Caso Aldrovandi: Cassazione, dai poliziotti sproporzionata violenza

federico-aldrovandiRoma, 21 set. – La condotta dei poliziotti condannati per la morte del giovane Federico Aldrovandi fu “sproporzionatamente violenta e repressiva”, mentre “lo stato di agitazione in cui versava il ragazzo avrebbe imposto un intervento di tipo dialogico e contenitivo”. Lo scrive la quarta sezione penale della Cassazione, spiegando perchè, il 21 giugno scorso, confermò le condanne a 3 anni e mezzo per i quattro agenti imputati. Nella sentenza n.36280 depositata ieri, la Suprema Corte osserva anche che “gli imputati avevano distorto dati rilevanti, per il seguente sviluppo delle indagini, sin dalle prime ore successive all’uccisione del ragazzo”.

Questo, si legge nella sentenza, ha portato al diniego delle attenuanti generiche per gli imputati – Enzo Pontani, Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri – che “avevano anche omesso di fornire un contributo di verità al processo, da reputarsi doveroso per dei pubblici ufficiali, a fronte delle manipolazioni delle risultanze investigative pure realizzate dai funzionari responsabili della Questura di Ferrara”. Le condotte dei poliziotti vengono definite nella sentenza “specificamente incaute e drammaticamente lesive”, sia per “la serie di colpi sferrati contro il giovane”, sia per “le modalità di immobilizzazione del ragazzo, accompagnate dall’incongrua protratta pressione esercitata sul tronco dell’Aldrovandi”.

Inoltre, “la consapevolezza di agire in cooperazione – osservano i giudici di Palazzaccio – imponeva a ciascuno degli agenti non solo di operare individualmente in modo appropriato ma anche di interrogarsi sull’azione dei colleghi, se del caso agendo per regolarla, moderandola”. Questa “azione di reciproca vigilanza”, si legge nella sentenza, “è mancata in tutti gli agenti e per tutti, dunque, si configura la colpa concorsuale” che “abbraccia sia la condotta, causalmente efficiente, rispetto al decesso, di coloro che fisicamente ebbero a comprimere il corpo del ragazzo, schiacciandolo a terra, ammanettato con i polsi dietro la schiena”, sia “l’azione ‘agevolatrice’ di chi, in tale frangente, senza manifestare alcun segno di dissenso rispetto all’azione altrui – conclude la Cassazione – continuò a percuotere il giovane, in diverse parti del corpo, non curante delle richieste di aiuto del ragazzo”.

Il legale della famiglia: sentenza storica che censura l’intervento violento della polizia

”Questa è e sarà una sentenza storica che travolge quello che fino ad allora era un vero e proprio tabù: la possibilità di censurare e sanzionare un intervento di polizia violento e posto in essere al di fuori del diritto”. ”Questo è nient’altro che ciò da noi sostenuto e riconosciuto sin dal primo grado di giudizio, con buona pace di coloro che ci tacciavano di sciacallaggio e calunnia . La parola fine è scritta”, conclude il legale.

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