Sicurezza e Difesa, il decreto “salva stipendi”: come infinocchiare la truppa per mettere al sicuro gli stipendi dei generali

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Roma, 30 mar – (di Antonello Ciavarelli) Lo scorso 23 marzo il Consiglio dei Ministri ha emanato il decreto legge 27/2011, tanto atteso dal mondo delle divise. L’ultima manovra economica, com’è noto, oltre a bloccare i contratti, bloccava tutti gli emolumenti connessi all’avanzamento di grado e all’anzianità dei militari. I problemi, ad una lettura superficiale del testo normativo, sembrerebbero risolti ma…..

Come sono andate le cose? A che punto siamo e cosa è indispensabile fare almeno da parte del Cocer?

Leggendo attentamente il decreto si nota che i 115 milioni di euro stanziati rispettivamente per il 2011, 2012, 2013 sono stati stornati da quelli stanziati per il riordino delle carriere.

La legge finanziaria n. 350 del 2003, che all’epoca in quanto rappresentanti salutammo con grande entusiasmo, si è svuotata dell’aspetto essenziale, cioè quello economico. Infatti furono stanziati 73 milioni di euro per il 2004, 118 per il 2005, e dal 2006 in poi 122 milioni per ogni anno (per un totale di 770 milioni di euro). Con la manovra della scorsa estate, tali risorse sono state sottratte e riassorbite dal Governo fino alla data del 2010. Perchè?

In sostanza le Amministrazioni hanno pensato bene di usare i fondi per il riordino delle carriere per compensare i tagli della manovra in questione. In fase di trattativa, si presumeva che i fondi del riordino da mettere in gioco fossero solo quelli del 2011. Infatti essendo già nell’anno in corso, tutto faceva presumere che quei fondi facessero la stessa fine di quelli degli anni precedenti. Con la meraviglia di chi era in buona fede, ci si è trovati con un decreto che priva dei fondi per ben 3 anni, rimandando il riordino per un improbabile 1° gennaio 2014.

Che ha fatto il Cocer?

Sono apprezzabilissime le azioni di pressing, in tutti i sensi, sulla politica. Sono note le efficienti incursioni del Cocer Carabinieri, ed anche le azioni in ordine sparso di altri delegati del Cocer Interforze. È mancata, però, l’azione più importante, cioè quella corale, unita e condivisa. Al di là delle polemiche sulla proroga, si è percepito una volontà di non far sapere ai militari che le risorse destinate sin dal 2004 ai “non dirigenti e non direttivi” in realtà serviranno a compensare tutti i tagli previsti sulle busta paga degli Ufficiali, adeguamento Istat compreso.

Viceversa per i contrattualizzati rimarrà il blocco dei contratti per tre anni. Nessuno però focalizza l’attenzione sul fatto che in 5 anni i vari governi non hanno voluto avviare seriamente la riforma delle carriere. Nel frattempo in parlamento però, c’è un disegno di legge, che sta bruciando le tappe: si tratta della socialmente inopportuna legge sulle posizioni vicarie dei Vertici delle Forze Armate, che aumenterebbe ulteriormente lo stipendio di alcuni generali, motivo per cui alcuni parlamentari non ritengono importante una audizione del Cocer. Per i Sottufficiali e Graduati si è trattato di compensare con i fondi del riordino le risorse per l’avanzamento di grado e per gli assegni funzionali (che non si percepisce ogni due anni, ma al 17°, 27° e 32° anno di servizio). Quando un 1° Maresciallo viene promosso Luogotenente, non percepisce neanche 40 euro mensili di aumento. Un ammiraglio promosso, percepisce almeno dieci volte di più. Questi conti, che hanno una tendenza alla banalizzazione, riescono però a far percepire la realtà, è cioè, che circa i 2/3 dei fondi, che furono stanziati per il riordino delle carriere (i 770 milioni), saranno destinati per risolvere tutti i problemi degli Ufficiali (aumenti biennali compresi), e solo in parte minima per “i militari poveri”, operazione degna di “un Robin Hood al contrario”.

yachtSolitamente quando una barca affonda il comandante è l’ultimo ad abbandonare la nave. Oggi invece gli ufficiali saranno costretti a subire l’umiliazione di vedere la nave affondare, lasciare gli equipaggi in mare con dei canotti e andarsene tranquillamente con lo yacht.

Comprendo con quale “dispiacere” la maggior parte di loro stia subendo tale situazione.

Per i “non direttivi e non dirigenti” sarà un arrivederci, se non un addio, al riordino e alla speranza di risolvere le sperequazioni rimaste fra i marescialli Capi (o Capi di 1ª classe). Ad aggiungersi agli effetti negativi di questo decreto, che lo si vorrebbe far passare per un successo, ci sono problemi altrettanto importanti come l’erosione dei diritti che subdolamente tendono ad essere negati.

Il nuovo codice dell’ordinamento, nato per semplificare le normative accorpandole in un unico testo, dopo il lavoro del “copia e incolla”, si rilegge privo di quei diritti acquisiti negli anni, come la libertà di pensiero, la malintesa pretesa di limitare le libertà politiche, nella possibilità di ricorrere al tribunale amministrativo ecc. .

A fronte di ciò diventa assurda l’inerzia nell’ intraprendere azioni per una riforma della rappresentatività militare. Fra i motivi della raccolta di firme, intraprese da me è dal collega Chinè, vi sono questi argomenti, con la speranza di deliberare una richiesta di autorizzazione alla costituzione di un gruppo di lavoro ed un tavolo tecnico con lo Stato Maggiore Difesa.

Che dovrebbe/potrebbe fare il Cocer?

Innanzitutto riunirsi. L’esempio dovrebbe venire dal Presidente, e dai delegati del comitato di presidenza e a seguire tutti i delegati.
Se il Cocer Interforze con pazienza non si riappropria del proprio ruolo, si continuerà ad esporre alle generalizzate critiche di inoperosità. Lo stesso Presidente si continuerà ad esporre a chi lo considera il “delegato Cocer del Governo”, “il Presidente dello Stato Maggiore Difesa”, e il “simpatizzante” della Rappresentanza militare a cui partecipa nei ritagli del suo prezioso tempo. Non ho mai nascosto l’affetto che nutro per la persona del presidente e collaborerò, affinché non ci siano più le condizioni perché queste critiche si ripetano. I lettori che vorranno intendere, sicuramente intenderanno …

Il titolo dell’articolo è a cura di GrNet.it

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