F35, Pinotti: 38 velivoli fino al 2020. Rimodulazione dell’intero programma fino al 2026

f-35-pinottiRoma, 25 mag – In relazione alle recenti polemiche apparse sulla stampa riferite al programma F35, il ministro della Difesa Roberta Pinotti ribadisce che «Le azioni e le comunicazioni del Ministro della Difesa sono sempre state improntate alla massima trasparenza, correttezza d’informazione e onestà d’intenti, per cui appaiono prive di alcun razionale fondamento e certamente solo strumentali alla giustificazione di una posizione preconcetta, sia l’interpretazione malevola delle informazioni rese pubbliche, sia le accuse di aver mentito e di avere preso “decisioni insensate”».

«Tradizionalmente – continua la nota – , il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) presenta elementi consolidati per il triennio di riferimento e una proiezione a più lungo termine di come tali programmi evolveranno in futuro. La recente emanazione del Libro Bianco per la Sicurezza internazionale e la Difesa, tuttavia, introduce precisi indirizzi politici che potrebbero portare anche a una sostanziale revisione della pianificazione della Difesa».

«Nel DPP di quest’anno, pertanto, si è posta grande cura nell’assicurare che gli sviluppi dei programmi nel triennio siano assolutamente coerenti con le indicazioni del Libro Bianco, mentre quelli di più lungo termine fanno riferimento agli elementi di pianificazione ad oggi noti e che potranno essere modificati in relazione alla predetta revisione».

«Proprio riguardo alla volontà di dare precisa risposta alle mozioni della Camera dei Deputati – spiega il ministro della Difesa – è stata redatta, esclusivamente per il programma F-35, una scheda dettagliata che illustra le decisioni assunte per il breve e per il medio-lungo termine. Tali mozioni, giova ricordarlo, chiedono il rispetto degli impegni precedentemente assunti a livello internazionale, di massimizzare i ritorni economici, occupazionali e tecnologici, di valorizzare gli investimenti effettuati, di sviluppare e mantenere una solida base tecnologica ed industriale e, infine, di contenere i costi complessivi alla metà degli oneri originariamente stimati, tenuto conto dei ritorni economici e di carattere industriale».

«L’incertezza e la volatilità della situazione internazionale, peraltro, impongono di continuare a mantenere idonee capacità di difesa nazionali. “Insensato” sarebbe non farlo, facendoci guidare da facili utopie. “Sensato” è prendere decisioni che tutelino la sicurezza del Paese, pur nel rispetto delle attuali condizioni economiche che richiedono, almeno nel breve termine, interventi di razionalizzazione e di risparmio, anche a costo di accettare calcolati rischi».

«Nel DPP – sottolinea Roberta Pinotti – sono contenute due precise scelte che il Governo ritiene giusto fare: la prima, di breve-medio periodo, limiterà fino al 2020, le acquisizioni di velivoli JSF a quelli strettamente necessari a sostituire le capacità che saranno perse nei prossimi anni. Tale numero, oggi ipotizzato fino a un massimo di 38 velivoli, si pone in grande riduzione sia rispetto ai 101 originariamente previsti per questo lasso di tempo, sia alle diverse ipotesi che erano state fatte nel corso degli ultimi anni; la seconda, di medio-lungo termine, prevede una rimodulazione della pianificazione dell’intero programma per generare, fino al 2026, un’ulteriore efficientamento della spesa».

«Accanto a tali misure – conclude la nota -, il Governo accrescerà gli sforzi per ampliare ricerca e innovazione, ritorno industriale ed occupazionale correlato al programma, si da ridurre ulteriormente il costo complessivo per il Paese. Già oggi, a fronte di un investimento totale pari a circa 3,5 miliardi di dollari, i ritorni industriali in termini di contratti acquisiti sono pari a circa 1,6 miliardi di dollari».

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