

procura_milit_romaRoma, 12 gen – “Poco prima della fine delle azioni militari, durante la marcia, notavo che dietro un cimitero di fronte ad Argostoli erano stati radunati un gran numero di soldati italiani e circa 20 ufficiali. Non sono in grado di dire quale unità aveva fatto questi prigionieri. Non so neanche quale unità effettuava la vigilanza di questi prigionieri. Nei giorni seguenti ho poi saputo da voci che in una gola nei pressi del luogo dove avevo visto i prigionieri, sarebbero stati fucilati alcuni centinaia di militari italiani”. E’ il 29 giugno 1966 quando l’ex soldato della Wehrmacht Peter Werner rende queste dichiarazioni al commissariato di Polizia di Offenbach. Giurò che con la strage di Cefalonia, su cui all’epoca indagava la procura di Dortmund, lui non c’entrava. Quarantatre anni dopo, il 4 novembre 2009, Werner è stato nuovamente sentito, ma questa volta dalla procura militare di Roma, per rogatoria e non più in veste di testimone, bensì come indagato. L’accusa è quella di aver ucciso un numero imprecisato di militari italiani prigionieri di guerra. Ma lui, secondo quanto si è appreso, dice di non ricordare più quasi niente. Del resto ha 86 anni: forse, ipotizza, se potesse vedere delle foto dei luoghi o delle persone, la memoria potrebbe in parte tornargli. E gli inquirenti torneranno prossimamente con quelle foto. Hanno già chiesto un supplemento di rogatoria e una proroga delle indagini. Anche il secondo indagato, Gregor Josef Steffens, pure lui 86enne, è stato sentito due volte. La prima il 20 ottobre 1965 su incarico della procura di Dortmund, la seconda il 16 ottobre 2009 nell’ambito della rogatoria chiesta dal procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano. Pure lui si è detto innocente. Il verbale tedesco è in forma indiretta. Steffens, (che al pari di Werner nel ’43 aveva solo 19 anni), racconta di essere stato addestrato come telegrafista e poi di essere stato trasferito sull’isola greca di Cefalonia ”nel mese di luglio o agosto”. Durante i combattimenti il suo reparto fu catturato dagli italiani. I prigionieri vennero poi liberati ”durante una notte da cacciatori di montagna tedeschi” e riarmati. A Steffens venne dato l’incarico, insieme ad altri, di ”presidiare il panificio della Divisione ‘Acqui’ dislocato nel convento Gerasimou” – ”occupato da più centinaia di italiani, che però si sarebbero arresi senza combattere” – dove rimase ”fino ai primi mesi dell’anno 1944”. In tutto questo periodo ”il testimone sostiene di non aver partecipato ad una fucilazione di prigionieri italiani, nè di aver assistito personalmente a simili fucilazioni. Lo stesso sarebbe però a conoscenza – si legge nel verbale – che degli ufficiali della Divisione ‘Acqui’ sarebbero stati fucilati. Vi erano anche state delle voci che alcuni militari italiani sarebbero stati fucilati in connessione con i combattimenti nel mese di settembre 1943. Egli però non può dare alcun dettaglio (luogo, numero delle vittime, unità tedesche coinvolte)”. Sentito per rogatoria lo scorso ottobre, Steffens avrebbe fornito una versione in parte diversa, dicendo di aver visto nei pressi del convento una colonna di militari italiani in fila per quattro, scortata da due tedeschi, e di aver sentito poi dire che erano stati fucilati. Lui non ha visto niente, ma avrebbe sentito gli spari. (Ansa)
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