Investì e uccise il Brigadiere Corbeddu: condannato a 4 anni

corbedduRoma, 7 giu – (di Giuseppe Lussorio Fadda) Il GUP del tribunale di Nuoro ha condannato a 4 anni di reclusione Pietro Baragliu, 22 anni, di Orune (NU) per omicidio colposo.

Il 21 agosto 2012, Baragliu, con l’autovettura della sorella, investiva e uccideva il Brigadiere Capo dei Carabinieri Paolo Corbeddu, che stava cercando di fermarlo ad un posto di controllo.

Secondo la tesi del Giudice, in udienza preliminare, il Brigadiere Corbeddu si era posizionato nel punto sbagliato della strada, per cui il Baragliu non poteva vederlo e di conseguenza evitare di investirlo. La procura di Nuoro, aveva chiesto una condanna a 16 anni e 4 mesi, con dolo eventuale: l’imputato era consapevole che, con la sua condotta, avrebbe potuto procurare un danno a terzi.

Si dice che le sentenze dei giudici si rispettano e si accettano anche se non si condividono, però, sempre dopo aver letto le motivazioni: io non accetterò mai questa sentenza, neanche dopo lettura delle motivazioni.

Il motivo di questa mia testardaggine può essere la rabbia e il dolore per aver perso un caro amico, ma anche per alcuni punti di riflessione che sottopongo all’attenzione di chi legge: Paolo Corbeddu, stava effettuando un posto di controllo con l’autovettura di servizio, in uniforme ed equipaggiato come previsto da regolamento; Paulinu, come lo chiamavamo gli amici, non era uno sprovveduto, sapeva come comportarsi in ogni situazione, era capace di proteggere la propria incolumità ed in particolare quella degli altri. Non si sarebbe mai messo in mezzo alla strada per fermare un’autovettura che proveniva ad alta velocità.

Si potrebbe obiettare che tutti possono sbagliare: se Corbeddu era in mezzo alla strada, non visibile, perché l’autista, dopo averlo investito, si è dato alla fuga? Forse non si è accorto di aver investito “qualcosa”? Si sarebbe potuto fermare dato che la colpa non era la sua?

La giustificazione è tremenda: è scappato solo perché guidava senza aver mai conseguito la patente ed ha avuto paura delle conseguenze.Il giudice non ha considerato che Baragliu, per il solo mettersi alla guida del mezzo, poteva commettere un reato potenziale (il “famoso” dolo eventuale) e perché non aveva la patente? A 22 anni e senza problemi economici, vista anche l’autovettura guidata, e visto gli avvocati che l’hanno difeso al processo, due tra i migliori penalisti Sardi.

Allora penso e mi chiedo: perchè in questi quattro anni non ha speso mille fottutissimi euro per iscriversi ad una autoscuola e prendersi la patente? E se bocciato al primo esame, ritentare, come fanno centinaia di ragazzi come lui. Forse non gli piaceva chinarsi su un libro e studiare le regole del codice della strada o forse era convinto della sua impunità.

Ci sono molti altri fatti che non tornano ma aspettiamo le motivazioni della sentenza per riuscire a capire quest’assurdità, come dichiarato dai familiari del povero Brigadiere Corbeddu, che si sono costituiti parte civile nel processo. Dopo il danno anche la beffa, ha detto il fratello del Brigadiere, Raimondo, al Giudice: “Chiedevamo solo giustizia non vendetta, da che parte sta lo Stato?”

