Cassazione: il lettore è un credulone? Il reato di diffamazione si adegua, quindi i titoli “acchiappa-click” sono punibili

Possono essere diffamatori soprattutto se accostati ad immagini fuorvianti

Roma, 29 nov – Un politico indagato con accanto, una distinta foto di un noto boss della mafia e, sotto, un titolo “acchiappa-click”: tanto basta alla Cassazione Civile per emettere una condanna per diffamazione a carico dell’autore.

«In tema di esercizio dell’attività giornalistica – scrive la Cassazione -, il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni in esso contenute, dovendosi, invece, procedere ad un giudizio complessivo, nel quale, tuttavia, il titolo può assumere una specifica valenza allorché sia formulato in termini tali da recare un’affermazione compiuta, chiara, univoca ed integralmente percepibile senza la lettura del testo, risultando, così, idoneo di per sé, proprio in ragione della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore più frettoloso, ingenerando giudizi lesivi dell’altrui reputazione».

E’ quanto si legge nelle motivazioni depositate della sentenza della Cassazione Civile, n. 12012 del 16 maggio 2017. In altre parole, occhio ai titoli “acchiappa-click” che spesso girano sui social e sulle homepage dei siti di new improvvisati, poichè l’autore, nel tentativo di “impressionare” il lettore, adesso è passibile del pieno rigore della legge, che fa luce in una zona d’ombra d’impunità che permetteva a chiunque di abusare della credulità popolare.

«Peraltro – scrivono i giudici -, la valutazione della idoneità del solo titolo a rivestire una potenzialità diffamatoria, va effettuata considerando che tale profilo ha assunto, nel tempo, maggiore rilevanza in considerazione della rapidità di diffusione delle informazioni attraverso la rete internet, che induce i fruitori ad un’informazione sintetica, spesso limitata alla lettura dei soli titoli presenti nella relativa home page».

La Cassazione si occupa quindi, finalmente, della pratica conosciuta come “Clickbait”. Cos’è?

Clickbait (o clickbaiting, tradotto “Esca da click”) è un termine che indica un contenuto web la cui principale funzione è di attirare il maggior numero possibile d’internauti, per generare rendite pubblicitarie online.

Generalmente il clickbait si avvale di titoli accattivanti e sensazionalisti che incitano a cliccare link di carattere falso o truffaldino, facendo leva sull’aspetto emozionale di chi vi accede. Il suo obiettivo è quello di attirare chi apre questi link per incoraggiarli a condividerne il contenuto sui social network, aumentandone quindi in maniera esponenziale i proventi pubblicitari.

È frequente da parte di molti siti fare pseudo-informazione narrando taluni fatti in maniera strumentale, distorcendone la realtà; a contrastare questo fenomeno vi sono siti di debunking dove ciò che è riportato in questi link viene smentito, evidenziandone la mancanza di fonti informative affidabili.

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Cassazione: il lettore è un credulone? Il reato di diffamazione si adegua, quindi i titoli "acchiappa-click" sono punibili
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Possono essere diffamatori soprattutto se accostati ad immagini fuorvianti
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