Difesa: ministro Trenta al CASD, «Italia in UE scelta razionale, da soli impossibile affrontare sfide della globalizzazione»

ROMA – Oggi ha avuto luogo a Roma la cerimonia di apertura dell’Anno Accademico 2018 del Centro Alti Studi per la Difesa, che segna l’inizio ufficiale della 70ª Sessione dell’Istituto Alti Studi per la Difesa e del 21° Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze.

In occasione della cerimonia Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha portato il saluto del Governo, e delle Forze armate ed ha rivolto un saluto ai frequentatori appartenenti a tutte le Forze armate e alla Guardia di Finanza, nonché ai frequentatori civili.

Il ministro ha espresso l’auspicio che l’incontro «non fosse un momento meramente celebrativo, ma costituisse un’occasione per riflettere sui tempi che stiamo vivendo, che rappresentasse un’opportunità per tracciare un bilancio di quanto sta facendo il nostro Paese per dare risposte concrete alla crescente domanda di sicurezza interna e internazionale che proviene dalla società».

La politica militare italiana nel contesto mondiale ed europeo

«Ovviamente – ha dichiarato il ministro – la politica militare nazionale non può essere né compresa, né praticata se avulsa dal contesto europeo, nel quale siamo immersi per appartenenza geografica e identità culturale, né da quello mondiale. Ed è su questi due aspetti che voglio richiamare la vostra attenzione».

«Dunque il contesto mondiale, che è complesso, perché abbraccia la politica e l’economia, la cultura e la religione, la scienza e le tecnologie, e globale, perché non esistono aree geografiche trascurabili, sebbene per l’Italia l’attenzione maggiore vada posta ai teatri euroatlantico ed euromediterraneo, dei quali è parte integrante per motivi politico-istituzionali oltre che geografici. In questi anni abbiamo dovuto imparare cosa significhi garantire la sicurezza internazionale dopo la guerra fredda».

«Siamo intervenuti in luoghi lontani dai nostri tradizionali interessi, dall’Iraq all’Afghanistan, dal Kosovo fino al Libano, per contribuire al consolidamento di difficili processi di pace e possiamo affermare, con legittimo orgoglio, che la nostra presenza è stata davvero utile. Da ben quattro anni la comunità internazionale è costretta a confrontarsi con la minaccia rappresentata dal Daesh, un gruppo terroristico che ha saputo in poco tempo affermarsi come dominante, sia rispetto ad altre entità terroristiche, che conoscevamo meglio, sia rispetto alle strutture statuali “formali”. Tutti ricorderemo i primi passi concreti, attuati durante l’estate del 2014, e poi la rapida adesione di decine di Paesi alla più grande Coalizione internazionale della storia recente. Quanto avvenuto da allora è ben noto».

«Il Daesh è stato affrontato, combattuto e, in larga misura, distrutto, proprio lì dove si era basato e cercava di radicarsi, per trasformarsi in uno Stato. Il contributo dell’Italia è stato importante, in particolare in Iraq, facendo gravitare il peso maggiore del nostro intervento sui settori dell’addestramento e dell’assistenza alla Forze locali. Con i nostri soldati e i nostri Carabinieri abbiamo contribuito all’addestramento di decine di migliaia di militari e di poliziotti iracheni, che sono stati i veri protagonisti della lunga e difficile battaglia contro il Daesh».

«Anche laddove siamo intervenuti direttamente per condurre operazioni di sicurezza – come avvenuto per la protezione della diga di Mosul – ciò è avvenuto in un quadro più ampio di sostegno alle forze locali.
Analogo è stato il nostro intervento in Afghanistan, dove siamo presenti sin dalla fine del 2001 e dove restiamo, nel quadro del progressivo ripiegamento del nostro Contingente, uno dei Paesi più impegnati, sostenendo e assistendo sul terreno le forze di sicurezza locali, aiutando le autorità legittime in tanti settori economici e sociali e fornendo anche consistenti aiuti finanziari. L’Italia è presente, da oltre tre decenni, anche in Libano, che rimane un teatro di grande rilevanza strategica, oggi esacerbato dagli effetti della crisi siriano-irachena che vede tuttora un imponente flusso di profughi riversarsi nel Paese. In tale quadro, l’Italia ha assunto e continua a mantenere, sotto la bandiera delle Nazioni Unite, un ruolo di assoluto rilievo e prestigio internazionale nell’ambito della Missione UNIFIL, di cui ha avuto la leadership per 4 volte, a testimonianza del riconoscimento internazionale del fondamentale contributo fornito dal nostro Paese al processo di stabilizzazione. Ma il nostro impegno è oggi molto più ampio, in conseguenza del rinnovato interesse strategico verso il continente africano – con particolare riguardo al nord-Africa e alla fascia sub-sahariana – derivante da specifiche esigenze di sicurezza e difesa nazionali».

