Sindacato militare, Colombo (Cocer Marina): proposte di legge sul tavolo inadeguate

ROMA – Il Ministro della Difesa ha auspicato che la legge sul sindacato militare sia emanata su iniziativa parlamentare possibilmente condivisa tra maggioranza ed opposizioni, data la delicatezza della materia.

Nel frattempo è stata autorizzata la costituzione di alcune associazioni a carattere sindacale tra militari, la prima delle quali è stato il “Sindacato Italiano Militari Carabinieri“.

In Parlamento, ad oggi, sono state depositate due proposte di legge: l’Atto Camera 875 – primo firmatario On. Corda – e l’Atto Camera 1060 – primo firmatario l’On. Tripodi, che da una prima lettura appaiono come una forma mista tra la moribonda Rappresentanza Militare ed il nascente sindacato.

Antonio-Colombo
Capitano di Fregata Antonio Colombo – Cocer Marina

Chiediamo ad Antonio Colombo, delegato Cocer Marina, da tempo assertore della necessità di passare al sindacato quale opinione si è fatto.

«Facendo una battuta entrambe le proposte di Legge posseggono la caratteristica di disciplinare l’esercizio sindacale mediante… una riforma della Rappresentanza Militare. Parlando invece seriamente queste proposte contengono uno strumento, le Rappresentanze Unitarie di Base, che viene eletto con le medesime modalità dei Cobar. E’ vero che è prevista la partecipazione alle elezioni anche di liste presentate dai sindacati, ma di fondo si sta creando un modello misto “Rappresentanza in periferia e Sindacato al centro” che rischia di non essere né carne né pesce».

Per quale motivo è stata scelta questa strada?

«La mia sensazione è che chi ha scritto queste norme abbia compreso solo in parte la necessità esistente e ineludibile di una forma di tutela sindacale che sia profondamente diversa dalla Rappresentanza Militare, che dia vere tutele alle esigenze singole e collettive dei militari e quindi non si è voluto discostare dal modello esistente. Non si è tenuto conto che il personale delle Forze Armate oggi è differente culturalmente e professionalmente da chi si era arruolato nel lontano 1978, anno di nascita della prima forma di rappresentatività del personale; pensare che la nuova norma a più di 40 anni di distanza si basi ancora sulla costituzione di “Cobar” anche con altro nome non è realistico».

Qualcuno teme che la nascita dei sindacati mini la funzionalità e la operatività delle Forze Armate, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

«Lo ritengo un timore senza fondamento. Parlando di diritti sindacali nessuno ha mai pensato interferire con le esigenze operative o l’addestramento che sono il motivo stesso di esistenza dei militari, o al diritto di sciopero. Oggi il personale di tutti i gradi sa meglio di quaranta anni fa cosa significhi giurare fedeltà alla Repubblica ed ai valori costituzionali, ma sa anche che a fianco dei doveri gli sono dovuti dei diritti, che però faticano a essere applicati nella pratica quotidiana. Mi vengono segnalate questioni che dieci anni fa sembravano superate, situazioni dove viene messa a dura prova la pazienza del personale e dove non sempre c’è chiarezza e trasparenza».

Ci sarà un motivo a questa situazione.

«A mio avviso in gran parte la causa sono i tagli al bilancio della Difesa che le Amministrazioni hanno stati quasi in toto scaricato su tutto ciò che non è operatività e quindi di riflesso sul personale. Le risorse a favore di alloggi, vestiario, mense e trasferimenti del personale sono stati colpiti a più riprese incidendo negativamente sulla funzionalità delle Forze Armate, mettendo in difficoltà chi gestisce uomini e mezzi e conseguentemente hanno minato la fiducia e la motivazione che quotidianamente sono necessari al personale nell’affrontare i sacrifici richiesti, per non parlare della modesta corresponsione delle attività operative che lo scorso Governo non ha voluto nemmeno discutere nel corso del rinnovo contrattuale. In questo il Sindacato può essere quel pilastro esterno che garantendo una forma di vigilanza sul rispetto individuale e collettivo dei diritti aiuterà a rendere più equo e quindi migliore lo strumento militare».

Cosa si aspetta dalla legge sul sindacato?

Il punto di partenza potrebbe essere l’esistente Legge 121/81 contenente le norme sindacali per la Polizia ad ordinamento civile, che purtroppo i parlamentari fino a questo momento non hanno preso in considerazione. In linea di principio una buona legge sul sindacato dovrebbe consentire allo strumento di rappresentare e trovare soluzioni alle esigenze singole e collettive e contribuire a sanare le situazioni di disagio che vive il personale militare; anche per questo occorre estendere le materie oggetto di attenzione sindacale: ordinamento, modalità di trasferimenti, effetti dell’impiego sulla famiglia, aspetti della logistica di supporto al personale devono a mio parere essere inclusi nelle competenze delle nascenti sigle sindacali.

Anche sul fronte della principale funzione del Sindacato a livello centrale e cioè la negoziazione del contratto entrambe le proposte non delineano da subito le prerogative dei nascenti sindacati, eppure appare facile: sarebbe sufficiente estendere quanto previsto per i sindacati di polizia con la Legge 195/95, prevedere per il FESI od emolumenti simili la contrattazione di secondo livello ed applicare anche per i dirigenti militari quanto già previsto per quelli delle Forze di Polizia ad ordinamento civile.

Il percorso delle leggi sul sindacato è appena iniziato ed è probabile che altre proposte si affiancheranno, si può ragionare su tutto, anche su modifiche al modello finora tratteggiato nei due Atti Camera, ma occorre avere ben chiaro l’obiettivo finale: costruire una architettura che consenta la piena funzionalità delle associazioni sindacali e la rappresentatività reale del personale».

Sommario
Sindacato militare, Colombo (Cocer Marina): proposte di legge sul tavolo inadeguate
Article Name
Sindacato militare, Colombo (Cocer Marina): proposte di legge sul tavolo inadeguate
Author
Publisher Name
GrNet.it
Publisher Logo
Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.