Stalking, Consiglio di Stato: se l’autore indossa la divisa può essere licenziato

stalking1Roma, 7 mar – La Sezione Prima del Consiglio di Stato, su richiesta di parere da parte del Ministero dell’Interno in merito agli effetti del decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonchè in tema di atti persecutori), ha precisato che nei confronti degli apportenenti alle Forze dell’Ordine, «il questore dovrà disporre che allo stesso siano ritirate le armi detenute a qualsiasi titolo, compresa l’arma di ordinanza, anche se ciò comporti per l’interessato l’impossibilità di adempiere a pieno ai compiti d’istituto e lo esponga a provvedimenti disciplinari e di stato».

I dubbi del Ministero dell’Interno

L’articolo 8, comma 2, del decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, prevede che:

«Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni».

A tal proposito il Ministero dell’Interno ha interrogato il Consiglio di Stato circa «l’applicabilità dei provvedimenti in materia di armi a coloro che necessitano dell’arma per lo svolgimento dell’attività lavorativa, come nel caso dell’arma di ordinanza in dotazione agli appartenenti alle forze dell’ordine» soprattutto perchè «il ritiro dell’arma d’ordinanza comporta l’impossibilità di espletare il servizio con conseguente necessità di definire la posizione giuridico-amministrativa dell’interessato».

La risposta del Consiglio di Stato è stata lapidaria: «Per scelta del legislatore, l’ammonimento fa venir meno i requisiti soggettivi al cui possesso è subordinato il rilascio delle autorizzazioni in materia di armi e ne comporta la revoca ai sensi del coordinato disposto degli artt. 11 e 42 del T.U.L.P.S.» anche perchè «non possono sussistere dubbi che nel bilanciamento dei contrapposti interessi (salvaguardia dell’incolumità delle potenziale vittime degli atti persecutori e necessità di disporre dell’arma d’ordinanza per l’assolvimento del servizio di polizia) debba prevalere il primo sul secondo. Pertanto, nel caso dell’ammonizione di appartenente alle forze di polizia, il questore dovrà disporre che allo stesso siano ritirate le armi detenute a qualsiasi titolo, compresa l’arma di ordinanza, anche se ciò comporti per l’interessato l’impossibilità di adempiere a pieno ai compiti d’istituto e lo esponga a provvedimenti disciplinari e di stato».

«Ovviamente – precisa il Consiglio di Stato – , nel caso di appartenenti a corpi diversi dalla Polizia di Stato, il provvedimento con cui si dispone il ritiro dell’arma in dotazione non potrà che essere indirizzato ai superiori dell’interessato, sui quali graverà l’obbligo di ottemperare».

«Si deve, pertanto, concludere – ribadisce il Consiglio di Stato – che l’applicazione del secondo comma dell’art. 8 del d.l. n. 11 del 2009 da parte del questore non può essere limitata dalle esigenze connesse all’espletamento dell’attività lavorativa, neppure quando si tratti di appartenenti alle forze dell’ordine».

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