Perché sciogliere i Carabinieri é fondamentale per un corretto passaggio al ministero dell’Interno

carabinieri-parataSuperare una cultura militare che per quasi trent’anni ha reso inapplicabile la legge 121/1981. Roma, 14 ott (di Valerio Mattioli) Da alcuni mesi sono ormai incessanti i richiami del ministro dell’interno Maroni sulla necessità di una riforma che veda una reale unificazione delle Forze di Polizia con il contestuale passaggio dell’Arma alle dipendenze di tale dicastero. Parimenti, si susseguono le esternazioni in senso contrario del ministro della Difesa che, minacciando in passato di amputarsi un arto giura, invece, che i carabinieri resteranno alla Difesa.

Non vi è dubbio che quelle del ministro della Difesa siano dichiarazioni politiche, valide solo per il tempo in cui furono fatte e, se date alla carta stampata, buone solo per produrre fogli di giornali idonei ad avvolgere pacchi o quant’altro se non, addirittura, in vista dell’inverno, ormai imminente, a permettere un’accensione più rapida della legna da ardere in stufe e caminetti.

La necessità di affrontare immediatamente la militarità dell’Arma è dettata dall’esigenza di applicare l’art. 3 della legge 121/1981 secondo la quale «L’Amministrazione della pubblica sicurezza è civile ed ha un ordinamento speciale». Inoltre, proprio tale militarità ha creato uno spazio di autonomia di per sé anomala e che la magistratura invidia sicuramente atteso che, questi ultimi, sono quotidianamente oggetto di attacchi da parte dei politici, a differenza dei carabinieri che pur espletando indagini e proponendo misure restrittive al magistrato di turno, assai raramente sono oggetto di reprimenda quando commettono errori.

La militarità non è quindi vista come necessità di combattere più efficacemente la criminalità, dal momento che il codice di procedura penale stabilisce modalità di intervento uguali per tutte le Forze di Polizia, ma come lo scudo di un’autonomia tanto agognata quanto suscettibile di creare spazi di extraterritorialità del diritto nel quale persino il magistrato fatica ad entrare.

La necessità dello scioglimento dell’Arma segue a ruota quello della Polizia di Stato; infatti, quest’ultima, non è mai stata smilitarizzata, contrariamente a quanto si crede, perché prima del 1981 non esisteva. Infatti l’art. 23 della legge 121/1981 sancisce che «Il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e il Corpo di polizia femminile sono disciolti».

Con lo scioglimento dell’Arma si spezzerebbe ogni legame con la Difesa che, in maniera soffocante e per quasi duecento anni, ha condizionato destini, carriere ed efficienza di una Forza armata la quale, nonostante il suo impegno, vede da sempre intere regioni ancora sotto il controllo della criminalità organizzata.

Inoltre, lo scioglimento dei carabinieri non pregiudicherebbe mai la loro storia giacché, per la Polizia di Stato fu previsto, all’art. 27 della legge 121/1981 che «Le bandiere appartenenti e le decorazioni concesse al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e al Corpo della polizia femminile sono attribuite alla Polizia di Stato». Giocoforza, in maniera analoga si opererebbe anche per l’Arma.

Quanto alle rappresentanze dei carabinieri (COBAR, COIR e COCER), impropriamente chiamate dalla stampa meno informata “sindacati”, la loro reazione non può suscitare alcuna preoccupazione, giacché i loro pareri non sono, per legge, in alcun modo vincolanti per la dirigenza.

Quanto alla base dell’Arma, essa mancherebbe del tutto di leaders e rappresentanti capaci di far valere le proprie opinioni, atteso che, quando pure esistono, sembrerebbe siano impegnati in dissidi interni il cui unico scopo sarebbe la conquista non di una leadership solida e duratura, ma di una visibilità interna od esterna che si esaurirebbe, di massima, a mere rivendicazioni economiche e di carriera.

Al via, dunque, lo scioglimento dell’Arma dei carabinieri, certi che la sicurezza, talvolta, passa attraverso un forte atto di imperio politico come questo, inteso a strappare dal controllo dei militari dello Stato Maggiore della Difesa una Forza di Polizia che, per tale peculiarità, è estranea a tale dicastero.

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