Il ruolo di Pirelli nella storia d’Italia. Sviluppo della tecnologia e competenze necessarie per la difesa di un Paese

Pirelli-I-guerra-mondialeMilano, 7 giu – Nell’Italia giolittiana il settore industriale e l’economia del paese riescono a trovare un po’ di sollievo. Certo, non possiamo parlare di un clima totalmente sereno, né tanto meno non possiamo negare i divari tra Nord e Sud, ma qualcosa inizia a smuovere lo sviluppo, in particolar modo nel settore siderurgico, meccanico, chimico ed elettronico.

In questi anni si affermano impianti industriali in diversi ambiti, ad esempio la Terni per la siderurgia, la Fiat tra le industrie meccaniche e nel settore della gomma Pirelli, azienda che come vedremo avrà un ruolo importante durante la prima guerra mondiale.

Pirelli ha una lunga storia alle spalle, iniziata molto prima di incontrare sul suo percorso l’attuale amministratore delegato Marco Tronchetti Provera, nonché vice presidente di Mediobanca; una storia che inizia nel 1873 grazie a un giovanissimo Giovanni Battista Pirelli.

Giovanni Battista Pirelli, laureato in ingegneria, si aggiudica una borsa di studio che gli consente di esplorare lo sviluppo industriale dell’Europa.

Questa esperienza è molto importante perché oltre a motivare il ventiquattrenne Pirelli gli dà anche una grande intuizione: proporre a dei finanziatori milanesi di aprire un’industria nel settore della gomma.
L’idea viene accolta con entusiasmo anche da un gruppo di banche cittadine, ed è così che, l’anno successivo, nasce “G.B. Pirelli & Co.”, specializzata nella fabbricazione di articoli in gomma elastica, ed è la prima del settore in Italia.

Ma questa non è l’unica tappa importante nella carriera Pirelli, antecedente al 1914, data in cui inizia il primo conflitto mondiale.

Nel 1879 l’azienda meneghina inizia la produzione di altri articoli che avranno un ruolo importante durante il conflitto: cavi e condutture per il trasporto di energia elettrica e per le comunicazioni (G.B. Pirelli & C. poserà i suoi cavi sotto i fondali marini mondiali).

Seguono decenni di innovazione e aperture di nuovi stabilimenti, e nel 1907 giunge anche la prima vittoria, grazi alla Itala del principe Scipione che si classifica al primo posto nel raid Pechino-Parigi.

Gli inizi del Novecento sono invece significativi per la storia del “camionage”: le fasce in ferro dei battistrada vengono sostituite dalle gomme piene, proprio come il “tipo Ercole”, ovvero il pneumatico usato durante il fortunato raid del 1907.

Durante gli anni della prima guerra mondiale le cose iniziano già a cambiare: gli pneumatici hanno una nuova dimensione (non più 935X135 mm ma 1000X150 mm), modifica voluta da quello che al tempo era il tecnico di Pirelli, Emilio Calcagni. E sono proprio queste le gomme che è possibile vedere in molte cartoline dell’epoca, quelle in cui vengono ritratti i militari davanti alle loro vetture.

Raccontare i repentini cambiamenti e le migliorie sarebbe un processo lungo, basti penare che già nel secondo dopoguerra il nuovo pneumatico di punta è il “P 286”, ribattezzato dopo poco Anteo.

Durante il primo conflitto riuscire a rifornirsi di materie prime era diventato molto complicato e anche le esportazioni erano decisamente calate.

Ciononostante, Pirelli riesce a mantenere il suo equilibrio con la crescita della domanda interna: ora è l’esercito italiano il maggior acquirente dell’azienda di Milano.

Cavi elettrici per telegrafi e i preziosi telefoni da utilizzare sul campo, pneumatici e gomme per i veicoli ma anche per le biciclette.

Tutta l’esperienza Pirelli di cui abbiamo parlato finora viene messa al servizio dell’Esercito Italiano, con l’introduzione degli pneumatici per aereo.

Gli “Avio” di Pirelli sono presenti durante imprese leggendarie, come il volo su Vienna di Gabrielle D’Annunzio, una trasvolata ideata dal poeta italiano con lo scopo di lanciare su Vienna migliaia di piccoli manifesti in cui si esortava alla resa; oppure il raid Roma-Tokyo portato a termina da Arturo Ferrarin nel 1920.

Si pensi che la richiesta interna è così alta che nel 1918 i dipendenti di Pirelli sono circa 10.000, contro i 3.500 del 1914.

Dal 1915 al 1975 i pneumatici della Bicocca hanno seguito e sostenuto l’Italia “in volo”. Nel 1946, Alberto Pirelli (figlio del fondatore Giovanni Battista) scrive “Nel campo, di importanza sempre crescente, dell’aviazione i pneumatici di nostra produzione hanno potuto equipaggiare con risultati pienamente soddisfacenti tutte le classi di velivoli corrispondendo alle sempre maggiori esigenze dei costruttori, sia che si trattasse di ridurre al minimo l’ingombro ed il peso dei pneumatici destinati agli apparecchi da primato o da caccia, sia che si dovessero raggiungere le elevatissime prestazioni richieste dai grossi apparecchi da trasporto e da bombardamento“.

E il contributo di Pirelli continua anche durante il secondo conflitto, quando equipaggia i biplani in Africa Orientale oppure i bombardieri Savoia-Marchetti.

Ma non mancano anche altre nuove imprese, come il primo Giro Aereo d’Italia del 1930, vinto dal Colonnello Paride Sacchi con il suo Breda 15S.

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