Tre Carabinieri arrestati. Riflessioni a margine di due pagine del giornale

carabinieri-alta-uniformeRoma, 9 feb – (di Giuseppe Lussorio Fadda) Tre Carabinieri arrestati e due denunciati, tra gli arrestati figura un ufficiale Comandante di compagnia e due marescialli. In questo modo la stampa regionale sarda comunica la notizia. Il Comandante della Legione Carabinieri, intervistato dalle tv locali, visibilmente amareggiato e addolorato da  quanto e successo, dichiara di sentirsi come un  padre che ha denunciato i propri figli: questa metafora rende più che esaustiva l’amarezza del Generale. Nella stessa intervista il Generale dice che  saranno i magistrati giudicanti a sentenziare se questi militari hanno commesso i reati di cui vengono accusati.

Scrivo questo articolo perché la notizia affligge anche me, non perché siano coinvolti dei Carabinieri, in quanto ormai è spiacevolmente frequente che militari dell’Arma siano denunciati per aver commesso reati, ma per la diretta conoscenza di alcuni dei militari coinvolti, tra cui il comandate della compagnia, anche se non è mai stato un mio superiore diretto: ho sempre sentito i suoi subalterni  parlarne  molto bene della sua professionalità ed in modo particolare della sua umanità nei confronti dei suoi sottoposti e dei cittadini. L’amarezza esternata dal Generale è evidentemente profonda e sincera e non si ha motivo di dubitarne, perchè è una persona della quale, soprattutto da parte dei tantissimi Carabinieri suoi dipendenti, che conosco, se ne parla molto bene, sia per  la professionalità sia per l’umiltà e la sensibilità manifestata nel cercare di dare ai propri dipendenti la necessaria serenità per svolgere bene il proprio lavoro e aiutarli quando hanno dei problemi, in particolar modo dal punto di vista familiare. Mi auguro che tutti i colleghi coinvolti possano dimostrare la loro innocenza ma, se colpevoli, si assumano le proprie responsabilità. Nella stessa intervista il Generale ha purtroppo dichiarato qualcosa che, per chi indossa le stellette ed in particolare chi veste gli alamari, è una verità sacrosanta… tranne rare eccezioni solitamente riguardanti chi ha almeno una torre o una greca sulle spalle.
Il Generale giustamente dichiara che il giudizio penale sulla colpevolezza dei militari inquisiti spetta ad un tribunale ma l’Arma dei Carabinieri ha una sua regola interna, non scritta ma solitamente applicata, che nella maggior parte dei casi, anche con una sentenza penale di assoluzione, emette sentenza di condanna “interna”, anche se non scritta. La fase dell’inquisizione si chiama procedimento disciplinare. Questo procedimento, come detto, dopo aver raccolto tutti gli elementi necessari, sanziona un militare anche prima ancora che un magistrato, come previsto dalla costituzione italiana, emani una sentenza, sarà quindi sempre difficoltoso per “l’inquisito” avanzare  di grado come previsto o ricoprire incarichi ritenuti di pregio. Nel procedimento disciplinare al cittadino militare è vietato avvalersi di un legale per la difesa, se poi  vengono ravvisati dei reati previsti dal codice penale militare, si procederà anche per questi reati, morale, tre procedimenti, e se colpevole tre condanne, a volte per lo stesso fatto. Come prima anticipato, vi sono le eccezioni ove, ad un procedimento disciplinare giustificato e ben argomentato, invece che sfociare in punizioni e blocchi carriera, semplicemente finisce nel nulla: a conferma di questo, in un quotidiano regionale sardo, nella pagina precedente il servizio sugli arresti di Mogoro, un altro articolo dava la notizia di un Generale di Divisione dell’esercito che, su proposta del ministro della difesa, veniva promosso a Generale di Corpo d’Armata, l’apice di una carriera ove arriva solo chi “merita”. Nello stesso articolo si sottolineava come l’avanzamento professionale del Generale fosse costellata di soddisfazioni e successi, arricchita dalla stima dei soldati che hanno lavorato con lui e che lui continua ha considerare come figli.

Faccio i miei complimenti al Generale che, sicuramente, ha meritato la promozione per le sue capacità e basterebbe, inoltre,  il solo fatto di aver comandato la prestigiosa e pluridecorata Brigata “Sassari” alla quale sono legato da un cordone ombelicale: i miei avi hanno indossato quell’uniforme, alcuni sino all’estremo sacrificio. Nello stesso articolo si precisa però che il Generale fu processato dalla magistratura militare in seguito all’attentato di Nassirija e condannato, in primo grado, a due anni di reclusione per “Omissione di provvedimenti per la difesa militare”, reato previsto da codice penale militare di guerra. Successivamente questa accusa infamante fu cancellata dalla corte d’appello militare con una piena assoluzione. Mi sorge però spontanea una domanda: il Generale e stato sottoposto a procedimento disciplinare? Se è stato anche lui “inquisito” non è valsa per lui la regola che, a fronte di una sentenza di assoluzione vi era già una “condanna” interna non scritta? E nel caso di una “condanna” non scritta come si può arrivare a raggiungere il più alto grado della gerarchia militare? Se non ricordo male su questo sito ho letto di un Generale dei  Carabinieri condannato in primo grado a parecchi anni di reclusione per dei reati gravissimi, ma invece di essere, almeno, trasferito ad altro incarico, ha continuato a comandare uno dei più prestigiosi reparti dell’Arma. Neanche in questo caso è stata usata quella regola.
 
Chiudo, con una preghiera che rivolgo al Generale Luigi Robusto, Comandate della Legione Carabinieri Sardegna. Signor Generale: lei ha dimostrato, attraverso le sue dichiarazioni, tutta la sua amarezza per l’arresto dei suoi uomini, ha gestito in modo eccellente i mass-media mandando un’immagine sicuramente positiva dell’Arma, ha sinceramente dichiarato, come un vero padre di famiglia, di sentirsi prostrato dai fatti accaduti, ma la prego, se veramente l’Arma dei Carabinieri è una famiglia, è in questi momenti che i suoi componenti si devono sentire vicini a chi sbaglia, ed in particolar modo alle famiglie che non hanno nessuna colpa, anche loro vittime, loro malgrado. Vada dalle mogli, dai figli e dai genitori di questi Carabinieri che hanno perso la strada perché stanno sicuramente soffrendo molto più di qualunque altra persona coinvolta in questa storia, porti a loro il conforto come farebbe un padre o un nonno. Sono certo che sarebbe il gesto più bello che l’Arma possa dare in questo momento a queste famiglie: la sua vicinanza nel momento dove un figlio è caduto in disgrazia.  

Giuseppe Lussorio Fadda
Brigadiere dei Carabinieri in pensione
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