Il caso Ganzer visto da dietro le quinte – il Marchese del Grillo ai tempi dell’Arma dei carabinieri

marchese-del-grilloRoma, 10 gen – (di Giorgio Carta) Il Marchese Onofrio del Grillo, impersonato da Alberto Sordi, è passato alla storia (del cinema) per la nota esclamazione – «mi dispiace, ma io so’ io, e voi nun siete un cazzo!» – rivolta ai compagni di gioco d’azzardo che vengono arrestati, a differenza di lui, che viene riverito e riaccompagnato a casa in carrozza dalle stesse guardie.

Gli storici si interrogano se il personaggio sia realmente esistito o se semplicemente il film si ispiri ad antiche leggende popolari. Volendo dare un modesto contributo al dibattito, devo purtroppo concludere che il marchese del Grillo vive tuttora e prospera nei ranghi della sempre amatissima Arma dei Carabinieri.

Tutto ciò, ovviamente, mentre è ben noto all’interno dell’Istituzione, è invece sconosciuto ai cittadini, che continuano a tributare alla Benemerita (appunto!) il massimo indice di gradimento e di considerazione in ogni sondaggio.

Lo spunto di riflessione è la recente condanna del Generale Ganzer, comandante del ROS, a 14 anni di carcere nell’ambito del processo su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni ’90 a Milano.

Premetto che non conosco personalmente il Generale Ganzer (che, peraltro, fisiognomicamente, direbbe Lombroso, appare essere persona posata ed integra), né la carte del suo processo. Quindi, il giudizio che segue è sul “metodo Arma” e non sul merito del processo che riguarda l’ufficiale, cui va il mio augurio sincero di riuscire a dimostrare la propria innocenza.

Giampaolo-Ganzer

Gen. Giampaolo Ganzer

Ebbene, oggi si discute se l’alto ufficiale – tuttora presunto innocente, attesa la non definitività della condanna – debba frattanto, per opportunità, essere destinato ad altro incarico, se non addirittura sospeso dal servizio, in attesa degli accertamenti definitivi.

Il dilemma, tutt’altro che ozioso già in termini generali e in base alla (comprensibile) scarsa conoscenza del cittadino medio sugli interna corporisdella Benemerita, assume però drammatica rilevanza se confrontato con la sconcertante inclinazione dell’Arma ad usare sempre due pesi e due misure.

Ho conosciuto per lavoro troppi carabinieri per non avere reiteratamente constatato un arbitrario e sproporzionato impiego del cd trasferimento per incompatibilità ambientale, improntato spesso, più che al principio di uguaglianza, a quello del marchese del Grillo.

Alcuni esempi, tutti documentabili, chiariscono meglio il concetto:

  • Un Carabiniere di una motovedetta fu accusato, niente meno, di essersi impossessato di una parte di frutti di mare sequestrati ad un pescatore, ma era un errore. Il responsabile del grave reato era un collega, che si assunse immediatamente ogni responsabilità, con conseguente tempestiva archiviazione dell’indagine. All’Arma questo non bastò e – per asseriti persistenti motivi di opportunità – trasferì comunque il militare a 300 chilometri di distanza dalla moglie, che lavorava e non poteva trasferirsi e da cui, infatti, di lì a poco si separò;
  • Un maresciallo fu trasferito perché la moglie si era candidata alle elezioni del proprio piccolo paese, collezionando la miseria di 4 voti di preferenza e non venendo eletta. L’Arma – ravvisando in ciò un grave pericolo per l’immagine di indipendenza dell’istituzione – lo trasferì in altra città, così determinando la perdita dell’alloggio di servizio per il militare e per i suoi tre figli;
  • Un Appuntato fu trasferito di Reparto niente meno che per avere – forse – intrattenuto una relazione con la titolare di esercizi commerciali dislocati nella sua giurisdizione. Due marescialli, solo per avere avuto una discussione animata in un corridoio, della durata di dieci minuti e senza conseguenze, sono stati entrambi trasferiti ad altri reparti;
  • Un Maresciallo (anche lui sposato e con figli) è stato trasferito a 400 chilometri dal suo attuale reparto perché sottoposto ad indagine (quindi, ancora nemmeno processato in primo grado) per avere egli asseritamente forato la ruota della macchina del vicino di casa.

E’ triste, però, constatare come questo pugno duro (o ottuso?) non valga per i militari posti ai vertici della Forza Armata. Per questi, come ribadisce appunto il caso Ganzer, vale l’opposto principio, sintetizzato nella mirabile esclamazione del marchese del Grillo. Quindi, nessuna sospensione e nessun trasferimento per incompatibilità.

io-so-io

La scena del Marchese del Grillo nel quale declama la sua impunità.

Del resto, un altro importante ufficiale, la cui moglie era asseritamente socia di un noto imprenditore arrestato e per mesi sulle prime pagine dei giornali nazionali, ha continuato a svolgere il proprio incarico di altissima responsabilità proprio nella sede delle indagini, senza che nessuno (dall’alto) obbiettasse alcunché.

Ora, questo garantismo ad oltranza potrebbe pure starmi bene, ma perché non viene applicato anche ai militari di grado inferiore, peraltro accusati di ben più lievi mancanze?

Insomma, il Marchese del Grillo è vivo e, clonandosi in tante unità, veste la divisa dei Carabinieri.

La sensazione che si ricava è, però, desolante e mortificante per la base della Forza Armata. In questa situazione, risulta poi ancora più assurdo che si pensi ancora ai Carabinieri (quelli di grado basso, si intende) come a titolari di chissà quali protezioni e diritti, contro i quali è pertanto giusto e onorevole scagliare estintori o pietre quando gioiosamente ci si propone di combattere la povertà nel mondo o la disoccupazione vestendo un passamontagna e devastando una città.

 

Avv. Giorgio Cartacarta298

Presidente Partito Sicurezza e Difesa

Esperto di Diritto Militare

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