Spari in caserma a Roma. Chiesto il rinvio a giudizio di sette carabinieri

carabinieri-romaRoma, 2 apr – Lo scorso 16 settembre, poco prima di intraprendere il servizio notturno, un carabiniere di Roma è stato colpito da un colpo di arma da fuoco partito dalla pistola d’ordinanza di un collega. Risulterà, poi, che, in violazione di tutti i divieti, l’arma era stata caricata con proiettili modificati, con l’ogiva in plastica.

Inizialmente, era stata data la versione secondo cui il militare si era ferito cadendo accidentalmente nel cortile della caserma. Successivamente, un esposto anonimo aveva rivelato la verità e la vicenda dello sparo è stata portata a conoscenza degli organi inquirenti.

La Procura della Repubblica di Roma ha ora chiesto il rinvio a giudizio di sette carabinieri. Fra gli imputati vi è anche la vittima dello sparo, cui sono contestati i reati di falso ideologico, per aver dichiarato – in una relazione di servizio – di essersi procurato la ferita cadendo accidentalmente, e di favoreggiamento personale, per aver asseritamente agevolato il collega che gli ha sparato ad eludere le investigazioni dell’Autorità Giudiziaria.

Nel corso delle indagini, peraltro, è emerso che vi sarebbe stato l’uso illegittimo di proiettili di plastica già in passato.

In sede di interrogatorio, il militare ferito ha rappresentato alla Procura di essere stato indotto a dichiarare il falso da pressioni e minacce dei superiori ed ha chiesto che si indagasse in tal senso. Invece, per effetto di tali dichiarazioni, il carabiniere si è visto altresì contestare l’ulteriore reato di calunnia nei confronti di due ufficiali.

Di pressioni e minacce da parte dei superiori, invero, si parlava anche nella lettera anonima da cui è scaturita l’indagine nonché in telefonate anonime giunte ai vertici del Comando Legione Lazio.

Gli avvocati Giorgio Carta e Francesca Giangrasso, difensori del militare ferito, hanno chiesto all’Autorità giudiziaria di sentire gli ufficiali indicati nell’interrogatorio e di svolgere accertamenti finalizzati a verificare la veridicità e la consistenza delle asserite pressioni gerarchiche finalizzate a far asseverare il falso. I medesimi legali hanno anche chiesto di accedere ai tabulati telefonici dei superiori del carabiniere ferito.

Tali richieste sono state tutte respinte, avendo la Procura della Repubblica di Roma ritenuto le stesse una «prospettazione di ricostruzioni difensive e di ipotesi favorevoli al proprio rappresentato, legittimamente e autonomamente indagabili secondo strategie di parte e/o prospettabili in fase di giudizio».

Secondo la Procura, quindi, sarebbe un onere difensivo del militare provare le minacce asseritamente subite dai superiori per fargli dichiarare il falso sulle cause del proprio ferimento.

L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 22 maggio, ma l’avvocato Carta ha annunciato che chiederà al GUP di ordinare alla Procura nuove e più approfondite indagini per appurare i motivi per cui più carabinieri si siano indotti a dichiarare il falso circa le cause del ferimento del collega.

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