Meno stipendi, meno pensioni e meno diritti, ecco la tanto magnificata specificità

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Ma il cattivo è Tremonti o chi, in nome della specificità, ammicca vertici e Cocer e prende in giro militari e cittadini? Roma, 2 mar –  (di Gianluca Taccalozzi) In tempi non sospetti insieme a pochi, pochissimi altri, denunciavo le “trappola” che si celava dietro la c.d. “specificità”. Oggi, purtroppo, i fatti ci stanno inesorabilmente dando ragione ed anche chi, accogliendo le vuote promesse dell’attuale maggioranza o, meglio, di una parte di essa (La Russa, Gasparri, Ascierto, Maroni, Ramponi ….), affermava che la “specificità” era una conquista epocale per poliziotti e militari, si sta pian piano ricredendo.

E’ evidente come l’attuale esecutivo abbia usato un’atteggiamento contraddittorio ed, in qualche modo, irridente nei confronti di migliaia di poliziotti e militari, da una parte promettendo vantaggi economici e previdenziali (in realtà mai realizzati) e dall’altra tagliando ferocemente ed iniquamente pensioni e stipendi e comprimendo i già minimi diritti dei militari.
Oggi, leggendo tra le righe dei comunicati dei sindacati e, soprattutto, dei COCER (EI e CC in primis), si comprende come stia prendendo corpo una teoria che individua nei ministri Brunetta e Tremonti i “cattivi” di turno, il primo reo di aver demonizzato i pubblici impiegati ed il secondo reo di non aver considerato minimamente la specificità del comparto Sicurezza e Difesa tanto cara a quella parte di maggioranza che si è sempre professata amica di militari e poliziotti. Ma le cose stanno effettivamente così, oppure si sta tentando di attribuire la responsabilità del mancato riconoscimento economico della specificità all’intransigenza del ministro dell’Ecomomia e, di conseguenza, all’inevitabile, contingente ed impersonale crisi economica?

Se ripercorriamo tutte le tappe che hanno determinato l’attuale situazione, non è difficile comprendere come i ministri Tremonti e Brunetta a torto o ragione, hanno sempre adottato un atteggiamento coerente considerando i militari e poliziotti alla stessa stregua degli altri pubblici impiegati, mentre un’altra parte della maggioranza (La Russa, Gasparri, Ramponi, Maroni & co.), in nome della specificità, ha continuato a promettere epocali vantaggi economici e previdenziali. Promesse che, alla luce dei fatti, non sono stati in grado di mantenere, come peraltro era largamente presumibile e preventivabile, visto il momento di crisi economica, il giro di vite sul pubblico impiego che il governo si accingeva ad intraprendere e la contrarietà da sempre coerentemente manifestata dal Ministro Tremonti.
La sensazione che se ne ricava è che qualcuno (La Russa, Gasparri, Ascierto, Ramponi, Maroni & co.):

  • sta utilizzando la teoria specificità per respingere le richieste di diritti e democraticità avanzate dai militari (vedi proposta “Galioto” di riforma della rappresentanza militare) e per annullare quei pochi diritti conquistati dai militari sulla scia della smilitarizzazione della polizia (orario di servizio, accesso agli atti, diritto al ricorso, ecc.); nel tentativo, nemmeno troppo celato, di riportare i militari alla situazione di ante 1981 (fedeli ed acritici servi senza alcun diritto);
  • fatto più di una concessione a CoCeR (es. proroghe) e vertici (es. ingiustificate moltiplicazioni di posizioni dirigenziali);
  • illuso militari e poliziotti che la specificità potesse renderli immuni dai tagli previsti per il pubblico impiego, ed oggi, una volta palesata l’inconsistenza delle promesse fatte, tenti di ribaltare le responsabilità all’intransigenza del Ministro Tremonti ed alla crisi economica.


Gianluca Taccalozzi
Presidente Direttivo Nazionale Ficiesse
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