Donna e madre in divisa, l’analisi della psicologa

donne-esercito-italianoRoma, 20 gen – (di Alessandra D’Alessio) Con la conquista della divisa da parte delle donne è definitivamente caduto l’antico tabù in base al quale nella società ci fossero dei lavori “per soli uomini”. In questi anni le donne hanno dimostrato di essere all’altezza del contesto militare dando prova di coraggio, determinazione ed orgoglio nel ricoprire i ruoli che fino ad un decennio fa erano ad appannaggio esclusivo degli uomini. La vita militare per una donna non è faticosa, anzi, in taluni casi ed in alcune missioni particolarmente difficili le donne hanno dato prova di ragguardevole resistenza e sopportazione dello stress, ugualmente ed anche più degli uomini stessi che culturalmente sembravano essere meglio predisposti per certi ruoli.

Hanno dimostrato che essere militare non significa avere una posizione ambivalente rispetto alla propria sessualità, che è possibile ricoprire questo ruolo mantenendo integra la propria femminilità e dimostrando che una donna è strutturata esattamente come un uomo.

Ma c’è un momento nella vita di una donna che segna un importante passaggio, un momento che la arricchisce ma allo stesso tempo la divide: il momento in cui una donna militare diventa “madre”. Questa nuova condizione le impone un nuovo assetto sia psicologico che pratico; non è più solo donna e, dunque, non è più solo un militare, ma è chiamata a svolgere un nuovo ruolo, il più complesso, quello della Madre.

Ciascuna donna affronta la nuova condizione con le risorse di cui dispone, con il retaggio educativo che le appartiene e con la grinta che la contraddistingue. Tuttavia i due ruoli sono in opposizione: la donna non è la madre e viceversa. E questa scissione psicologica è prerogativa più di una madre militare che di un padre militare poiché il rapporto fin dal suo principio, e quindi fin dal momento della gravidanza, è un rapporto unico ed irripetibile.

Se quindi a livello di essere uomo e donna non emergono differenze, delle differenze concrete le troviamo nell’essere madre e nell’essere padre. Sono differenze che attengono alla natura del rapporto della madre con il bambino che non è assimilabile a nessun altro rapporto, compreso quello con il padre.

Anche il padre nel processo di crescita ricopre una pluralità di ruoli fondamentali: laddove la madre è il riferimento emotivo per eccellenza il padre è il riferimento relativo alle problematiche concrete, laddove la madre incarna “il porto sicuro” sotto il punto di vista affettivo il padre rappresenta la sicurezza fisica che ingloba sia il bambino che la madre. Non ultimo il padre ha l’importantissimo compito di favorire quel necessario e graduale allentamento dell’iniziale rapporto simbiotico tra madre e figlio. Tuttavia tutte le teorie pedagogiche, psicologiche e psicoanalitiche convergono su un assunto: la madre è il primo riferimento per il bambino e la sua presenza è la condizione essenziale per un corretto sviluppo della personalità.

Le mamme per loro natura sostengono e veicolano meglio il mondo delle emozioni al bambino laddove invece i padri tendono ad affrontare i problemi concreti. E’ per questo che le madri sono il riferimento affettivo per eccellenza dei figli a qualunque età. La madre è da sempre al centro degli studi sull’infanzia e questo ci da la misura della sua importanza a livello relazionale ed educativo. John Bowlby nella sua teoria dell’attaccamento “madre-bambino” afferma che la deprivazione della figura materna ha degli effetti nocivi sulla vita del bambino e sulla sua personalità da adulto.

Nella mia esperienza con i militari rilevo il fatto che sono le madri a soffrire di più la separazione dal bambino, mentre per i padri, pur essendo motivo di forte dolore, la lontananza è vissuta come una condizione accettabile.

La vera prova a cui una donna militare si sottopone è riuscire a mantenere ben salda la sua appartenenza all’arma anche quando le varie missioni o imbarchi le chiamano ad un allontanamento prolungato dalla vita dei propri figli.

La vita militare, a differenza di altri contesti lavorativi, è strutturata in turni lavorativi anche di 12 ore, prevede lunghi periodi di distacco dalla propria famiglia quando la madre è chiamata in missioni che possono durare anche 6 o 7 mesi.

