Pinotti: «L’Is ci minaccia. Serve la Difesa»

roberta-pinotti1Roma, 2 set – (di Arturo Celletti) «L’Europa si sta svegliando. Sta cominciando a capire che l’egoismo è la sua condanna a morte, che alzare i muri vuol dire sgretolare i valori e i principi sui quali è nata. Tolleranza, solidarietà, condivisione sono parole che hanno perso forza travolte dal cinismo, dall’indifferenza, dalla mancanza di visione di troppi leader europei… ».

Una pausa leggera, poi Roberta Pinottiguarda avanti e intravede un’Europa capace di cambiare: «Un Tir della vergogna ha costretto la Ue ad aprire gli occhi; settantuno morti abbandonati dentro un camion in una autostrada austriaca hanno drammaticamente amplificato mesi di allarmi del governo italiano. Quei poveretti scappavano dalla fame e dalla guerra sognando l’Europa; l’Europa non può voltarsi dall’altra parte».

All’improvviso l’analisi lascia il posto alla proposta: «È ora di superare il Trattato di Dublino e di marciare a tappe forzate per una politica di immigrazione europea, per un diritto d’asilo europeo, per rimpatri condivisi».

Il ministro della Difesaragiona sottovoce, tra le luci e i rumori della festa dell’Unità di Firenze. Sulle grandi questioni del mondo e sulle sfide decisive della nostra Italia. Senza nascondere la minaccia legata all’avanzata dello stato islamico, senza negare le insidie che si agitano dietro la grande riforma costituzionale. È una notte calda dove si respira politica. Il ministro si sente a casa tra selfie e sfide a biliardino. Il popolo del Pd la chiama, la ferma, la interroga: ministro che fa Bersani, ministro che succede sulla riforma del Senato? «Succede che la minoranza Pd capirà. Siamo all’ultimo miglio, ci sono state due votazioni, fatico davvero a credere a uno strappo senza nessuna logica». Ancora una volta il ministro della Difesa prende fiato per qualche secondo come se volesse cercare le parole giuste per spiegare al popolo del Pd, al “suo” popolo, quello che succede tra Renzi e la minoranza. «Il superamento del bicameralismo era nel dna dell’Ulivo, nelle tesi dell’Ulivo: sono passati quasi vent’anni. Chi mette in discussione questa conquista vuole il male del partito e vuole il male dell’Italia». Quei giovani del Pd salutano Pinotti e si allontanano parlottando speranzosi; il ministro resta a ragionare di Europa e di Italia.

Provi a immaginare un suo “tweet” alla minoranza Pd: cosa scriverebbe?

Che bisogna chiudere in fretta. Lo dobbiamo a chi crede nel progetto del governo e a chi scommette sull’unità del nostro partito. Non mi interessano i numeri del Senato; mi interessa un Pd capace di confrontarsi con libertà ma anche di parlare a una sola voce nei momenti decisivi. Non voglio strappi, voglio responsabilità; non voglio prove di forza ma nemmeno giochi dell’oca. C’è ancora un margine di ragionamento e di mediazione, ma a questo punto tornare alla casella uno non è più possibile.

Ha mai preso in considerazione l’ipotesi che la riforma del Senato possa essere fallire?

Le riforme sono il cuore del progetto di questo governo. E se non passa quella costituzionale vedo inevitabile la crisi di governo. Poi la decisione sarebbe ovviamente nelle mani del capo dello Stato, ma come epilogo più probabile vedo il voto anticipato. Un voto drammatico che toglierebbe forza alla corsa dell’Italia. La ripresa c’è, i segnali che si accavallano sono forti, netti, convincenti. Sull’occupazione, sul Pil… L’Europa ha capito che facciamo sul serio e nella prossima legge di stabilità (magari con un di più di flessibilità) possiamo dare nuovi segnali: intervenire sul serio sulle tasse, immaginare un intervento per gli incapienti, mettere a punto un piano famiglia (che recepisca il Family Act di Area popolare) magari partendo dai nuclei più poveri e con più figli. C’è tanto da fare e riforme istituzionali e riforme economiche sono parte delle stesso progetto.

Per fare quello che il governo dice servono 15 miliardi, molti dovranno arrivare da un taglio alla spesa. La Difesa è pronta a fare sacrifici?

Le nostre parole d’ordine sono da tempo razionalizzare e ridurre. Ridurre i nostri militari (nel 2024 saranno 150mila, 40mila in meno da quando è stato deciso il piano di “tagli”) e valorizzare le nostre risorse non sfruttate. Possiamo riconvertire e mettere a reddito le nostre caserme non utilizzate e dare in concessione i nostri fari che possono diventare eccezionali hotel di lusso… C’è da fare usando la fantasia.

