Titoli di Stato, Federcontribuenti: «Allerta ai risparmiatori italiani, vostri risparmi sono a rischio»

L'allarme dell'economista Zampieri: «se avete acquistato titoli di Stato italiani state attenti. I vostri risparmi sono a rischio». Dal Bollettino della Banca di Italia il debito pubblico si è attestato a 2.323,3 miliardi di euro e «le banche italiane sono scese in campo».

ROMA – «La BCE ci informa che le disponibilità di debito italiano da parte di investitori stranieri sono diminuite di 38 miliardi di euro nel mese di giugno e di 34 miliardi a maggio; nel frattempo “la proprietà netta delle banche italiane è aumentata di 40 miliardi nel secondo trimestre del 2018″».

L’economista della Federcontribuenti, Fabrizio Zampieri, allerta i correntisti italiani sui rischi che corrono: «il mercato dei titoli di Stato in Italia sta diventando praticamente un affare domestico. Questo vuole dire che i titoli venduti dagli investitori stranieri sono in gran parte ricomprati dalle istituzioni finanziarie italiane ma, a loro volta, le banche italiane hanno come garanzia il denaro di risparmiatori e obbligazionisti, che risponderebbero con i propri capitali e risparmi in caso di dissesti finanziari, grazie alla procedura del bail in».

Molti titoli di Stato, ricorda lo studio di Federcontribuenti, dipendono dalle banche. «Se dovesse succedere qualche evento negativo – rileva il prof. Zampieri – potrebbero essere ancora i conti correnti dei risparmiatori italiani a pagarne le conseguenze». La vera minaccia per i risparmiatori italiani viene dal Decreto n. 96717, del 7 Dicembre 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 294 del 18.12.2012. «Con questo decreto, per i nuovi titoli di Stato, a partire dal 1° gennaio 2013, sono state introdotte le clausole di azione collettiva (CACs). Si tratta, quindi – fa presente Zampieri – di clausole inserite nei prospetti o nei regolamenti dei titoli di Stato di nuova emissione che consentono ad uno Stato in difficoltà finanziarie di ristrutturare il proprio debito, ad esempio allungando le scadenze, riducendo i tassi, modificando o cancellando l’importo da rimborsare, o proponendo lo scambio con altre obbligazioni, attraverso una procedura prestabilita. Un esempio al riguardo è quello della Grecia. In altre parole l’Italia, in caso di difficoltà finanziarie e addirittura di default, potrebbe non pagare i suoi titoli a chi li detiene».

All’interno del Decreto si parla, quasi elegantemente, di “rinegoziazione del debito” che, in parole povere, significa che si possono prendere i soldi dei risparmiatori. «Proprio per questi motivi – conclude il prof. Zampieri – se fossi un possessore di titoli di Stato italiani, specialmente a tasso fisso, non dormirei certo sonni tranquilli e mi attiverei sin da subito per rivedere i miei piani finanziari di medio-lungo periodo».

Conclude il presidente Marco Paccagnella: «Il miglior cliente per una banca è uno Stato che come un giocatore incallito gli ricorre per ogni prestito. Investimenti usati malissimo considerata la poca crescita occupazionale, le infrastrutture carenti o assenti, i tagli nel SSN, nelle scuole o la lentezza nella ricostruzione delle zone terremotate. Abbiamo bisogno di poche, chiare regole di mercato, più specificatamente la tradizionale attività di credito operata dalle banche va divisa da quella che viene invece svolta nel campo finanziario. Il tutto richiede competenza e correttezza da parte di ogni operatore del mercato. Non vi è mercato che possa funzionare senza regole, né vi può essere prudente gestione senza correttezza; quest’ultima si sostanzia non solo nel rispetto scrupoloso della legge e delle regole di vigilanza, ma anche nell’aderenza piena all’etica degli affari. A questo grande tavolo verde lasciamo giocare i piccoli risparmiatori italiani che ignari delle regole vengono chiamati a puntare con i propri sacrifici. Questo si chiama raggiro e va perseguito severamente».

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