Italia prima nelle frodi Ue, ma solo perchè siamo più bravi a scovare i furbi

frodi-ueRoma, 6 ott – (di Chiara Bussi) La notizia, a prima vista, non sorprende più di tanto. Siamo in testa alla classifica europea per le segnalazioni di frode al bilancio Ue con 439 casi nel 2013 comunicati alla Commissione Ue dal Colaf, il Comitato nazionale dedicato.

Eppure il record negativo per una volta nasconde una nota di merito riconosciuta ufficialmente dal giudice inflessibile di Bruxelles: siamo i primi perché più bravi a scovare i comportamenti illecitie il nostro modello fa persino scuola. È invece troppo basso il numero di segnalazioni di Francia, Finlandia e Portogallo, che sono invitati a intensificare i controlli.

Fatture gonfiate, ricevute per operazioni inesistenti o false dichiarazioni di produzioni agricole. Ma anche ricorso a fornitori fittizi o finte lettere di referenze bancarie per “certificare” il possesso di requisiti finanziari e patrimoniali. Le modalità sono diverse ma l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere in modo illecito finanziamenti europei o eludere il pagamento dell’Iva e dei diritti doganali.

Nel 2013 sono stati 439 i casi di frode al bilancio europeo comunicati dal Governo alla Commissione Ue su un totale complessivo di 1.578 per i 28 Paesi. Per l’Italia si tratta di un importo totale di 80,9 milioni di euro sottratti al bilancio Ue: se non verranno recuperati rappresenteranno una perdita finanziaria per il nostro Paese. Il numero di segnalazioni è inoltre più che raddoppiato rispetto ai 198 del 2012 e vede Roma in testa alla classifica europea. Seguono Spagna (133 casi segnalati), Romania (124) e Germania (117).

A svelare i dettagli è la Relazione annuale del Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti della Ue (Colaf) istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che si avvale del supporto tecnico del Nucleo antifrode della Guardia di Finanza. Come per gli altri Paesi la quota più consistente dei comportamenti illeciti (pari al 70% dei casi segnalati) ha avuto come oggetto la Politica agricola comune (Pac). Sul fronte delle irregolarità amministrative il nostro Paese si situa invece al sesto posto nella Ue con 658 segnalazioni per un importo totale di 57,6 milioni. Qui in testa figurano Gran Bretagna (1.773 casi), Gennania (1.703) e Repubblica Ceca (1.114). Complessivamente dal 2000 al 2013 sono stati segnalati 5.337 casi di irregolarità/frodi a fondi strutturali, con un potenziale danno per il bilancio comunitario per 491 milioni. I comportamenti illeciti nel campo della politica agricola sono stati invece 3430.

«I dati – sottolineano però dal Comitato – non devono essere interpretati come il livello di frode o irregolarità nei territori degli Stati membri. Sia l’Europarlamento che la Commissione Ue hanno definitivamente riconosciuto che tassi più elevati in un Paese sono innanzitutto sintomo di un efficiente ed efficace sistema di rilevazione e segnalazione e non vogliono costituire elementi per fuorvianti graduatorie di demerito tra Stati membri». Inoltre, fanno notare dal Comitato, la pagella più recente di Bruxelles sull’indice di capacità di rilevazione delle frodi ai danni della Politica agricola comune (il cosiddetto «Fraud detection rate») vede l’Italia al terzo posto per rapporto tra fondi Ue assegnati e frodi segnalate.

Meglio di Francia e Germania, che ricevono risorse di un ammontare comparabile. Non solo.

Nell’ultima Relazione sulla tutela degli interessi finanziari europei, «dato il numero esiguo di irregolarità fraudolente segnalate» la Commissione Ue ha raccomandato a Francia, Spagna, Irlanda, Ungheria di intensificare gli sforzi di individuazione o segnalazione nel settore della politica di coesione e a Lituania, Olanda, Portogallo e Finlandia in quello dei fondi agricoli. Restringendo il focus sui soli fondi strutturali a livello di autorità di gestione delle risorse, la Calabria è in testa per segnalazioni, con un ammontare coinvolto in irregolarità o frodi pari a oltre 15 milioni su un totale di 59,8. Seguono la Sicilia e la Sardegna. Ma i comportamenti illeciti da parte dei beneficiari hanno riguardato anche fondi gestiti dai Ministeri dello sviluppo economico, dei Trasporti e dell’Università. La maggioranza delle frodi o irregolarità scoperte (41%) sono violazioni alle norme relative ad appalti pubblici, come il mancato rispetto dei termini di pubblicazione del bando o il frazionamento artificioso delle attività di progettazione.

Comportamenti che in genere vengono alla luce con controlli e verifiche di routine.

«Il nostro sistema è un modello per gli altri»

«Il numero elevato di segnalazioni di frode in Italia? È il risultato di un sistema diligente ed efficace di contrasto, che è stato riconosciuto ufficialmente anche dalla Commissione Ue e dall’Europarlamento». A parlare è Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari europei, che presiede il Colaf, il Comitato nazionale per la repressione delle frodi nei confronti della Ue.

«I dati comunicati a Bruxelles sono frutto di metodologie e sistemi nazionali molto diversi tra loro. Questo rende difficile la comparabilità».

Su quali capisaldi poggia la strategia di contrasto italiana?

Il fulcro della nostra strategia è il Colaf, pienamente operativo dal 2007, che coordina tutte le autorità coinvolte nella repressione delle frodi. L’esperienza italiana ha fatto scuola: il regolamento del settembre 2013 prevede che tutti gli Stati membri designino un servizio di coordinamento antifrode. Sinora si sono già adeguati in 23.

Oltre ai punti di forza ci sono aspetti più critici che si possono migliorare?

Le frodi restano un’emergenza, in Italia come in Europa. Soprattutto in tempo di crisi non possiamo permetterci di disperdere nemmeno un euro di risorse comunitarie a causa di comportamenti illeciti. Una priorità di questo governo è agire sulla prevenzione. Dobbiamo migliorare la nostra capacità di intercettare comportamenti illeciti sul nascere. Chi commette frodi al bilancio Ue conosce bene le procedure e si inserisce nelle loro pieghe utilizzando spesso modalità che si ripetono. Per questo stiamo lavorando per istituire attraverso il supporto degli strumenti informatici una banca dati delle casistiche più frequenti da mettere a disposizione di tutti gli attori impegnati nel contrasto.

C’è un Paese a cui guardate come esempio da seguire?

In realtà questa volta l’Italia, grazie all’esperienza maturata negli anni, può insegnare agli altri. Lo dimostra il fatto che Bulgaria, Polonia, Lettonia, ma anche Danimarca e Lussemburgo, ci hanno chiesto di sviluppare un partenariato per esportare il nostro sistema di lotta alle frodi.

Il contrasto alle frodi è uno dei temi nell’agenda del semestre italiano della Ue, come vi state muovendo?

L’obiettivo è adottare un regolamento sulla mutua assistenza amministrativa nel settore dei fondi strutturali, che è il più colpito su modello di un’esperienza già esistente nell’ambito della Politica agricola comune e delle entrate doganali. Abbiamo promosso un dibattito all’interno del Gruppo antifrode del Consiglio Ue e contiamo di aprire presto il negoziato politico per l’adozione di un regolamento in materia. Assistenza e coordinamento sono due aspetti fondamentali della strategia europea che vogliamo promuovere. (Sole24Ore)

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