Difesa: Guerini al Corriere, «Avanti sugli F-35. Ok a Conte delega ai Servizi»

II ministro della Difesa: dai nuovi jet benefici anche economici

ROMA – Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha rilasciato oggi un’intervista a Fiorenza Sarzanini, del Corriere della Sera, che rilanciamo.

«Rinnovare la nostra flotta aerea è un bisogno oggettivo e non rinviabile». Così il ministro della Difesa Lorenzo Guerini traccia la linea sull’impegno al rispetto dei patti sugli F-35 che il presidente Giuseppe Conte aveva assicurato al segretario di Stato Mike Pompeo.

Nella maggioranza che sostiene il governo ci sono pareri contrari, soprattutto all’intemo del Movimento 5 Stelle.

«È un dibattito che rispetto e a cui guardo con attenzione. Però io ho il compito di assumere decisioni che, nell’interesse nazionale, rispondano ad alcuni punti fermi. Ho la responsabilità di assicurare efficacia ed efficienza dello strumento militare con numeri – in termini di uomini e mezzi – che soddisfino l’esigenza operativa. E posso assicurare che la partecipazione dell’Italia al programma F-35 risponde a questi obiettivi ed è dettata da queste necessità».

Quindi lei condivide le rassicurazioni fornite da Conte a Pompeo?

«L’Italia è un Paese affidabile e credibile rispetto agli impegni interazionali presi in piena coerenza con il nostro sistema di alleanze. Partecipiamo alle missioni internazionali con uomini e donne che si distinguono per la loro capacità e professionalità e che voglio sempre ringraziare. Contribuire al programma F-35 è un segno tangibile della nostra affidabilità. Senza trascurare il ritorno anche in termini economici».

F35Si riferisce allo stabilimento novarese di Cameri?

«È il centro europeo scelto come principale luogo per l’assemblaggio e la manutenzione degli aerei dell’intera aerea euro-mediterranea, e abbiamo l’obiettivo di espandeme la capacità produttiva. E poi non bisogna trascurare tutto l’indotto della piccola e media impresa che ruota in torno alla produzione e alla manutenzione degli F-35».

Dunque si procede?

«La decisione di questi giorni riguarda semplicemente il programma di acquisto per il prossimo triennio. Certo, si terrà conto delle compatibilità economiche e finanziarie, ma la decisione sarà assunta sulla base dei principi cardine che ho richiamato: efficienza operativa dello strumento militare, coerenza con gli impegni assunti e attenzione ai ritorni industriali e occupazionali».

In questi giorni di polemiche sul ruolo dei servizi segreti molti politici, primo fra tutti Matteo Renzi, hanno chiesto al premier Giuseppe Conte di cedere la delega sui Servizi segreti. Lei come la pensa?

«C’è una legge, la 124, che regola questa materia con precisione e puntualità. Specifica che al presidente del Consiglio è attribuita l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza. E lui, “ove lo ritenga opportuno”, può delegare le funzioni. Non credo ci sia altro da aggiungere».

La maggioranza è comunque in tensione. Lei crede alla tenuta di questo governo?

«I governi devono preoccuparsi di trovare soluzioni efficaci ai bisogni dei cittadini e noi abbiamo questo obiettivo, che si può e si deve raggiungere con il contributo di tutti coloro che vi concorrono».

E ci riuscirete?

«Stiamo facendo scelte concrete, dal taglio del cuneo fiscale che significa più soldi in tasca ai lavoratori, all’attenzione alle famiglie e in particolare a quelle con figli, ci stiamo occupando della sostenibilità ambientale nel settore produttivo e di essere protagonisti in Europa per dare respiro alla nostra economia».

Quindi l’alleanza Pd-M5S funziona?

«È un esperimento delicato ma necessario perché l’Italia stava rischiando grosso. Ora occorre responsabilità, aiutando il governo a far sempre meglio nelle sue scelte e nelle sue decisioni. Nessuno deve abdicare alle proprie convinzioni e alle proprie proposte, ma metterle al servizio di un progetto comune per i cittadini».

M5S: «Guerini rinnega storia PD rilanciando vecchie bufale. fiducia in Conte»

Nel primo pomeriggio arriva per la reazione piccata di alcuni esponenti del M5S.

«Le parole del ministro della Difesa sugli F-35 sono sorprendenti. Sorprende la disinvoltura con cui Lorenzo Guerini, in poche battute, ha rinnegato anni di battaglie del Pd contro questo programma di cui nel 2014 aveva chiesto il dimezzamento in Parlamento. Cosa ne pensa il segretario Zingaretti di questa svolta? La condivide?», si chiede il senatore Gianluca Ferrara, capogruppo M5S alla Commissione Esteri di Palazzo Madama.

«Sorprende che il ministro abbia deciso di vestire i panni del piazzista – prosegue Ferrara – riesumando le vecchie bufale propagandate dal marketing di Lockheed Martin e dei suoi lobbisti italiani, ripetutamente smentite da autorevoli esperti e da generali e industriali onesti: la bufala dell’unica soluzione per rinnovare la nostra flotta, la bufala degli impegni internazionali vincolanti, la bufala dei ritorni industriali e occupazionali. Non si può continuare a prendere in giro gli italiani con queste falsità. La partecipazione italiana al programma F-35 sarà rivisto, checché ne dica il ministro Guerini: il dossier è in meno al presidente Conte, di cui ci fidiamo e dal quale ci aspettiamo una decisione concreta sulla rinegoziazione del programma», conclude il senatore cinquestelle.

«Nessuno mette in dubbio la nostra partecipazione al programma F-35 e il rispetto degli impegni presi con l’alleato Usa, che riguardano ad oggi l’acquisizione di 28 aerei, e sui quali ovviamente non possiamo tornare indietro» – dichiara la senatrice M5S Daniela Donno, vicepresidente della Commissione Difesa di Palazzo Madama.

«Ma non si può neanche mettere in dubbio, come sembra voler fare il ministro Guerini, che il futuro della nostra partecipazione verrà rivisto e rinegoziato, come confermato dal presidente Conte, secondo il nostro interesse nazionale». «Il programma F-35 può essere riconsiderato non solo in termini temporali ma anche quantitativi – spiega la senatrice Donno – senza alcun pregiudizio per la nostra sicurezza nazionale e per le nostre relazioni con Washington, né tantomeno per la nostra industria che potrebbe avere maggiori benefici da programmi alternativi».

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