Me lo chiedo anch’io e lo chiedo a te Paolo: a cosa sono serviti tutti quegli anni che hai dato allo Stato, sacrificandoti giorno e notte, al freddo in mezzo alla neve o d’estate sotto il sole rovente o buttato per giorni in mezzo ai monti alla ricerca di latitanti o solo di due pecore rubate? Per dare una risposta ai cittadini che ti dicevano che lo Stato esiste solo quando deve prendere? Quello Stato poi ti “condanna” per aver fatto il tuo dovere e “assolve” chi ti ha ucciso con solo 4 anni di galera. Quello Stato che non sa che con la tua bontà, il tuo modo di fare e di comportarti, ispiravi fiducia e davi sicurezza alle persone che avevi intorno, tenevi alto il valore della sue istituzioni ed in particolare a quella che rappresentavi con l’uniforme sempre degnamente indossata. A proposito Paolo, un ragazzo di Orune ha scritto commentando questa sentenza: “Non hanno ucciso solo un uomo, hanno ucciso l’ultimo collante tra le istituzioni e il mondo barbaricino, ciò che abbiamo perso e inestimabile, ieri Corbeddu e stato ucciso un’altra volta”’, vero.

Come è vero che quello stato che tu rappresentavi non sa difendere i propri servitori, non solo dai delinquenti, ma anche dalla ignoranza e cattiveria di alcuni superiori , tu lo sapevi Paolo, quante volte ti sei lamentato di questi soprusi, sino a confidare ad un tuo subalterno che quando saresti andato in pensione, avresti scritto un libro su tutto quello che hai vissuto, visto e sentito. Nel posto dove hai perso la vita ti hanno eretto un monumento, avrei preferito che ti avessero intitolato una scuola, per ricordare ogni giorno ai giovani studenti, quello che hai dato e fatto per la comunità dove svolgevi il tuo servizio. Il giudice che ha emesso questa sentenza, ha inviato alla procura gli atti relativi a quattro carabinieri che hanno preso parte alle indagini, chiedendo alla stessa Procura di verificare se vi siano irregolarità; io mi auguro di no, se così fosse, hanno offeso te e quello che credevi e predicavi, la verità, sempre e solo la verità dei fatti.

Mi ricordo un giorno di natale di tanti anni fà, ero rinchiuso in quella caserma isolata dove ho passato vent’anni della mia vita con la sola compagnia di un cane, anch’esso dei carabinieri, ti ho cercato per farti gli auguri e come al solito ti ho trovato in caserma, di piantone, ci siamo presi vicendevolmente in giro dicendoci che eravamo i soliti fessi.

Ma io non avevo scelto di stare da solo il giorno di natale, la tua invece era una scelta, per poter dare la possibilità ai colleghi di trascorrere la festa con i loro familiari; ti ho fatto gli auguri ma non potevi trattenerti al telefono, come sempre stavi andando a fare “Unu Humandu” una commissione, dovevi consegnare un pacco: quello che il Comando Regione aveva donato ai Carabinieri della Stazione con dentro lo spumante, il panettone e altri dolci e viveri, alla mia stupita domanda a chi lo dovevi consegnare, non mi volevi rispondere, solo dopo la mia insistenza, con la tua semplicità, mi hai detto che lo dovevi dare ad una famiglia povera che sicuramente non stava trascorrendo un buon natale visto che il capo famiglia lo avevano arrestato poco tempo prima.

Ho impresso ancora le immagini dell’ultima volta che ti ho visto, disteso su quel tavolo dell’obitorio, coperto con un lenzuolo macchiato di sangue.

Ma non ti voglio ricordare così. Ti voglio ricordare mentre stai facendo “Unu Humandu”, con quella tua semplicità, la tua bontà d’animo e di cuore, sempre disponibile con tutti, specialmente con chi ne aveva più bisogno.

Quante volte hai visto e sentito gli sbagli della giustizia terrena, questa volta l’hai vissuta di prima persona questa brutta avventura, ma a te non interessano più queste ingiustizie, tu hai già giudicato e sicuramente hai già perdonato chi ti ha tolto la vita. Dicono che la giustizia, dove ti trovi adesso, è perfetta, ma nessuno ti deve giudicare: se il Buon Dio ti ripaga con il bene che hai dato su questa terra, sei già seduto sulla sedia dei giusti.

Adiosu Paulinu.

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