Diritti sindacali per i militari: anche il TAR Veneto rimette la questione alla Corte Costituzionale

Roma, 4 dic – Dopo la sentenza della Corte Europea sui Diritti dell’Uomo (CEDU), dove i giudici hanno stabilito che “l’esercizio del diritto di libertà di associazione da parte del personale militare potrebbe essere soggetto a restrizioni legittime” ma “il divieto assoluto di formare o aderire ad un sindacato usurpa dell’essenza stessa di questa libertà, ed è quindi vietata dalla Convenzione“, si susseguono in Italia, da parte dei Tribunali Amministrativi, le perplessità in ordine al famigerato art. 1475, comma 2, Codice dell’Ordinamento militare che – come scrivono i giudici del TAR Veneto in una recente Ordinanza – “lungi dal restringere l’esercizio dei diritti sindacali dei militari, li sopprime del tutto“.

Della questione è stato già investito il Consiglio di Stato che con l’Ordinanza 02043/2017 ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), per i seguenti profili:

  1. per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione agli articoli 11 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, come da ultimo interpretati dalle sentenze in data 2 ottobre 2014 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quinta sezione, nei casi “Matelly c. Francia” (ricorso n. 10609/10) e “Adefdromil c. Francia” (ricorso n. 32191/09);
  2. per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’articolo 5, terzo periodo, della Carta sociale europea riveduta, firmata in Strasburgo in data 3 maggio 1996 e resa esecutiva in Italia con legge 9 febbraio 1999, n. 30.
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