Pirateria: chiesta al ministro della Difesa maggiore tutela per i militari

pirata-somaliaRoma, 14 nov – (di Antonio Ciavarelli) In qualità di delegato del Cocer, nel contesto di un incontro con il ministro della Difesa Di Paola tenutosi giorno 8 novembre, tra l’altro ho sentito di ringraziarlo per l’impegno profuso nella triste vicenda dei colleghi trattenuti ingiustamente in India.

In ambito del contrasto alla pirateria ho spiegato come, ormai tutti noi, conosciamo la legge che ha istituito il servizio dei Nuclei Militari di Protezione e le regole di ingaggio. Sappiamo della mancanza di accordi bilaterali con le Nazioni rivierasche; delle problematiche esistenti nella regione del Kerala ed eventuali dispute fra i pescatori locali e delle nazioni vicine come lo Sri Lanka. Sappiamo che il coordinamento di tutte le operazioni è sotto la responsabilità del Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV), dotata di una avanzata centrale operativa.

Abbiamo anche compreso dall’audizione avuta al Senato lo scorso marzo dal ministro degli Affari Esteri, che “l’ingresso della Lexie nelle acque indiane, si è tratto dal sotterfugio della polizia locale” che aveva chiesto al Comandante di “dirigersi nel porto di Kochi per contribuire al riconoscimento di sospetti pirati“. Inoltre che, l’armatore ha dato l’autorizzazione ad entrare nelle acque territoriali e quindi in porto. Tuttavia, da quanto riferito dallo stesso ministro Terzi, si è percepita un’ingenuità da parte del Comandante della Squadra Navale e del COI Difesa i quali “non avanzavano obiezioni, in ragione di una ravvisata esigenza di cooperazione antipirateria con le autorità indiane non avendo alcun motivo di sospetto“.

Premesso ciò, ho chiesto al ministro se oggi per i fucilieri impiegati a bordo delle navi mercantili, ci siano maggiori garanzie, se ancora non ci siano accordi bilaterali con stati costieri nella zona. Ho chiesto, inoltre, se non sia il caso di cambiare la convenzione con gli armatori al fine di rendere chiare le responsabilità operative e quelle politiche. A bordo di quelle navi ci sono degli uomini che rappresentano la Nazione. Dovrebbe essere quindi il Governo a decidere se e come mettere a rischio il personale militare in talune situazioni, o al contempo se mettere a rischio gli interessi economici e commerciali privati sia pure legittimi.

Con la nota capacità di sintesi il ministro Di Paola ha risposto: “posso garantire che un fatto del genere non si ripeterà e soprattutto non sarebbe accaduto se non ci fosse stato un modo d’agire non del tutto trasparente, da parte dello Stato in questione. Sono state riviste le procedure necessari perché non ci possano essere più rischi“. Poche e sintetiche parole, che rassicurano…. finchè sarà lui ministro ma dopo, la politica, che garanzie continuerà a dare sotto l’aspetto della tutela fisica e giuridica ai colleghi che navigano in quelle acque?

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.