Stipendi Sicurezza e Difesa: i dirigenti ringraziano la truppa per l’accordo

polizia-cascoNiente soldi per il 2014 e per 2015 solo 900 milioni non strutturali. Roma, 18 set – Alla fine l’accordo (pare) raggiunto. Per il 2014 non c’è trippa per gatti ma dal 2015 il governo promette poco più di 900 milioni per sbloccare il famigerato “tetto salariale”. Tutti contenti allora? Non proprio.

A parte il fatto che la misura promessa dai rappresentanti del governo non è affatto strutturale, perchè circa la metà delle risorse proviene da “risparmi di gestione” dei singoli ministeri (non è dato sapere, al momento, quali capitoli di bilancio siano stati “aggrediti”) che ben difficilmente potranno ripetere la manovra per gli anni successivi, ma poi resta da sciogliere il nodo dei percettori di questo denaro.

Come tutti sanno – tranne quelli che dovrebbero saperlo davvero – la gran parte delle risorse verrà drenata per ristorare le povere tasche dei dirigenti, ai quali il tetto salariale ha impedito di percepire le indennità di omogeneizzazione, indennità di posizione e gli scatti automatici biennali; la restante parte dovrebbe arrivare nelle tasche del personale non dirigente e della “truppa”, per l’assegno funzionale (pensionabile) e le maggiorazioni stipendiali derivanti dalla promozione al grado superiore (ma queste ultime comprenderanno anche quelle più corpose dei dirigenti).

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha intanto incassato l’ammorbidimento dei toni – intollerabili secondo il suo punto di vista – mentre Berlusconi presiedeva una riunione con gli aficionados sindacati di destra (Sap e Sappe) che non rinunciano alla pugna.

I commenti su quella che – per ora – è solo una promessa di sblocco salariale sono però vivaci: da una parte ci sono quelli che “sporchi, maledetti e subito” e, dall’altra, i più riflessivi che guardano al futuro e che non vedono di buon occhio che la gran parte dei denari venga drenata dai propri dirigenti, visto che – ad esempio – 119 milioni verranno appunto dai fondi accantonati per il riordino delle carriere (mai effettivamente avvenuto) che riguardava però solo il personale contrattualizzato.

Insomma, secondo alcuni forse sarebbe stato opportuno che il governo, similmente a quanto aveva fatto con gli 80 euro, avesse posto un “tetto massimo” dei redditi ai quali destinare lo sblocco salariale e avesse destinato la restante parte dei fondi reperiti a finanziare i fondi pensione, anche questi mai attivati per il comparto Sicurezza e Difesa e, a ben vedere, non sarebbe stata una cattiva idea visto che “i figli del contributivo” dovranno fare i conti con pensioni certamente inferiori a quella dei loro predecessori.

Si dice che la storia è un’ottima maestra, ma dalle nostre parti – evidentemente – scarseggia di allievi, perchè se la memoria fosse coltivata e gelosamente custodita non pochi ricorderebbero che negli anni ’70, quando il fronte dei militari in divisa che scesero nelle piazze italiane rivendicando migliori condizioni di vita, fu diviso appunto da un furberia dell’allora governo che – effettivamente – concesse sul piano economico significativi miglioramenti ma sul piano delle tutele sociali propose la Rappresentanza militare, che fin da allora molti considederavano solo uno strumento per nulla incisivo. I fatti diedero ragione a quelli che guardavano un po’ più distante del loro naso e…. delle loro tasche.

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