Anche nel Pd c’è chi dice «tagliamo gli armamenti e diamo a poveri e famiglie…»

Mi piacerebbe, ma non è possibile. Vorrei anche io un mondo ideale dove la Difesa può essere marginale. Non è così, non è questo il tempo delle sottovalutazioni. Il rischio terrorismo è alto, l’Isis fa paura ed è alle nostre porte. E poi c’è il Giubileo: abbiamo il dovere di prevenire e senza forze militari e di polizia addestrate e armate non è possibile. Ma è anche il momento della responsabilità, di mettere da parte ogni tentazione di propaganda: quando leggo l’equazione profugo-terrorista mi vengono i brividi. I terroristi non arrivano sui barconi.

L’ultimo dramma legato al Cara di Mineo…

Non vada avanti. A che servono le speculazioni sulla morte di due persone? E a che servono campagne d’odio contro gli immigrati costruite con squallidi slogan? Quel brutale assassinio ci interroga. A noi come governo. A noi come classe politica. E, ancora una volta, interroga un’Europa che deve trovare una strategia comune. Bisogna saper coniugare rigore e solidarietà, bisogna essere capaci di accorciare i tempi delle pratiche per definire lo status di chi arriva e bisogna immaginare un piano europeo per i rimpatri. È un progetto ambizioso ma è l’unico progetto possibile per chi si ostina a ragionare come Europa e non come Italia.

La Lega di Salvini non pare soffermarsi sul ruolo dell’Europa…

Della Lega e di Salvini non voglio parlare. L’accoglienza non porta consenso, ma la vita vale infinitamente di più di un punto percentuale nei sondaggi. E poi perché non si parla di quello che fanno tanti immigrati? Del loro impegno, della loro capacità di lavoro. Perché non ricordiamo quel cittadino ucraino che non esitò a intervenire per salvare una rapina e venne ucciso da malviventi italiani?

È pronto un piano anti-scafisti?

È giusto interrompere il traffico di vite umane organizzato da criminali senza scrupoli. Gli scafisti sono come le milizie dell’Is. Sono il diavolo. Sono gente priva di coscienza, di qualsiasi forma di umanità. Ho nella testa ogni immagine della tragedia della bambina diabetica morta in una delle ultime traversate in mare su uno dei tanti barconi della speranza. Ho pensato ai sogni e alle paure di quella piccola. Ho immaginato quei criminali gettarle in mare lo zainetto con l’insulina che le avrebbe salvato la vita. Ho pensato alla disperazione del papà vederla spegnersi tra le sue braccia. Poi l’ultimo atto. Il più meschino. L’hanno gettata in mare e quella piccola è scomparsa tra i flutti. Gli scafisti non sono esseri umani, sono mostri.

Insisto: c’è un piano Ue per neutralizzare i barconi e si è parlato dell’utilizzo di droni per farli saltare. Sarà così?

Rispetto al passato molto è cambiato anche nelle azioni in mare: ora i barconi vengono requisiti, ma non possiamo accontentarci. Certo dobbiamo riflettere sul fatto che per operazioni diverse serve l’Europa e serve la Libia. Come servono per qualsiasi intervento militare. L’Italia è pronta a fare la sua parte, ma solo in una cornice chiara, solo con il via libera dell’Onu, solo con una richiesta di un governo di pacificazione libico che ancora non c’è. Aspettiamo con fiducia un segnale da Bernardino Leon perché non è il momento di salti nel buio, è il momento di scelte decise ma razionali.

Torniamo all’Italia. C’è il fronte riforma del Senato e c’è quello unioni civili. Lei da cattolica dice sì?

La famiglia è mamma, papà e figli; le unioni civili non la mettono in crisi. E poi la Corte Costituzionale ha fissato dei confini precisi per una nuova legge: ha detto «evitiamo di rendere le unioni civili omogenee con il matrimonio, ma riconosciamole e garantiamole precisi diritti». Questo è l’approdo, obiettivo finale. Su questo la maggioranza può trovare l’unità ed evitare lacerazioni di cui il Paese non ha bisogno. Su questo ben venga un sì dei Cinque Stelle, ma il sì di Area popolare viene prima.

Ha ragione Area popolare quando dice le unioni civili non fanno parte di un patto di governo.

Ma sono un passo giusto, che non toglie luminosità al Paese, che non mette a rischio la forza del matrimonio e il valore della famiglia tradizionale. Che, anzi, è e resta centrale per questo governo. È un punto fermo della nostra società. E sarà al centro di una nostra prossima riflessione che parte da una considerazione: «Ottanta euro dati ad un single hanno un impatto diverso rispetto ad 80 euro dati a un padre di famiglia monoreddito con 4 figli. Dobbiamo porci questo problema». Sa chi lo dice? Matteo Renzi in un’intervista di quindici mesi fa. Il premier arriva sempre prima: l’Italia non si può permettere il lusso di trattare male chi fa figli. E il governo ha il dovere di fare quello che ha detto. A cominciare da un vero piano per contrastare una drammatica denatalità. (Avvenire)

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