La Marina militare di Taranto “privatizza” i beni del personale

guardia-costiera-spieggiaRoma, 31 gen – (di Antonello Ciavarelli) Stanno diventando ormai una annosa consuetudine i tentativi di “privatizzare” le spiagge, quali Organismi di Protezione Sociale (O.P.S.). Già l’anno scorso con il collega del Co.Ce.R. Giampaolo Vietri affermavamo che gli O.P.S. hanno lo scopo tra l’altro di conservare vincoli di solidarietà militare tra Ufficiali, Sottufficiali e Sottocapi. Nonostante ciò, la Marina di Taranto, in particolare nel caso degli O.P.S. dedicati alle spiagge, rimane ancora chiusa in una anacronistica e dispendiosa divisione fra i luoghi frequentati esclusivamente dagli Ufficiali e i luoghi frequentati dal resto del personale.

Circa un anno e mezzo fa il Capo di Stato Maggiore pro-tempore rispose ad una delibera, comunicando lo stanziamento per gli O.P.S. di 8 milioni di euro per le sedi di Taranto (in particolare per stabilimenti balneari), Roma (per le palazzine per i sottocapi) e Augusta. L’unica realtà visibile è la ristrutturazione di una palazzina “O.P.S.- di rappresentanza” sul Lungotevere delle Armi a Roma per gli Ufficiali dirigenti. L’argomento provocò un duro scontro fra alcuni delegati Co.Ce.R. e l’allora Capo di Stato Maggiore La Rosa. Intanto a Taranto a livello informale si è avuto notizia che a fine 2012 siano stati stanziati, per le spiagge di Taranto, fondi superiori a quelli stanziati negli ultimi anni. Nonostante ciò, nei fatti, vi sarebbe l’intenzione di voler affidare a ditte private gli stabilimenti balneari dell’isola di San Pietro e quelli di San Vito sia degli Ufficiali che dei Sottufficiali e Sottocapi. Spiagge che consentono a quasi tutti i colleghi e le famiglie che non possono permettersi viaggi e spiagge private, di trascorrere le vacanze estive. Se si ripeteranno i tentativi degli scorsi anni, si cercherà di esternalizzare tutti i singoli servizi, comprese le serate danzanti, cambiando nella sostanza il sistema di gestione.

Sempre lo scorso anno riguardo le “privatizzazioni” dicevamo che, per capire cosa potrà accadere nel futuro, sarebbe opportuno mettersi nei panni dell’imprenditore che vincerà l’appalto. Se fosse vero che non ci sono soldi, l’azienda appaltatrice avrà ingenti spese per nuove strutture e cercherà, o di avere un periodo prolungato di gestione (anche se di anno in anno) o cercherà di alzare tutte le tariffe, comprese quelle per serate danzanti. I Comandanti dei dipartimenti e i direttori dei servizi di commissariato cambieranno, e la ditta privata che gestirà le spiagge rimarrà la stessa o si riciclerà, perché pratica della situazione. Chi sarà il “proprietario”? Lo Stato, i militari frequentatori o nei fatti qualcun altro? Se le cose non andranno bene, la rappresentanza a chi si rivolgerà? Che forza avrà nel far valere le sue ragioni? Chi risolverà i problemi che si presenteranno, ad esempio se il personale delle ditte sciopererà? Forse Il personale lì destinato? Se il personale della Guardia Costiera o della Guardia di Finanza ecc. dovesse elevare dei verbali ammnistrativi per eventuali irregolarità, in seguito a ordinari controlli, chi ne risponderà? I colleghi comunque li destinati, o le ditte?
La Forza Armata ed in particolare la Marina di Taranto hanno fatto degli studi affinchè la gestione rimanesse interna, anche a fronte dei tagli?

Perché, ad esempio, non si creano dei posti tabellari per lo stesso personale che potrebbe fare domanda di lavorare negli O.P.S., sull’esempio della virtuosa gestione del castello Aragonese? Perché non vengono sostenute e coinvolte le associazioni d’arma e di categoria (ANMI, UNUCI, UNSI ecc. ecc.), come avviene in altre Forze Armate, in considerazione che sono senza scopo di lucro? Perché non impiegare il personale in ausiliaria che percepisce lo stipendio, come se fosse in servizio, stando a casa disponibile per le esigenze di Forza Armata?

Perché la rappresentanza non viene coinvolta con dei tavoli di lavoro per studiare, ai vari livelli, le soluzioni migliori ai sensi del nuovo codice dell’ordinamento? Nella migliore delle ipotesi viene detto a qualche delegato locale che “non ci sono soldi” e che non si può fare diversamente, altrimenti si rischia la chiusura. In questo genere di incontri puntualmente viene esclusa la rappresentanza della Capitaneria, di cui è nota la contrarietà. Si tenta di smarcare il consenso di delegati, a cui vengono prospettate situazioni parziali e problemi come se non ci fossero alternative. I Consigli di Rappresentanza locali, viceversa, l’anno scorso già manifestarono la loro contrarietà alle “privatizzazioni”. Oggi qualcuno spera che le stesse rappresentanze cambino parere, come se gli Ufficiali, Sottufficiali e Sottocapi rappresentati cambiassero idea ogni giorno.

Perché ogni anno il problema si presenta in tempi ristretti e non si pianifica una alternativa per l’anno successivo? Perché ci si espone a tutti questi dubbi, ai quali si risponde nei fatti in modo non convincente al personale e come al solito che “non ci sono soldi”? “L’auspicio è che venga celermente istituito un tavolo di lavoro presso lo Stato Maggiore con le rappresentanze. Ciò al fine di sgomberare la preoccupazione che, questi tipi di atteggiamenti e modo di amministrare, possano rappresentare la punta di un iceberg di gestioni del patrimonio della difesa, all’atto pratico di tipo privatistico, facendo sentire il personale ospite in casa propria” ……… scrivevamo già l’anno scorso.

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