Militari: arriva il sindacato ma i Carabinieri hanno "paura". Testimonianza diretta - GrNet.it - Network su Sicurezza e Difesa

Militari: arriva il sindacato ma i Carabinieri hanno “paura”. Testimonianza diretta

Roma, 7 maf – (di Giuseppe Lussorio Fadda) La Corte Costituzionale nei giorni scorsi ha sentenziato il diritto di iscriversi ad un sindacato da parte del personale militare e per quel che ho potuto capire la Corte ha dato delega al Parlamento per determinarne limiti e restrizioni visto lo speciale status militare di chi vi potrà aderire.

In attesa delle motivazioni, questa è sicuramente una sentenza storica, pur con le limitazioni che avrà: finalmente i militari potranno far valere i loro diritti senza ricorrere ai tribunali civili o amministrativi.

Personalmente gioisco per tutto il personale militare, in particolare per gli appartenenti all’Arma dei  Carabinieri, che più di tutte le altre forze armate ha bisogno di una maggior tutela del personale che solo un sindacato serio e preparato può garantire.

Dopo questa decisione della Suprema Corte mi è capitato di parlare con molti Carabinieri in servizio e la maggior parte di loro non sapeva di questo verdetto e quei pochi che ne avevano sentito parlare non hanno dato il giusto peso a questa sentenza epocale.

In verità gli organi di stampa non hanno dato alcun risalto alla notizia, anche sui social network e testate giornalistiche digitali nessuna enfasi od approfondimento è stato dato per questa decisione dei supremi giudici; solo i siti ed i forum “militari”, che da anni portano avanti le battaglie per il riconoscimento dei diritti del lavoratore in uniforme ne hanno parlato in maniera adeguata.

Da parte dei comandi supremi nessun commento, forse staranno cercando i politici di riferimento per aumentare le restrizioni e le limitazioni previste nella sentenza alle future organizzazioni sindacali.

Per contro dai delegati COCER in carica solo silenzio eppure, questi signori, continuano a chiedere a gran voce nuove regole con più poteri per poter difendere i diritti dei loro rappresentati, ecco, oggi questi strumenti ci sono, si chiamano diritti sindacali, ma probabilmente non ne parlano per paura di non riuscire ad entrare nel nuovo sindacato perdendo, di conseguenza, i loro tanti e tangibili privilegi.

I miei interlocutori militari continuano a rimanere nella convinzione che con i sindacati nulla cambierà ed i luoghi comuni si sprecano… ed ecco sentire «che tanto ruberanno più di prima…», «che dovremo anche pagarli di tasca nostra…», «che si faranno solo i fatti loroche costa troppoche nulla cambierà…»  anche quando gli facevo notare che il costo sarebbe stato meno della metà di un abbonamento a SKY o Mediaset Premium a cui quasi tutti sono abbonati, facendomi  capire che, per loro, è più importante il film in prima visione o l’evento sportivo che la tutela dei loro diritti.

Eppure tutti questi colleghi si sono sempre lamentati del COCER, solo pochi lo difendono sostenendo che i delegati non hanno gli strumenti necessari ed i poteri per portare avanti qualsivoglia importante battaglia sui diritti del personale militare.

Gli strumenti ed i maggiori poteri stanno bussando alla porta ma nessuno sembra disposto ad aprirla, forse perché un po’ tutti ne hanno paura, una paura atavica che è stata instillata nella mente di ogni cittadino militare per cui l’iscrizione ad un sindacato corrispondeva ad essere sovversivi, paura che l’iscrizione, pur legittima e legale, potrà cambiare la valutazione del superiore nella stesura delle note caratteristiche e di conseguenza l’avanzamento di grado, paura che l’iscrizione possa pregiudicare o provocare un trasferimento, ma in particolar modo paura del superiore, ufficiale, che sicuramente non vede di buon occhio la sindacalizzazione dell’Arma; anche se i signori ufficiali ancora non capiscono che potranno avere essi stessi grandi vantaggi, fra tutti la maggiore trasparenza, specialmente nel loro  meccanismo di avanzamento e nelle destinazioni delle sedi di servizio.

