Il Cocer Interforze, la manovra economica ed altro: quando un “Consiglio non consiglia”

Fotografia di una nave senza rotta. Roma, 5 mag (di Antonello Ciavarelli) Prosegue in parlamento l’iter di conversione in legge del decreto varato dal Governo lo scorso 23 marzo 2011, che tende ad attutire i riflessi negativi dell’ultima manovra economica. Questa, come è ampiamente noto negli ambienti militari, oltre a bloccare i contratti, bloccava gli emolumenti connessi all’avanzamento di grado e all’anzianità. Con il decreto del 23 marzo sembrava tutto risolto. Ci sono invece delle incertezze.

Fin dalla scorsa estate, in particolare con i colleghi del Co.Ce.R. Interforze Fico e Chinè, abbiamo spesso sollecitato la convocazione del Co.Ce.R. Interforze con raccolta di firme. Purtroppo è stato vano. Infatti sono tanti i casi in cui la maggior parte dei delegati non hanno creduto, nei fatti, nell’azione dell’organo più importante deputato a rappresentare il personale militare. Alcuni hanno preferito agire all’interno della propria Sezione, altri agire singolarmente e in parte rimanere ad aspettare. A luglio durante l’approvazione della manovra, il parlamento ha approvato la legge, con una cosiddetta “interpretazione autentica”, che ha esplicitato l’esclusione dai tagli delle anzianità oltre agli aumenti connessi all’aumenti di grado e l’adeguamento dell’indice inflativo per gli ufficiali cosiddetti “omogeneizzati” alla dirigenza (con più di 13 anni di servizio). Ma perché il Parlamento non lo abbia esplicitato direttamente nella legge, non è dato di sapere. Così sono passati i mesi, con il problema non affrontato nei fatti dal Co.Ce.R. Interforze, fino a quando agli inizi di questo anno solare le Direzioni Generali del personale si accingevano a stilare le circolari applicative della legge. Nei primi mesi di quest’anno ho visto colonnelli e generali ricordarsi del Co.Ce.R.. Stessi dirigenti che si dicevano disposti ad azioni eclatanti, davanti alle sedi istituzionali. “I non dirigenti e non direttivi” (cioè caporali e Sottufficiali), fatte sempre le dovute eccezioni, non hanno mai sentito il bisogno di intraprendere iniziative, quanto meno da ricondurre al Co.Ce.R. Interforze.

Cosa sta accadendo? Uno degli effetti, della fatidica manovra economica della scorsa estate, è stato quello di sottrarre ai “non dirigenti e non direttivi” oltre 700 milioni di euro già stanziati nel 2003. Inoltre come si ricorderà a partire dal 2006, furono anche stanziati 122 milioni di euro annui, cosiddetti “strutturali”, per procedere alla legge sul riordino delle carriere. In questi anni i vari Governi, il Parlamento e le Amministrazioni non hanno avviato il riordino, quindi le risorse accantonate sono state sottratte fino alla data del 2010. Tutto faceva prevedere che lo stesso sarebbe accaduto anche per il 2011. Una soluzione amara, era proprio quella di contribuire con i fondi del 2011, per annientare il “blocco salariale” e le altre conseguenze. Ciò è quello che in buona fede, si era dedotto dall’incontro del Governo, con Co.Ce.R. e parti sociali lo scorso 22 marzo.
Invece arriva la sorpresa! Con un giro di parole, il decreto approvato rinvierebbe al 2014 il riordino delle carriere. Quest’ultimo come sappiamo è importante soprattutto per i graduati, che potevano vedere una opportunità di apertura di carriere ai ruoli superiori. Oggi i tanti talenti, soprattutto fra i nostri giovani, sono soffocati nei vari ruoli. Inoltre, era l’occasione per eliminare le famose sperequazioni annose dei marescialli capi. Ma il Co.Ce.R. Interforze continua con il suo silenzio assordante, soprattutto da parte dei più giovani che hanno il futuro e la carriera senza speranza per i prossimi tre anni. Saranno “forse” accontentati, per poche decine di euro al mese, i graduati più anziani e un po’ di marescialli, mentre gli ufficiali “omogeneizzati” tutti, si vedranno “forse” salvaguardati in questi 3 anni aumenti da almeno 3.000 euro fino a oltre 15.000 euro. Questi conti “della serva” possono sembrare un po’ banalizzanti, ma nei calcoli per valutare il costo degli aumenti si potrebbe fare riferimento al conto annuale, dei siti istituzionali. Bisogna sempre usare il “forse” perché, ancora al Co.Ce.R., non è stato riferito quanto è la spesa per attutire i danni nei prossimi tre anni e se basteranno i fondi del riordino. Dal danno alla beffa il passo sarebbe breve.

A questo, tra l’altro, si aggiunge un silenzio assurdo in merito alla riforma della rappresentatività e in merito al nuovo codice dell’ordinamento militare. Quest’ultimo ha inteso racchiudere tutte le norme ai fini della semplificazioni normativa. Ma piccoli aggiustamenti e modifiche fatte nel “copia e incolla” stanno annientando le conquiste sociali ottenute da tanti colleghi, che hanno rischiato personalmente per la nostra dignità trenta o quarant’anni fà.
Ho sempre cercato di esprimere l’estremo rispetto per l’istituzione della Rappresentanza e per i vari delegati con i quali abbiamo tanto condiviso in questi anni. Non nascondo però che nel non vedere un Co.Ce.R. Interforze sensibile a questi ed altri gravi problemi provo, in qualità di delegato, forte imbarazzo ad essere stato prorogato. Trovarsi in una situazione di proroga senza darne un senso, espone il Co.Ce.R. alle critiche di chi pensa che si sia stati prorogati in cambio del silenzio. Negli uffici legislativi ci sono generali e dirigenti, così come nei vari uffici del trattamento economico dei vari Stati Maggiori. Se i Caporali e i Sottufficiali non riconducono la trattazione del problema all’interno del Consiglio, chi potrà tutelarli? In questa fase di emendamenti il Co.Ce.R. Interforze non ha sentito il bisogno di riunirsi, ma neanche di chiedere di essere auditi nelle commissioni competenti dei due rami del parlamento. Tutto è normale.

La responsabilità sarà grande, nei confronti dei gradi più bassi non solo sotto l’aspetto economico, ma soprattutto per la loro dignità, cioè di coloro che avrebbero nella rappresentanza l’unico modo per tutelare i propri diritti. Non si dovranno meravigliare le amministrazioni quando il personale, prima o poi ricomincerà ad esprimere con forza il bisogno di riunirsi in organizzazioni sindacali.
La speranza non deve mai essere persa, perché diversi delegati provano lo stesso disagio che sto esternando e non accettano questo auto-annichilirsi. Diversi sono i delegati, che hanno rispetto per il proprio ruolo e della dignità umana e professionale del personale rappresentato. Su questi sentimenti bisognerà far leva affinché una importante istituzione come il Co.Ce.R. Interforze, non venga inghiottita dalla mediocrità ma, si riscatti per il bene del personale rappresentato e l’amministrazione in generale. 

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