Corte di Giustizia UE: «Le ferie non godute vanno sempre indennizzate»

corte-di-giutizia-europeaLussemburgo, 3 ago – “Un lavoratore che ponga fine egli stesso al proprio rapporto di lavoro ha diritto a un’indennità finanziaria se non ha potuto usufruire di una parte o della totalità delle ferie annuali retribuite”. E’ questo il principio stabilito da una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, su ricorso di un dipendente pubblico della città di Vienna, in congedo per malattia.

La sentenza della Corte è destinata a diventare un precedente al quale le legislazioni dei Paesi membri dovranno necessariamente adeguarsi.

Dopo il suo pensionamento, il sig. Maschek ha chiesto al proprio datore di lavoro il pagamento di un’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute, sostenendo di essersi nuovamente ammalato poco prima del pensionamento. Il datore di lavoro ha respinto la sua domanda, in quanto, ai sensi della normativa relativa alla retribuzione dei dipendenti pubblici della città di Vienna, un lavoratore che, di propria iniziativa, ponga fine al rapporto di lavoro – in particolare chiedendo di essere collocato a riposo – non ha diritto a una siffatta indennità.

Adito con un ricorso proposto dal sig. Maschek avverso tale rigetto, il Verwaltungsgericht Wien (tribunale amministrativo di Vienna) chiede alla Corte di pronunciarsi sulla compatibilità di una normativa di tal genere con il diritto dell’Unione e, in particolare, con la direttiva 2003/88 1.

Con questa sentenza, la Corte rammenta che tale direttiva prevede che ogni lavoratore debba beneficiare di ferie annuali retribuite di almeno quattro settimane e che il diritto alle ferie annuali retribuite costituisce un principio particolarmente importante del diritto sociale dell’Unione. Esso è conferito a ogni lavoratore, indipendentemente dal suo stato di salute.

Quando cessa il rapporto di lavoro e dunque la fruizione effettiva delle ferie annuali retribuite non è più possibile, la direttiva prevede che il lavoratore abbia diritto a un’indennità finanziaria per evitare che, a causa di tale impossibilità, egli non riesca in alcun modo a beneficiare di tale diritto, neppure in forma pecuniaria.

La Corte precisa, al riguardo, che il motivo per cui il rapporto di lavoro è cessato è irrilevante. Pertanto, la circostanza che un lavoratore ponga fine, di sua iniziativa, al rapporto di lavoro, non ha nessuna incidenza sul suo diritto a percepire, se del caso, un’indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite di cui non ha potuto usufruire prima della cessazione del rapporto di lavoro.

Su tale base, la Corte conclude che la direttiva osta a una normativa nazionale, come la normativa relativa alla retribuzione dei dipendenti pubblici della città di Vienna, che priva del diritto a un’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute il lavoratore il cui rapporto di lavoro è cessato a seguito della sua domanda di pensionamento e che non è stato in grado di usufruire del suo diritto alle ferie prima della fine di tale rapporto di lavoro.

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