Una madre in divisa è trattata alla stessa stregua di un papà in divisa e ciò nonostante a livello psico- pedagogico sia ampiamente dimostrato che sia la madre che il bambino non debbano restare separati per periodi troppo prolungati.

Le donne che si rivolgono a me non vogliono quasi mai, a meno che non si tratti di situazioni patologiche, transitare ad un ruolo civile. Nella maggior parte dei casi desiderano sentirsi comprese. Per una donna militare accettare la separazione fisica dai propri figli per periodi molto lunghi ed a volte non definibili a priori, è motivo di forte stress soprattutto in situazioni in cui per motivi logistici non è possibile programmare telefonate, videochiamate, chat, ecc. Si pensi alle navi o anche a situazioni di guerra dove mantenere una buona e costante comunicazione con i bambini è spesso assai difficile.

Il rischio di un mancato percorso di sostegno psicologico in tali situazioni è quello che possa prendere il sopravvento un senso di colpa o un senso di inadeguatezza nella gestione della circostanza tale per cui la comunicazione a distanza con il bambino diventi ancora più problematica. Ciò che possiamo fare noi psicologi per le mamme militari è offrire un sostegno psico-pedagogico su come impostare una corretta ed efficace comunicazione con i propri bambini. Premetto che ogni situazione ha le sue peculiarità e che il sostegno non può essere generalizzato ma deve essere realizzato tenendo conto della presenza di più fattori: età di riferimento del bambino al momento del distacco, durata del periodo di separazione, presenza o meno di figure di supporto quali papà, nonni, zii e/o figure extra familiari come tate o baby sitter e situazioni di pregresso distacco. Non ultimo altre variabili legate alla relazione che fino a quel momento si è instaurata con il bambino ed a tutta una serie di abitudini di vita seguite fino a quel momento.

Il bisogno di ogni bambino è di mantenere un filo diretto costante con la madre, anche se questa è lontana fisicamente. Nel caso in cui la madre fosse impossibilitata a costruire una routine fatta di telefonate videochiamate ad orari fissi e stabiliti e quindi impossibilitata a creare momenti quotidiani di contatto attesi dal bambino, uno strumento efficace può rivelarsi quello di creare una casella di posta elettronica di esclusiva pertinenza madre-figlio ed utilizzata esclusivamente per implementare questo filo diretto al cui interno esprimere sia messaggi d’amore che pensieri estemporanei, fotografie, disegni e canzoni come a voler creare uno “scrigno d’amore” unico ed irripetibile dove il figlio, pur collegandosi in momenti differenti, possa ritrovare i segni tangibili di una attenta presenza materna seppur fisicamente distante e rispondervi con il suo mondo emotivo. Va da sé che questo è uno strumento utile e realizzabile con bambini già scolarizzati e capaci di utilizzare in maniera autonoma gli strumenti tecnologici adatti. Se fossero più piccoli andrebbero guidati in questo itinerario quotidiano dal papà o da un’altra figura capace di mantenere una posizione di accompagnamento e non di partecipazione poiché trattasi di un filo diretto con la mamma.


foto-dalessioAlessandra D’Alessio
La dott.ssa D’Alessio ha conseguito la laurea nell’anno 2000 presso l’Università degli studi “La Sapienza” di Roma con specializzazione in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni. Successivamente ha frequentato il corso di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia Psicoanalitica ad Orientamento Lacaniano presso L’Istituto Freudiano di Roma.

Attualmente si occupa di interventi di prevenzione, diagnosi e sostegno psicologico, in modo particolare si occupa di disturbi relazionali, dipendenze affettive, fobie, panico, disturbi ossessivo-compulsivi (compresi disturbi alimentari) e disturbi post-traumatici da stress.

Effettua seminari psicopedagogici presso numerose scuole romane dove affronta le tematiche inerenti la prevenzione della devianza e del bullismo ed è incaricata presso due asili nido romani per l’attività di sostegno alla genitorialità.

La dott.ssa D’Alessio risponde gratuitamente ai nostri lettori Icon_External_Link sul Forum

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.