Trapani, imprenditori collusi con la mafia: la DIA sequestra beni per 5 milioni di euro

Direzione-Investigativa-AntimafiaPalermo, 3 feb – Beni per un valore che supera i cinque milioni di euro sono stati sequestrati dal Personale della Direzione Investigativa Antimafia di Trapani e due imprenditori, Marco Giovanni Adamo di 71 anni e il figlio Enrico Maria Adamo di 42 anni, originari di Castelvetrano (Trapani), molto noti nella cittadina trapanese per il loro impegno nella politica locale.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione – su proposta avanzata dal Direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, d’intesa con il Procuratore Aggiunto di Palermo Bernardo Petralia, coordinatore del “Gruppo Misure di Prevenzione” della Dda di Palermo.

Marco Giovanni Adamo, imprenditore molto attivo nel settore del movimento terra, con le proprie aziende, è stato impegnato in grandi opere pubbliche e private, che hanno interessato le province di Trapani e Agrigento, come ad esempio le condotte idriche per la distribuzione irrigua delle acque invasate nella diga Delia di Castelvetrano, il metanodotto tra Menfi (Agrigento) e Mazara del Vallo (Trapani) e l’Acquedotto Montescuro Ovest. Secondo le risultanze giudiziarie degli ultimi decenni, lo stesso “si sarebbe sbarazzato delle imprese concorrenti con metodi mafiosi, potendo contare sull’appoggio del sodalizio criminale capeggiato da Matteo Messina Denaro, con cui è emerso aver avuto rapporti sin dall’infanzia”, dicono gli inquirenti.

Anche la mafia agrigentina avrebbe subìto la volontà del latitante castelvetranese con l’imposizione dell’impresa di Adamo a discapito anche di imprese di altri affiliati a quel sodalizio criminale. Il figlio, Enrico Maria Adamo, avrebbe seguito le orme del padre, “divenendo amministratore delle aziende di famiglia quando quest’ultimo temeva di poter essere raggiunto da provvedimenti giudiziari, perpetuando i rapporti con l’organizzazione mafiosa”.

Accertata esistenza di una palese situazione di sperequazione tra redditi e patrimonio

Infatti, questo avrebbe consentito “l’infiltrazione mafiosa delle imprese di Lorenzo Cimarosa all’epoca referente imprenditoriale di cosa nostra, nei lavori per la realizzazione del centro comunale polifunzionale di Castelvetrano, formalmente aggiudicati da una impresa ragusana, poi colpita da provvedimento interdittivo della Prefettura di Trapani”. Sotto il profilo patrimoniale, in estrema sintesi “è stata accertata l’esistenza di una palese situazione di sperequazione fra i redditi dichiarati dagli Adamo e la formazione del loro patrimonio”. Peraltro, secondo il Tribunale di Trapani, anche i redditi d’impresa degli Adamo sono da considerarsi illeciti perché realizzati avvalendosi di metodi mafiosi.

Per questa ragione, è stato disposto il sequestro dell’intero patrimonio degli imprenditori (appartamenti, terreni, conti bancari, automezzi, un’imbarcazione da diporto e tre aziende) per un valore stimabile in oltre 5 milioni di euro. (AdnKronos)

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