Come detto prima questa è una sentenza storica ma se gli stessi che devono beneficiare di questa nuova buona norma sono contrari, allora non sono servite a nulla le lotte fatte in tanti anni sui diritti negati al cittadino in uniforme.

Questi  Carabinieri con cui ho parlato si sono comportati allo stesso modo di altri colleghi in tempi in cui solo parlare di sindacato era “reato”, colleghi che a parole volevano fare la “rivoluzione” ma che poi, con una semplice diffida orale dell’ufficiale, se la sono data a gambe levate.

Ricordo un aneddoto di circa 20 anni orsono: il Comandante Provinciale dove svolgevo servizio, radunò tutti i militari dipendenti, compresi gli ufficiali, per una comunicazione urgente; nella circostanza ci comunicò che il Comando Generale aveva dato disposizioni limitative in merito all’iscrizione dei Carabinieri ad una rivista specializzata in problematiche riguardanti la Benemerita.

Nella lettera  Il Comando Generale sosteneva che quella rivista, nonché la sua redazione, fossero una vera e propria associazione sindacale, di conseguenza il solo abbonamento a detta rivista era considerato quale iscrizione ad un sindacato; il Comandante sottolineò anche che, chi si era iscritto, doveva dare subito la disdetta oppure sarebbe stato sottoposto a procedimento disciplinare con tutte le conseguenze connesse.

L’irritazione dell’ufficiale, anche comprensibile, era data dal fatto che il Comando Generale dell’Arma gli aveva comunicato che nel SUO Comando due suoi militari risultavano uno segretario regionale e l’altro segretario provinciale; nella sua ramanzina il Comandante ogni tanto si voltava verso il sottoscritto dicendo: “Vero Fadda?” alchè, anche io irritato, chiedevo lumi del perché di tale comportamento nei miei confronti, e non essendo mai stato iscritto a quella rivista, diffidai l’ufficiale ad associarle il mio nome e la sua risposta fù diplomatica e diretta: “Parlo con la Nuora perché senta la Suocera”, e aveva pienamente ragione visto che al mio fianco erano seduti sia il segretario regionale sia quello provinciale.

Per vie ufficiose venni poi a sapere che il mio nome era stato segnalato in un rapporto riservato dalla compagnia competente ai comandi superiori, perché nel Ponte Radio dove svolgevo servizio in turni da 10/15 giorni, durante una ispezione da parte del comandante della stazione, era stato trovato un modulo di iscrizione a quella rivista, e manco a dirlo nel periodo del ritrovamento, di turno al Ripetitore c’era il sottoscritto. In questo “volantino”, da una parte era stampato il modulo per l’iscrizione a questo giornale (non compilato), nel retro vi era stampato una foto di un Carabiniere del G.I.S. in azione e che mesi prima qualcuno dei colleghi con i quali mi avvicendavo aveva appeso al muro come poster per abbellire il locale.

Non bastasse tutto questo, un giorno trovandomi al Comando Regione per delle visite mediche in infermeria incontro il mio ex comandate di compagnia che poi con il grado di Tenente Colonnello era diventato Capo Ufficio Segreteria e Personale che, mentre era assieme ad  altri ufficiali del suo ufficio, vedendomi, mi apostrofa: “Ecco il Brigatista”, gli risposi, piccato, con le stesse parole che avevo detto al mio Comandate Provinciale diffidando anche lui ad associare il mio nome all’anzidetta rivista.

Comunque anche senza essere mai stato iscritto, e senza mai aver letto una pagina di questo giornale ero diventato agli occhi dei colleghi e dei superiori un “Sindacalista Carbonaro” ma, sicuro della mia “innocenza”, non diedi peso a tutto questo ed anzi, in alcune occasioni, era motivo di orgoglio sentire i colleghi che ricordavano le diffide fatte di fronte a tutti a questi ufficiali superiori.

