Aeronautica: deficit di democrazia interna nelle FFAA è pericolo per la società

Eurofighter-coppiaRoma, 2 lug – «La IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati nel ciclo di audizioni previste nell’ambito dell’esame dei disegni di legge sulla “Riforma della Rappresentanza Militare” ha ascoltato il Cocer Aeronautica. Il pensiero espresso in Parlamento dal massimo organo di Rappresentanza del personale dell’Aeronautica è stato quello per una riforma della rappresentatività del personale in chiave sindacale».

E’ quanto si legge in una pdf nota del Cocerdell’Arma Azzurra.

«Ciò in linea e nel rispetto del sentimento del personale – spiegano i delegati – , delle tradizioni e dei deliberati delle assisi plenarie tenutesi negli anni in forza armata ed in coerenza con quanto previsto dai trattati europei in tema di diritti di rappresentanza sindacale e diritti associativi dei cittadini. Mentre in Europa ai militari viene riconosciuto in larghissima parte il diritto ad associarsi e di iscriversi ai sindacati, in Italia continua a permanere un pensiero estremamente conservatore e isolazionista che rischia di emarginare ulteriormente le forze armate italiane dal resto del contesto sociale».

«La vicenda dei nostri militari prigionieri in India è un esempio eloquente di quanto la rappresentanza attuale sia inerme e priva di qualsivoglia efficacia, financo quella di poter essere vicina ai fucilieri di Marina a New Delhi. In Germania, in Olanda, in Inghilterra e perfino in Serbia i militari si possono associare ai sindacati e costituirsi in associazioni di categoria e non risultano problemi operativi o di rispetto della disciplina o rischi democratici in questi paesi, ma tutt’altro. Perfino i nostri cugini della Polizia dello Stato operano con grande responsabilità ed efficacia a garanzia delle libere istituzioni e del cittadino pur avendo riconosciuti i diritti sindacali».

«Tale deficit di democrazia e trasparenza in un apparato vitale dello Stato che ha il monopolio dell’uso della forza – sottolineano i delegati dell’Aeronautica militare – , non rappresenta un problema unicamente interno alle forze armate bensì un potenziale rischio per la stessa società e per la stabilità delle istituzioni che dovrebbe interessare concretamente tutte le forze politiche del Paese. Il Cocer Aeronautica continuerà la sua battaglia per i diritti e sta valutando anche la fattibilità di adire direttamente gli organi giurisdizionali europei per il riconoscimento del diritti previsti dalla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo».

I fatti registrati da GrNet.it nel corso degli anni danno ragione ai militari dell’Aeronautica. Tanto per fare un esempio recente, giusto un paio di giorni fa capita che un militare della Marina si rivolge ad un delegato Cocer per cercare di risolvere un problema di tipo amministrativo. Niente di particolare, normale amministrazione.

Il delegato Cocer della Marina si attiva e nel volgere di un paio di giorni riesce a risolvere l’impasse che preoccupava il militare. Apriti cielo!

Nei confronti del militare in questione viene avviato un procedimento disciplinare per lesa maestà che, tradotto nella freddezza dei codici si traduce nel “non aver osservato la via gerarchica”. Nessuno infatti si deve azzardare a considerare (sul serio) la Rappresentanza militare e i delegati eletti come organi di tutela. Quindi punizione per dare l’esempio.

Il Cocer Marina reagisce e pdf con una delibera ad hoc comunica «di esprimere la propria contrarietà al comportamento assunto dal Comandante delle Scuole Sottufficiali di La Maddalena, che notificava la contestazione degli addebiti per un comportamento che a parere di questo Consiglio rappresenta la fiducia espressa non solo nei confronti della Rappresentanza ma della stessa amministrazione, di cui la R.M. fa parte».

Ma questo è solo un episodio fra i tantissimi che testimoniano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, dell’urgenza di cancellare quelle norme polverose che negano ai militari un sistema di tutele analogo ai colleghi europei, affrancandoli da quell’odioso paternalismo delle gerarchie militari che pretendono di avere sia il ruolo di censori che quello di parte sociale.

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