Difesa, Rossi: rinnovare il nostro debito di riconoscenza verso quegli uomini della Acqui

acqui-cefaloniaVerona, 18 set – «Desidero rivolgere un deferente omaggio al Gonfalone della Città di Verona e alla Bandiera di Guerra della Divisione “Aqui”, ed esprimere al Sindaco di Verona, Flavio Tosi, e al Presidente dell’Associazione Nazionale Divisione “Acqui” di Verona, Professore Claudio Toninel, il mio più vivo ringraziamento per avere organizzato questa solenne cerimonia – ha esordito Rossi – Cefalonia, come altri luoghi simbolo della lotta di Liberazione, è per gli Italiani sinonimo di tragedia e onore. Sappiamo che i giorni successivi all’Armistizio dell’8 settembre segnarono l’inizio di una stagione dolorosissima per la storia del nostro Paese: una storia che da un lato, vide gli Italiani contrapporsi, gli uni agli altri, in una drammatica lotta fratricida ma, dall’altro, fu anche l’inizio dell’orgoglioso riscatto, vero momento fondante dell’Italia libera e democratica di oggi».

«In quelle drammatiche giornate – ha aggiunto il Sottosegretario – gli episodi di valore non mancarono: fu così a Porta San Paolo, dove operai e studenti, uomini e donne, affiancarono i soldati che opposero una strenua resistenza alle truppe del feldmaresciallo Kesserling, nell’ultimo disperato tentativo di difendere la Capitale. Fu così nelle acque della Sardegna, dove l’Ammiraglio Bergamini e i tanti Ufficiali, Sottufficiali e Marinai della Corazzata “Roma” e delle unità navali “Da Noli” e “Vivaldi”, per non venir meno al giuramento prestato, si inabissarono con le loro navi, colpite dalle bombe dell’aviazione tedesca».

«Fu così in Corsica, dove i soldati del 7° Corpo d’Armata italiano, comandato dal Generale Giovanni Magli, affrontarono con decisione il nuovo nemico, costringendo i reparti tedeschi ad abbandonare l’isola o ad arrendersi. E fu così a Cefalonia e a Corfù, dove gli Ufficiali, i Sottufficiali e i Soldati della Divisione “Acqui” scelsero di non cedere le armi ai tedeschi e di combattere, seguendo la via dell’onore e della lotta, fino al sacrificio estremo, con straordinaria dignità».

«La battaglia condotta nel settembre 1943 dalla Divisione di Fanteria da montagna “Acqui” contro i tedeschi nelle isole ioniche di Cefalonia e Corfù, dove caddero migliaia di militari italiani in nome dell’obbedienza agli ordini del Governo legittimo, è passata alla storia quale massimo esempio dell’onore militare, mai dissociabile dalla fedeltà alle Istituzioni. Gli uomini di un’intera Divisione, compatti, posti di fronte a una soluzione che avrebbe comportato la salvezza della vita, ma incompatibile con la loro dignità, scelsero di resistere con le armi all’intimazione tedesca di resa. Fu un moto spontaneo e consapevole, in un momento di eccezionale drammaticità, di smarrimento e di incertezza, mentre crollavano tutte le strutture dello Stato».

«Oggi riconosciamo in quella scelta la testimonianza certa dei principi dell’onore militare, dell’anelito di libertà e della consapevolezza necessaria per contribuire alla rinascita della Patria. Oggi siamo qui – ha concluso l’esponente di Governo – per non dimenticare, per ritrovare il filo della nostra democrazia e della nostra libertà e rinnovare il nostro debito di riconoscenza verso quegli uomini, che hanno scritto pagine di coraggio e di eroismo in un momento cruciale della nostra storia nazionale. Non è retorica, ma il sentito impegno di cui tutti noi dobbiamo farci carico affinché storie come queste possano essere tramandate alle giovani generazioni, perché in queste storie c’è il lascito di chi, con coraggio e sacrificio, ha combattuto la battaglia per aprirci a un futuro migliore».

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