«Siamo, ovviamente, molto impegnati in Libia, un Paese che per ragioni geografiche, storiche, culturali e anche economiche riveste per noi grandissima importanza, oltre ovviamente che per le drammatiche ripercussioni che esso ha avuto e continua ad avere sul fenomeno dei flussi migratori clandestini nel Mediterraneo. Anche il Corno d’Africa, e la Somalia in particolare, è una regione che consideriamo fondamentale per la sicurezza internazionale e nella quale operiamo da tanti anni, per aiutare quel Paese a ritrovare la strada della pace. E’ stato necessario ampliare il nostro contributo anche alla stabilità della regione del Sahel, nel quadro del rinnovato impegno che l’Europa ha deciso di assumere per la stabilità e per la crescita del grande continente africano. In tale contesto si inserisce la missione militare italiana di supporto in Niger (MISIN), nell’ambito di uno sforzo congiunto, europeo e statunitense, per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento della capacità di controllo del territorio da parte non solo delle autorità nigerine, ma anche di quelle dei Paesi aderenti al cosiddetto “G5 Sahel”».

L’Italia in Europa: “scelta razionale e lungimirante”

«Il quadro che ho presentato è necessariamente ampio e complesso, e rispecchia la particolare mutevolezza di uno scenario strategico in continua evoluzione. In contesti del genere, i miracoli istantanei e definitivi sono impossibili. Ma è indiscutibile il circuito virtuoso che gli interventi della comunità internazionale, ai quali l’Italia ha partecipato sempre attivamente, hanno attivato per la normalizzazione politica e sociale in queste aree».

«Oggi l’impegno continua, insieme ai nostri alleati europei ed americani, perché l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica restano i cardini della nostra politica militare».

«L’Italia è un Paese europeo per vocazione, ma anche per scelta razionale e lungimirante. Nessuno in Europa, tanto meno l’Italia, potrebbe affrontare le attuali sfide della globalizzazione, che ci portano a contatto diretto con problemi di “governance” – e quindi, spesso, anche di sicurezza – su una scala non gestibile con le risorse disponibili a livello dei singoli Paesi. L’Italia ha sempre dato forti segnali di voler intraprendere il cammino verso una reale integrazione europea nel campo della Difesa. In questi anni sono stati compiuti importanti passi in avanti, molti di più di quelli fatti nei sessant’anni precedenti e finalmente iniziamo a vedere i frutti del nostro lavoro, tanto da poter affermare che oggi stiamo assistendo a un “nuovo corso” dell’Unione Europea».

«Ma è chiaro – sottolinea Trenta – che bisogna fare molto di più, perché siamo tutti consapevoli degli enormi vantaggi che deriverebbero da un approccio condiviso al tema della Difesa europea, non solo in termini di sicurezza e stabilità, ma anche in termini di rafforzamento del legame transatlantico. Il legame in tema di sicurezza fra le due sponde dell’Atlantico è saldo, oggi, come ieri, e rimarrà saldo anche domani. Rimarrà tale perché si tratta, prima di ogni altra cosa, di un legame basato sull’identità di valori, a partire dal rispetto per la democrazia e lo stato di diritto».

«La Difesa è un elemento centrale nel processo di aggregazione dell’Europa: ma l’Europa è molto altro e di più, è identità culturale, comunanza di valori, è “la nostra Patria Europa”, come ebbe a definirla Alcide De Gasperi già nel lontano 1954. Di questa Europa, oggi sentiamo la necessità di esaltarne ricchezze e potenzialità, senza nasconderci i limiti da superare e le fatiche ancora da compiere, ma convinti che oggi essa non è una scelta possibile, ma l’opzione necessaria per poter garantire un futuro di pace non solo a noi stessi ma anche ai Paesi vicini e al mondo intero. C’è ancora un grande lavoro da fare, ma se verrà portato avanti nel giusto modo riusciremo a creare un pezzo di quella identità europea di cui oggi il mondo ha assolutamente bisogno».

«Naturalmente siamo consapevoli che le risposte a tante domande non possono provenire solo dal mondo della Difesa. Se così fosse, il rischio sarebbe l’autoreferenzialità e la separatezza. Esse non possono che nascere dal confronto, ed il confronto sulle grandi questioni, sui grandi temi, va sviluppato con logiche adeguate e nei contesti adeguati. Io ritengo che il CASD, da questo punto di vista, possa essere un utile luogo di discussione e vero e proprio laboratorio di idee. Il Centro Alti Studi per la Difesa – così come efficacemente sintetizzato nel suo stesso nome – oltre a sviluppare ulteriormente la sua funzione, preservando e potenziando il suo ruolo centrale nella formazione interforze, ha tutte le capacità per avviare iniziative aperte a tutte le componenti del Paese, al fine di definire e sviluppare la cultura della Difesa in tutta la società. Si tratta di un impegno ambizioso, ma osservando quanto si è fatto qui sinora, apprezzando la qualità del lavoro svolto e le professionalità disponibili, credo che sia un progetto perseguibile e da perseguire».

«Vorrei dunque, che la giornata di oggi – ha concluso il ministro – , rappresentasse per tutti Voi frequentatori non solo l’inizio di un percorso di approfondimento culturale e professionale, ma al tempo stesso fornisse lo spunto per l’avvio di una riflessione sui temi che ho cercato brevemente di illustrare. A tutti Voi, che avrete il compito di trasferire presso i Comandi i Dipartimenti e le Istituzioni nazionali e internazionali le conoscenze che acquisirete in questo periodo di permanenza al CASD, rivolgo il mio migliore augurio per un futuro ricco di soddisfazioni e di successi».

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