Difesa: Corte dei Conti, spese militari all’1% del PIL. Spese per contenzioso superano i 2 miliardi

Spese militari al di sotto dell’obiettivo previsto dalla Wales summit declaration

Roma, 27 ago – L’Italia costituisce l’avamposto del fianco sud della UE e della NATO ed è, quindi, tra i Paesi maggiormente esposti al terrorismo, alla criminalità organizzata, all’immigrazione clandestina.

In relazione a quanto sopra, l’impegno della Difesa, nel 2016, si è concentrato nel presidio delle acque del Mediterraneo, finalizzato a contrastare il traffico illegale di migranti e al soccorso in mare delle imbarcazioni provenienti dal Nord Africa.

E’ quanto si legge nella “Relazione sul rendiconto generale dello Stato 2016“.

Sono proseguiti gli impegni assunti in ambito internazionale, relativi all’invio di contingenti militari in missioni di pace, di contrasto al terrorismo, di protezione di interessi nazionali. Il contributo dell’Italia alle organizzazioni internazionali autorizzato nel 2016 è stato di oltre 6.000 uomini, impegnati in 32 missioni. A tali attività si aggiungono le operazioni “Mare sicuro” nel Mediterraneo centrale – Stretto di Sicilia, che ha visto nel 2016 il recupero di 80.000 migranti, e “Strade sicure” per la vigilanza in Patria a siti e obiettivi sensibili.

Nel 2016 le missioni condotte fuori area finanziate con il decreto-legge di proroga hanno avuto una rilevanza finanziaria pari a oltre 1,03 miliardi di euro, ovverosia intorno al 5 per cento del bilancio della difesa. L’impegno finanziario prevalente ha riguardato gli interventi nel Medio Oriente (Iraq, Afghanistan e Libano) e nell’area del Mediterraneo.

Importante è stato, inoltre, il contributo delle Forze Armate nelle operazioni di soccorso delle popolazioni del centro Italia colpite dagli eventi sismici del 2016, che ha visto l’impiego di oltre 1.800 militari e 650 mezzi.

E’ proseguita la realizzazione di programmi di acquisizione di sistemi d’arma, specialmente nel settore aeronautico e navale.

Il 2016 costituisce ancora un anno di transizione per il rinnovamento dello Strumento militare: sono ancora in attesa di definitiva approvazione i principali documenti previsti dal c.d. Libro bianco, quali la “Revisione strategica della Difesa”.

Sono stati, peraltro, conseguiti gli obiettivi numerici prefissati dalla normativa in termini di soppressione e riconfigurazione degli enti e comandi nell’amministrazione centrale e periferica. L’Esercito ha implementato un’importante riorganizzazione degli alti comandi.

E’ proseguito il trend di riduzione del personale, con l’obiettivo di una forza militare pari a 150.000 unità nel 2024.

Le risorse stanziate per il dicastero nel 2016 ammontano a 22 miliardi, di cui circa 20 di parte corrente. L’incremento rispetto al 2015 è dovuto in parte al contributo straordinario di 960 euro annui, previsto dalla legge di stabilità per il 2016 per il personale delle Forze armate e di polizia e all’aumento delle dotazioni del fondo scorta degli Enti della Difesa.

Sotto il profilo della programmazione della spesa, va segnalata l’entità del contenzioso in sede civile e amministrativa, con un’esposizione finanziaria, rispettivamente di 1,5 miliardi e di 534 milioni.

Le spese militari ammontano, nel 2016, all’1 per cento del PIL, percentuale ben al di sotto dell’obiettivo previsto dalla Wales summit declaration del 2014 (raddoppio della percentuale entro i prossimi 7 anni). A tali risorse vanno comunque aggiunte quelle (ingenti) formalmente intestate al Ministero dello Sviluppo Economico, riguardanti il comparto della Difesa, che coprono buona parte degli stanziamenti definitivi, rispetto alle quali il ruolo del Ministero attiene al mero trasferimento e non alla programmazione e gestione dei progetti.

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Difesa: Corte dei Conti, spese militari all'1% del PIL. Spese per contenzioso superano i 2 miliardi
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