Ad un passo dalla rivolta! Le “Uniformi”: «rinnovo contratto o sarà sciopero generale»

poliziotti-antisommossa1Renzi: «Fare sciopero con milioni di disoccupati è ingiusto». Roma, 4 set – Rivolta, sì, non è un termine tenue, ma leggendo la nota congiunta dei rappresentanti dei miliari e delle forze dell’ordine il tono è quello.

Forse non tutti sanno che, per legge, né le forze dell’ordine né i militari possono scioperare (astensione volontaria dal lavoro): tuttavia è loro consentito manifestare liberamente, purchè – ovvio – si rispettino dei precetti piuttosto rigidi: fuori servizio, senza uniforme e fuori dai luoghi di servizio.

Per la verità queste limitazioni sono assai familiari per i poliziotti con statuscivile, molto meno per i corpi militari dove i termini “scioperare” e “manifestare” spesso vengono percepiti come sinonimi.

Ecco perchè leggendo nella nota congiunta la frase “sciopero generale” – frutto della riunione tenutasi questa mattina tra i sindacati e i Cocer– si ha la precisa sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di inaspettato.

«Quando abbiamo scelto di servire il Paese – si legge -, per garantire Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico eravamo consci di aver intrapreso una missione votata alla totale dedizione alla Patria e ai suoi cittadini con condizioni difficili per mancanza di mezzi e di risorse. Quello che certamente non credevamo è che chi è stato onorato dal popolo italiano a rappresentare le Istituzioni democratiche ai massimi livelli, non avesse nemmeno la riconoscenza per coloro che, per poco più di 1.300 euro al mese, sono pronti a sacrificare la propria vita per il Paese».

«Nonostante i sacrifici e i maltrattamenti sinora ricevuti, le donne e gli uomini in uniforme hanno continuato a servire i Cittadini italiani e le Istituzioni democratiche convinti che il Governo, anche in relazione ai continui impegni assunti formalmente con documenti ufficiali e con dichiarazioni sia dei Ministri che dei Capi dei singoli Corpi e Dipartimenti, avrebbe loro riconosciuto quanto negato negli ultimi quattro anni con il blocco del tetto salariale che, invece era dovuto».

strade-sicure-2013«Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica – sottolineano i Sindacati e il Cocer – siamo costretti, verificata la totale chiusura del Governo ad ascoltare le esigenze delle donne e degli uomini in uniforme per garantire il funzionamento del sistema a tutela della sicurezza, del soccorso pubblico e della difesa del nostro Paese, atteso le numerose richieste di incontro rivolte al Presidente del Consiglio, ad oggi inascoltate, a dichiarare lo sciopero generale di questi comparti poiché anche i Capi dei singoli Corpi e Dipartimenti e i relativi Ministri hanno girato le spalle al proprio personale».

«Per questo motivo, e nello spirito di servizio e di totale abnegazione per continuare a garantire la difesa, la sicurezza e il soccorso pubblico al nostro Paese, qualora nella legge di stabilità sia previsto il rinnovo del blocco del tetto salariale, chiederemo le dimissioni di tutti i Capi dei vari Corpi e Dipartimenti, civili e militari, e dei relativi Ministri poiché non sono stati capaci di rappresentare i sacrifici, la specificità, la professionalità e l’abnegazione del proprio personale».

«La frattura che si creerebbe in tale scenario sarebbe insanabile; per questo diciamo che in tale ipotesi, o restano loro oppure tutti quelli chi si sacrificano, ogni giorno e in ogni angolo del Paese e dell’intero mondo per garantire sicurezza e difesa».

«Per sostenere la difesa, il soccorso pubblico e la sicurezza del nostro Paese, concludono Sindacati e Cocer, in vista dello sciopero generale, che si terrà entro la fine di settembre, qualora dovesse essere rinnovato il blocco del tetto delle retribuzioni, attueremo, sin da subito, oltre ad una capillare informazione e sensibilizzazione della società civile sui rischi che corre, azioni di protesta su tutti i territori con la denuncia di tutte le disfunzioni, le esposizioni al rischio, sinora accettate nell’interesse supremo del servizio, nonché le scorte e i privilegi che la casta continua a preservare e che, nonostante i roboanti annunci sinora fatti dal Governo, ad oggi non sono stati né eliminati né ridotti preferendo, per far quadrare i conti, di penalizzare gli unici soliti noti contribuenti del nostro Paese, i dipendenti pubblici e i pensionati».

«Insieme alla protesta – conclude la nota – informeremo i cittadini dell’importanza vitale del nostro servizio e della specificità che contiene portandoci, quotidianamente ad esporci sino al rischio della vita».

Arriva a stretto giro di posta la risposta a muso duro del premier Matteo Renzi: «Riceverò personalmente gli uomini in divisa ma non accetto ricatti. Siamo l’unico Paese – si osserva – che ha cinque forze di polizia. Se vogliono discutere siamo pronti a farlo, su tutto».

«Ma – sottolinea Renzi – non tocchiamo lo stipendio né il posto di lavoro di nessuno. Tuttavia, in un momento di crisi per tutti, fare sciopero perché non ti danno l’aumento quando ci sono milioni di disoccupati è ingiusto».

I Segretari Generali di SIULP, SIAP-ANFP, SILP CGIL, UGL Polizia, COISP, CONSAP e UIL Polizia hanno apprezzato la disponibilità del Presidente Renzi ad incontrare i rappresentanti delle donne e degli uomini del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso pubblico.

«Le donne e gli uomini in uniforme – si legge in una nota – stanno rivendicando la restituzione di un maltolto da ben quattro anni in forza di una legge che per i magistrati è stata già dichiara anticostituzionale».

«Il blocco del tetto salariale – concludono i leaders sindacali della Polizia di Stato – è una ingiustizia insopportabile poiché, a fronte di maggiori responsabilità e di totale disponibilità all’impiego per fronteggiare le continue emergenze legate alla sicurezza, alla difesa e alla tutela del territorio del nostro Paese e dei suoi cittadini, mortifica la professionalità, la dignità e il sacrificio che quotidianamente svolgono i poliziotti, i vigili del fuoco e i militari per la tutela della libertà e della democrazia. Siamo certi che dal confronto scaturirà la giusta ed efficace soluzione alle problematiche della categoria».

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