Corte Costituzionale: illegittimo il blocco dei contratti del pubblico impiego

corte-costituzionale1Roma, 23 giu – «La Corte Costituzionale, in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato».

E’ quanto si legge in una (scarna) nota rilasciata dalla Corte Costituzionale.

A quanto riferisce una fonte giudiziaria citata dall’agenzia di stampa Reuters, la sentenza però non vale per il passato.

Il blocco del rinnovo dei contratti per i lavoratori del pubblico impiego, varato dal governo Berlusconi con il decreto 78/2010 fu poi prolungato dal governo Monti.

Dopo la bagarre suscitata dalla sentenza della Corte sul caso pensioni, in molti affermavano che sarebbe stato ben difficile che il giudice delle leggi si pronunciasse diversamente, andando ad incidere nuovamente sui conti pubblici; però adesso il legislatore non può più aspettare: la sentenza della Corte Costituzionale rende obbligatorio per il governo riaprire la partita dei contratti che interessa oltre 3 milioni e 300mila lavoratori.

Il ricorso, presentato dal sindacato Confsal-Unsae, qualora fosse stato accolto in pieno, avrebbe comportato un esborso per lo Stato di almeno 35 miliardi di euro.

Per la UIL FPL si tratta di una “sentenza politica”che “dimostra come la Consulta abbia preso questa decisione valutando soprattutto l’impatto economico che ne sarebbe scaturito”.

“La decisione – dichiara il Segretario Generale della UIL FPL Giovanni Torluccio – è per noi gravissima; ben 35 miliardi di euro sottratti alle tasche dei lavoratori che di fatto hanno falcidiato il loro potere di acquisto. Un congelamento degli stipendi durato oltre 6 anni che hanno leso la dignità dei lavoratori».

«Questa sentenza emessa con l’intento di salvare i conti pubblici, dall’altro rende obbligatorio per il governo riaprire la partita dei contratti. Per questo – prosegue Torluccio – il Governo e l’Aran convochino immediatamente le parti sociali riaprendo le trattative sul rinnovo dei contratti che ricordiamo coinvolge oltre 3 milioni di dipendenti pubblici».

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