Ricordo che in quei giorni tanti colleghi che si erano abbonati vivevano nel terrore di un imminente procedimento disciplinare nei loro confronti, in particolare i sottufficiali, i quali erano quasi tutti iscritti per via di un ricorso legale promosso dalla redazione di quella rivista, e molti che prima facevano proclami sui diritti che si sarebbero avuti con questa iscrizione/associazione, successivamente alla diffida da parte del Comando Generale, iniziarono ad avere paura, tutti si guardavano in cagnesco, con il timore che un collega ruffiano potesse riferire al Comandante della sua iscrizione.

Eccoci tornati ad oggi: nulla e cambiato, siamo sempre al punto di partenza, nessuno si vuole esporre, si aspetta che gli eventi evolvano e che altri  facciano le battaglie per poi salire sul carro del vincitore.

Mi auguro di cuore che quanto scritto sia solo una mia impressione e che i  Carabinieri, qualunque grado rivestano,  colgano subito questa opportunità, iscrivendosi in massa al sindacato per dare un segnale forte della voglia di cambiare per avere un’Arma sempre più democratica.

Una riflessione si deve fare anche sul sindacato che verrà, dalla sentenza emessa dalla Corte i militari potranno costituire associazioni professionali sindacali proprie con il divieto di adesione ad altre sigle sindacati esistenti: di fatto si potranno fondare nuovi sindacati esclusivamente per la categoria militare e questo non può essere altro che un bene in quanto un nuovo soggetto sindacale preposto alla difesa dei diritti dei soli militari sarà più motivato ed avrà più ambizioni, ma non dovrà assolutamente essere in nessun modo collegato ai sindacati tradizionali, che in questi ultimi anni non hanno dato prova di difendere i diritti dei lavoratori, che, anzi, hanno fatto l’interesse degli imprenditori ed industriali, complici di una politica con cui litigano di giorno per andarci a letto di notte.

I nuovi rappresentanti sindacali, oltre a difenderne i diritti, dovranno ricordare al militare anche i doveri visto che spesso molti si dimenticano le responsabilità del  lavoro che stanno facendo.

Chiudendo le mie riflessioni devo dire che anch’io ho paura. Ho paura che nei vari sindacati che si costituiranno si potranno infiltrare alcuni dei vari delegati COCER che in questi anni non hanno sicuramente dato prova di salvaguardare i diritti e il benessere del personale oppure ufficiali in servizio e non che nella loro carriera hanno trattato i loro dipendenti come servi per poi ergersi a loro difensori solo per motivi di opportunità politica o di carriera.

Queste sono le mie paure, ma sono fiducioso che i  Carabinieri sapranno scegliere i loro rappresentanti sindacali per avere una istituzione più democratica e al passo coi tempi. Questa mia fiducia e data da un dato di fatto, oggi nell’Arma qualcosa e cambiato: al suo interno ci sono delle persone che ai miei tempi non c’erano, le Donne.

Giuseppe Lussorio FADDA

Brigadiere CC. in pensione

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1 Commento

  1. Paolo T. dice

    “Questa mia fiducia e data da un dato di fatto, oggi nell’Arma qualcosa e cambiato: al suo interno ci sono delle persone che ai miei tempi non c’erano, le donne”… accidenti… se questo è il grande progresso e se la tua fiducia sta tutta qui andiamo proprio bene. La serietà di un’istituzione non si vede da questo. La qualità della vita in un’istituzione non è data da chi assume o meno ma dalla mentalità e dal comportamento di chi già vi appartiene. Potrei raccontare molti fatti poco lusinghieri in tema di donne e FF.AA./FF.OO. ma non è questo il momento, invece vorrei che molti carabinieri oggi avessero una mentalità più virile, meno servile e più conscia della propria dignità. E smettiamola per favore con le fesserie e le smancerie politically correct, ne abbiamo strapiene le tasche! Spero di essermi spiegato.

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