Convegno Assodipro: Difesa comune necessità politica e sociale, non solo militare

assodipro-convegnoL’Europa per la Difesa spende più di Russia e Cina insieme. Roma, 28 feb – «La Comune Difesa Europea, prima che essere una necessità militare è una esigenza politica, sociale e di civiltà che ha cominciato a manifestarsi come questione centrale delle politiche comunitarie nel secolo scorso e con maggiore rilevanza negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale».

E’ quanto ha afferma Emilio Ammiraglia, presidente dell’Associazione Solidarietà Diritto e Progresso, nel corso del convegno tenutosi ieri a Roma sul tema “Le Forze Armate italiane nello scenario europeo“.

Nello scenario italiano, Assodipro si distingue per essere una delle più longeve ed autorevoli associazioni no-profit che si occupa di questioni militari (soprattutto a tutela del personale), in uno scenario desolante dove spesso operano squallide società a scopo di lucro che invece di garantire il personale militare mirano a depredarne i portafogli con la scusa dei ricorsi amministrativi.

Fatta questa doverosa premessa, per meglio far comprendere lo spessore dell’iniziativa, il convegno tenutosi presso la Sala delle Bandiere, Parlamento Europeo – Ufficio d’Informazione in Italia, ha visto avvicendarsi numerosi relatori che hanno tenuto incollati alle poltrone gli astanti intervenuti con informazioni di altissimo livello.

«A questa esigenza, che la storia riconosce come intuizione propedeutica del processo di integrazione europea voluto dai padri fondatori – spiega Ammiraglia -, offrirono un rilevantissimo contributo di idee, di sostegno e di faticoso lavoro di relazioni diplomatiche l’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il Ministro degli Esteri Carlo Sforza e quel romantico visionario federalista di Altiero Spinelli»: “Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni – dichiarava De Gasperi a Strasburgo il 12 gennaio 1951 -, senza una volontà politica superiore vivificata da un Organismo centrale, nel quale le volontà nazionali si incontrino, si precisino e si animino in una sintesi superiore, rischieremo che questa attività europea appaia, al confronto della vitalità nazionale particolare, senza calore, senza vita ideale. Potrebbe anche apparire ad un certo momento una struttura superflua e forse anche oppressiva quale appare in certi periodi del suo declino il Sacro Romano Impero“.

«Per assolvere a questi compiti l’Agenzia Europea della Difesa– costituita nel 2004 – opera per favorire lo sviluppo delle capacità difensive, per la promozione delle tecnologie e della ricerca per la difesa, per la promozione della cooperazione tra gli armamenti ed infine per la creazione di un mercato europeo di attrezzature per la Difesa e per il rafforzamento della base tecnologica ed industriale della Difesa europea».

«Una grande realtà istituzionale che tuttavia fatica a trasformare la sua missione in progettualità condivise e coerenti programmi di coordinamento degli armamenti. Tanto più ci si avvicina alla meta di armonizzare in ambito Unione Europea le politiche militari degli Stati membri, tanto più tornano a riproporsi i vizi delle non chiare competenze di campo, gli egoismi nazionalistici che frenano la dovuta cessione di sovranità in materia e i tanti interessi economici che il settore militare produce. E’ il Consiglio Europeo dello scorso dicembre a dirci attraverso le dichiarazioni del premier britannico Cameron e del Segretario Generale della NATO Rasmussen che l’Unione Europea faticherà ancora e per molto prima di veder realizzate le proprie ed autonome capacità militari. Sostiene infatti Cameron che è un bene la cooperazione fra le Nazioni per garantire sicurezza a tutti, ma non è beneche l’Unione Europea si doti di capacità comuni, eserciti, mezzi aerei ed altro; occorre stabilire in sintesi una separazione chiara tra la cooperazione e le capacità militari dell’Unione Europea. Per Rasmussen invece non si deve parlare di un esercito europeo ma di investimenti da effettuare per l’acquisto di mezzi da impiegare nelle aree critiche; se così sarà la NATO ne uscirà rafforzata».

emilio-ammiraglia180Emilio Ammiraglia, Pres. Assodipro«C’è poco da interpretare – sostiene Ammiraglia -; si torna ai piccoli accordi fra Stati ed a una chiara e robusta prevalenza NATO nella direzione delle operazioni militari di crisi».

F-35: un problema da risolvere

«Si è detto che l’F35 è la risposta tecnologica che le sfide di oggi richiedono; che è mutato lo scenario strategico-politico e geografico di intervento delle nostre forze militari, che occorre fronteggiare nuove minacce e sofisticati nemici; che occorre sostenere la pace anche lontano dai nostri confini e che questa risposta infine ce la chiede l’Europa. Qui non si tratta di essere pregiudizialmente prevenuti verso l’ammodernamento dei mezzi militari per appartenenza ad un pacifismo fine a sé stesso; no, si tratta di capire se il programma di acquisto degli F35 è un’esigenza vera, attuale, prioritaria, sostenibile, conveniente, condivisa e rientrante nel progetto di difesa europea del quale ad oggi conosciamo solo le direttrici politiche ma non gli aspetti esecutivi di realizzazione».

