Libia: la “guerra-lampo” era un sogno, la situazione si rivela più complicata del previsto

gheddafi5Roma, 3 mag (di Luca De Fusco) Le notizie che giungono a tamburo battente dalla Libia non fanno presagire una veloce soluzione del conflitto. Gheddafi sembra aver riassunto seppur parzialmente il controllo della situazione non solo dal punto di vista militare come dimostra la ripresa degli attacchi a Misurata ma anche perchè ha ripreso i giochetti mediatici che gli erano abituali prima del ritiro delle sanzioni imposte dall’Occidente.
Gheddafi , già tenente poi auto-promosso a colonnello, non ha mai avuto capacità militari degne di nota ma è stato abilissimo nei complotti e nelle sceneggiate propagandistiche e questa innegabile capacità è stata determinante per portarlo al potere nel ’69 e a tenercelo oltre ogni supposizione.
E’ difficile , dati i precedenti, credere che il figlio Seif al Arab sia morto insieme a tre figli bambini e infatti i ribelli libici che conoscono bene il soggetto, sono molto scettici. Sono purtroppo morti civili innocenti che non hanno mai avuto i lussuosi super-bunker che proteggono la famiglia del dittatore. Gheddafi è un incorreggibile fifone che non si è mai esposto al minimo rischio. Talis pater, talis filius, i suoi discendenti si sono dedicati al saccheggio delle risorse del paese ma di rischi non ne vogliono certo sapere.
Dall’avvento al potere nel ‘69, il “colonnello”- regista ha eliminato diverse persone a lui sgradite inscenando incidenti vari, in prevalenza stradali. Secondo l’opposizione, per dimostrare che in Libia i trasporti aerei interni erano diventati insicuri senza i ricambi bloccati dalle inique sanzioni ONU, provocò un disastro aereo in cui morirono decine di persone. Anche le numerose impiccagioni impartite per motivi inconsistenti o inventati non hanno mai mancato una scenografia particolare.

Che non sarebbe stata “guerra lampo” era diventato intuibile da tempo ma ora ogni giorno riserva nuovi elementi preoccupanti. In particolare, il recente attacco contro Misurata, che vede impiego di mezzi corazzati dimostra che la riorganizzazione delle forze armate ha fatto progressi agevolata in questo dall’esasperante indecisione degli occidentali. Certamente non può contare in misura decisiva su cittadini libici, che in prevalenza non hanno mai mostrato inclinazione a combattere per il “colonnello”. Le forze armate nel loro complesso non hanno mai brillato per determinazione e competenza perchè le promozioni “politiche” imposte per decenni le hanno minate dall’interno.

Semoventi-Palmaria

Bengasi 19.3.11. Semoventi Palmaria distrutti da attacco aereo francese

Conscio della situazione, Gheddafi dall’inizio della crisi ha iniziato tempestivamente a reclutare militari esperti da altri paesi africani attuando un piano di emergenza predisposto probabilmente da tempo. Partenze sono segnalate un po’ dappertutto ma gli afflussi più consistenti dimostrano che si è messa in moto l’ “ Adunanza araba” (Tajammu al Arabi) movimento sciovinista pan arabo finanziato da Gheddafi dagli anni ’70 e che si è fatto conoscere per i suoi crimini in Darfur e altrove. Che poi gli aderenti, in prevalenza di carnagione scurissima, non siano tipicamente arabi non ha alcuna importanza visto il carattere sconclusionato delle iniziative che partono da Tripoli. L’importante è partecipare! Se si aggiungono molti regolari del Ciad, in aspettativa col beneplacito del loro governo, ai “legionari” richiamati da Mali e Niger si configura una forza di veterani in grado di condurre guerra di movimento in territori desertici con mezzi semplici ed affidabili ( 4×4 Toyota, Dshk 12,7, KPV 14,5, razzi RPG,ecc) a bassi costi operativi. I ciadiani in particolare hanno in passato inflitto ai libici alte perdite in uomini e mezzi e Gheddafi conta che possano ripetere il miracolo a spese dei suoi oppositori. I combattenti saheliani provengono da popoli africani più temprati alla guerra e alle avversità degli arabo-berberi libici con cui essi non hanno affinità etniche che li possano portare a fraternizzare. Sono inoltre assai più poveri dei libici e quindi molto sensibili alle paghe che “quel matto di Tripoli” avrebbe loro promesso con gran pubblicità. Le notizie di massacri di africani, anche lavoratori regolarmente immigrati ma accusati dai ribelli di essere mercenari, non sono una novità in Libia ma adesso possono creare un muro di odio interetnico che potrà ulteriormente dilazionare la durata della guerra .

Un cronico problema per l’esercito di Gheddafi è sempre stata la carenza di personale capace nella manutenzione mezzi, quando non di utilizzo, ed è quindi partita la ricerca di specialisti di vario genere che ora sembra siano affluiti da paesi dell’Est Europa, dove il colonnello ha sempre avuto molti amici da Tito a Milosevic. Serve in particolare personale che abbia familiarità con l’enorme massa di armamenti ex URSS che la corrotta burocrazia libica ha ammassato spensieratamente nel corso dei decenni ma usato solo in piccola parte. Secondo stime IISS nel 2009 la Libia aveva ancora oltre 1900 carri armati oltre metà dei quali conservati in “naftalina” per mancanza di personale qualificato. Anche se circa il 50% è costituito da vecchi carri T54 e T 55, questi sono più che adeguati nel tipo di guerra come quella in corso che consiste più nel brutalizzare civili che combattere a forze pari contro antagonisti analoghi.

Irregolari-ciadiani

Irregolari ciadiani. Salveranno Gheddafi?

Nella confusa campagna mediatica orchestrata dai media occidentali manca un importante dettaglio che da solo spiega molto sulla resilienza dell’improbabile stratega libico e riguarda gli appoggi internazionali di cui egli gode. Se è verissimo che Gheddafi è inviso ai popoli e a molti governi del Medio Oriente vi sono ora almeno due governi che tifano sulla sua tenuta al potere. Si tratta di Algeria e Marocco. Salvatisi finora dalla vampata rivoluzionaria partita dalla Tunisia, i due governi hanno credenziali democratiche nulle, nel caso dell’Algeria, e molto discutibili in quello del Marocco. Poiché al pari dei loro colleghi hanno fatto poco per risolvere i problemi delle popolazioni, temono che l’esempio tunisino-egiziano-libico bussi alle loro porte. Le popolazioni in tutti i paesi del Maghreb sono omogenee, berberi arabizzati che in parte condividono una lingua antichissima, e questo facilita i molti casi di solidarietà verificatisi finora a partire dai campi di accoglienza al confine Libia-Tunisia.
Le autorità algerine hanno tenuto pubblicamente un basso profilo ma risulta che siano prodighe di aiuti al collega di Tripoli. Oltre a una sicura retrovia, possono assicurare aiuti di vario tipi, anche militari, e in teoria potrebbero prestarsi come intermediari per aiutare i libici ad aggirare le sanzioni. I dirigenti europei, a cominciare dai francesi, sanno che la possibile esplosione della caldaia algerina potrebbe aprire una stagione di lutti tale da oscurare gli attuali eventi libici. 

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