M5S, nuovo statuto; Grillo in tribunale: account disabilitati e violazione delle norme del Codice Civile

Grillo-tribunaleRoma, 15 feb – Beppe Grillo torna in Tribunale. A quanto apprende l’Adnkronos, é stata fissata al 28 marzo al Tribunale di Roma – terza sezione, giudice Gentili – l’udienza di discussione sulla richiesta di sospensione cautelare dell’efficacia del nuovo regolamento M5S.

Le modifiche allo statuto Cinque Stelle e il nuovo regolamento si sono rese necessarie dopo che un gruppo di espulsi dal Movimento ha vinto la battaglia in tribunale, facendo decadere le regole grilline e costringendo i vertici a dotarsi di nuove norme. Ma le nuove regole, approvate in Rete a ottobre, finiscono ora nuovamente “sotto processo”.

Alcuni iscritti al Movimento, infatti, hanno deciso di impugnarle davanti al giudice, dal quale sarà chiamato Beppe Grillo in qualità di rappresentante legale dell’associazione M5s. Al Tribunale, nell’udienza di fine marzo, verrà anche chiesta la sospensione cautelare di statuto e regolamento, che “congelerebbe” di fatto espulsioni ed altre sanzioni. L’obiettivo dei ricorrenti è annullare tutto il nuovo impianto regolamentare del M5s in quanto adottato – secondo l’avvocato Lorenzo Borrè, il legale che guida la battaglia degli espulsi – violando le regole del codice civile per le modifiche statutarie.

Nello specifico, i ricorrenti contestano a Grillo di aver modificato lo Statuto e approvato il Regolamento con una votazione non assembleare, come espressamente previsto dalla legge, e senza aver raggiunto il quorum richiesto per le modifiche statutarie (75%). Inoltre, accusano, sarebbe stata anche violata la norma che prevede che tutti gli iscritti vengano chiamati a votare: per Borrè, invece, «alcuni iscritti, pur non essendo espulsi, non sono stati convocati al voto ed hanno trovato il loro account per votare disabilitato mentre sono stati esclusi tutti gli iscritti dopo il 31/12/2015».

Altro elemento su cui puntano i ricorrenti è la “norma in bianco” sul nuovo regolamento fatta votare sullo Statuto. Nel merito del regolamento, invece, i ricorrenti ritengono violate le norme costituzionali che prevedono la libera manifestazione del pensiero così come vengono contestate le modalità di scelta del Collegio dei probiviri e del Comitato d’appello.

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