«Pur ammettendo che l’esigenza di dotare l’A.M. e la M.M. di questi nuovi velivoli fosse vera e reale, siamo proprio sicuri che la scelta più avveduta doveva ricadere sugli F35 e non essere indirizzata verso altre soluzioni che meglio avrebbero corrisposto ai nostri bisogni, ai nostri interessi nazionali e a quelli dell’industria europea? In ragione di ciò e per la eccezionale crisi economica che investe il Paese non sarebbe stato politicamente più saggio che il Parlamento procedesse con una moratoria all’acquisto degli F35 da utilizzare per una più approfondita ricerca
opzionale e come risposta agli attuali drammi sociali?

La crisi scaricata sul personale militare

«Era il tempo della crisi – prosegue Ammiraglia – che doveva suggerire alla nostra politica di guardare lontano cominciando a verificare il prodotto dei lavori dell’Agenzia Europea della Difesa per capire se in quel laboratorio erano in costruzione i necessari e richiesti progetti utili ad assecondare i nuovi assetti militari europei. Di questi tempi era chiedere troppo; l’importante era decidere in fretta».

«Il tutto è stato deciso infatti senza che gli organismi di rappresentanza dei nostri militari, i COCER delle FF.AA., potessero adeguatamente partecipare alla definizione dei citati provvedimenti nonostante questi fossero destinati a produrre effetti negativi sulle loro aspettative professionali, occupazionali, retributive, previdenziali e sulle loro famiglie, che in concerto con i blocchi stipendiali che stanno subendo da circa un lustro formano un quadro allarmante di desolante incuranza istituzionale e governativa».

«A tanta protervia – stigmatizza il presidente di Assodipro – oggi i COCER con un ritrovato ruolo di rappresentanza stanno reagendo con dignitosa fermezza e con una buona unità; hanno confutato con condivisibili analisi il teorema economico della difesa posto a base delle frettolose riforme da attuare dimostrando, essi sì, che i conti quelli veri, e non quelli artatamente manipolati non erano distanti dagli standard di spesa da raggiungere in prospettiva, 50% personale, 25% esercizio e 25% investimento tanto cari al già ministro della Difesa Di Paola e all’attuale Mario Mauro

L’appello agli attori politici e ai vertici militari: «fermatevi»

«Noi, pur impotenti rispetto ai fatti, alle ragioni vere o recondite, alle pressioni e agli interessi di tanti lobbisti mercanti e sodali promoter in divisa e in servizio parlamentare che hanno, in combinato disposto operato per il raggiungimento di questi scopi che urtano con il sentito del Paese, l’interesse generale della Nazione, il bene comune della popolazione e quello dei nostri soldati, noi ad essi diciamo FERMATEVI. Cambiare senso di marcia, riscoprire i veri, sovrani, autonomi e profondi orizzonti europei,valorizzare i talenti della nostra creatività e l’operare per essi e con essi è ancora possibile, nonostante lo stato di crisi in cui è sprofondato l’agire della nostra politica e delle nostre istituzioni».

Emmanuel Jacob, Euromil: bilanci della Difesa in flessione sono anche un problema politico

«Nessuno può negare che la crisi ha un’influenza negativa sui bilanci della difesa e il funzionamento delle nostre forze armate europee. Ma è solo la crisi finanziaria la colpa di questo malessere? Permettetemi di ricordarvi che in diversi paesi europei la spesa per il militare era in declino da quasi 20 anni».

Lo ha dichiarato Emmanuel Jacob, presidente di Euromil (European Organisation of Military Associations).

«Ciò significa che accanto al problema finanziario-economico c’è anche un altro elemento fondamentale che influenza il nostro funzionamento, vale a dire un problema politico. Dopo il periodo della guerra fredda diversi governi hanno fatto delle riforme alle loro forze armate. Da un lato l’esigenza di riforma è stata giustificata da un cambiamento della situazione geopolitica. Anche se questa era una reazione corretta si deve anche ammettere che la maggior parte di questi governi ha visto a quel punto la possibilità di ridurre le loro forze armate in numero e soprattutto per diminuire i loro bilanci della difesa. Ma nonostante questi tagli di bilancio la spesa totale per la difesa dei 28 stati membri, secondo l’EDA (l’Agenzia europea per la difesa), nel 2012 ammontava a 189,6 miliardi di euro, tanto quanto spendono Russia e Cina insieme».

emmanuel-jacobEmmanuel Jacob, Pres. EUROMIL«Il recente vertice dell’Unione Europea (dicembre 2013) si è concentrato proprio sugli aspetti della difesa, ma dai risultati del vertice sembra che tutti conoscano i problemi (e anche le soluzioni), ma non tutti i governi sono interessati a collaborare. Sarà una sfida spingere i governi europei verso un senso di comune interesse europeo e non più solo nei loro interessi nazionali e delle loro sovranità. Lo sviluppo della cooperazione militare europea deve essere più che un desiderio, la ricerca di una soluzione per spendere meno nei budget militari».

«Signore e signori – ha concluso Jacob -, il compito di EUROMIL è quello di promuovere le condizioni sociali e professionali di ogni singolo soldato europeo. Abbiamo fatto così dal 1972 e continueremo a farlo in futuro, anche se la strada è difficile. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che molte sfide saranno parte del nostro futuro! Ma è mia convinzione che EUROMIL, insieme ai singoli rappresentanti nazionali, come i nostri partner italiani, deve e sarà parte di questa futura comunità di difesa europea. Insieme siamo la migliore garanzia per le forze di difesa europee con personale motivato e protetto a livello socio-economico».

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.