La portaerei Garibaldi è una nave della Marina o di una Organizzazione Benefica non Governativa?

av8b_4Roma, 31 mag – (di Antonello Ciavarelli) Se si tenesse conto della considerazione che il Governo in concreto sta riservando agli equipaggi che sono in mare davanti alle coste libiche, la risposta dovrebbe essere la seconda.

Da oltre due mesi ci sono centinaia di militari in mare che svolgono attività operativa sotto il controllo dell’ONU e della Nato, senza toccare terra. Questa lontananza, naturalmente, ha dei riflessi non indifferenti sulle famiglie, sia sotto l’aspetto sociale e sia sotto l’aspetto economico. Come vengono ripagati? Con importanti apprezzamenti da parte degli ammiragli che si alternano a bordo. Ma mancano i riconoscimenti pratici da parte del Governo a fronte di un impegno bellico internazionale. Infatti nonostante le circostanze di urgenza, non c’è stato ancora un Decreto Legge per il finanziamento della missione internazionale in Libia. Così i marinai italiani, per questi due mesi di navigazione ininterrotta, saranno forse ricompensati forfetariamente con neanche 3 euro l’ora, per le ore in eccedenza che svolgono, quasi fossero in crociera. La vita a bordo, nel migliore dei casi, significa rinunciare alle esigenze quotidiane più scontate. Ad esempio diventa normale rinunciare al quotidiano riposo (se va bene si dorme 4 o 5 ore non consecutive al giorno). Per non parlare delle estreme difficoltà di vita quando si naviga con il mare “grosso” e si è in esercitazione.

Ma è forse lo stipendio che si percepisce nei teatri internazionali, ciò che differenzia il militare da una organizzazione di beneficenza? Certo che no!

Le indennità che vengono elargite a chi opera nei teatri operativi, sono dei riconoscimenti per le spese che la famiglia sostiene nel privarsi di un membro della famiglia per mesi, ma sono anche per riconoscere simbolicamente una condizione di particolare rischio e le conseguenze di questa. Le Forze Armate fanno il bene della nazione e della comunità anche all’estero, ma ciò che le contraddistingue è quello di essere e rimanere una “Forza che serve per opporsi alla violenza” e ciò comporta seri rischi e sacrifici “limite”.
Il Cocer Marina ha deliberato, esprimendo in sostanza, la volontà di “fare quadrato” con il Suo Capo di Stato Maggiore, che senza dubbio sta spendendo le sue energie per i giusti riconoscimenti rispetto ai sacrifici dei suoi equipaggi.

Come si è potuto sapere dai mass media, solo pochi giorni fa, alcune navi della Nato, che navigavano dinnanzi alle coste libiche, sono state bombardate. Ma sembra che ciò che capita agli equipaggi italiani al Governo non interessi. I marinai vivono troppo lontani da loro.
Ma in considerazione dei pesanti tagli che il Governo sta perpetrando nei confronti degli uomini in armi da quasi tre anni, preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno. Forse è meglio che ai colleghi che sono in navigazione non si presti troppa attenzione. Di questo passo si rischia di arrivare a diminuir loro lo stipendio, affinché possano pagarsi l’uso della branda su cui dormono e i pasti quotidiani che consumano. (Leggi la delibera del Cocer Marina

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