I militari e la “destra”

militari-saluto-romano“Il voto dei cittadini in divisa va conquistato al pari di quello di ogni cittadino italiano”. Roma, 3 nov – (di Angelo D’Andrea) – Forse la questione non è di pressante attualità. Certamente nelle pagine dei giornali, troppo impegnati attorno a satiri e ingenue lolite, non trovano spazio le questioni attinenti il mondo militare. Ovviamente fatta eccezione quando la questione militare fa tiratura. Quando c’è lo spettacolo. Quando ci sono i morti. Allora parte il gioco dei riflettori. L’eroe, la famiglia fiera del proprio ragazzo in terra ostile a morire per la pace, le forti motivazioni patriottiche alla base della scelta di essere militare e tutta la patriottica retorica nazionale, questa si vera.

Naturalmente nell’onda di emozione collettiva, trombe e tromboni istituzionali suonano uno spartito adatto all’occasione. Non c’è spazio per le critiche, per i distinguo e per le voci fuori dal coro. Dopo, finita la cerimonia e tumulate le bare, i tromboni si azzittiscono, richiudono gli spartiti e tutto finisce. Ora si può parlare di questioni militari, di organizzazione, di equipaggiamenti, di diritti, ma purtroppo, spariti i tromboni anche i riflettori sono stati spenti. I vertici militari tornano alle questioni di palazzo e quei pochi che hanno il coraggio di continuare a parlare, abbaiano al vento. Eppure i conti non tornano.

Tutto questo è surreale. Il mondo militare, tradizionalmente collocato a destra, dopo aver subito per anni l’onta di governi “non amici” aspettava, come un cristiano aspetta l’avvento del Regno di Dio sulla Terra, un governo finalmente “amico”. Proprio questa collocazione a destra dei militari ed il loro rappresentare un sicuro bacino elettorale (più del 90% dei militari orienta la propria scelta elettorale verso compagini politiche collocate apertamente a destra o al limite al centro) è la causa di tutti i problemi. Paradossalmente se è vero che i governi di sinistra hanno usato la falce sui bilanci della Difesa, l’attuale governo oltre alla falce ha infierito con il martello. Se da parte delle varie sinistre c’è sempre stata una ottusa diffidenza verso il mondo militare e le sue problematiche, da parte dei governi di destra una cosciente indifferenza o peggio; il militare considerato un amico naturalmente fedele che una volta eseguiti gli ordini del padrone deve stare silenziosamente buono a cuccia.

La similitudine è spontanea. A questo punto sarebbe opportuno chiedersi come mai i militari sono orientati a destra e soprattutto un’altra domanda: chi è il militare. Naturalmente la risposta è ovvia: tutti i cittadini con le stellette. Come è altrettanto ovvio che, sia Marchionne che l’ultimo operaio della Fiat con un contratto precario, sono lavoratori della Fiat. Detto questo risulta chiaro che, come Marchionne non può essere paragonato ad un operaio della Fiat, un generale non può essere paragonato al soldato che lucida un fucile o salta in aria dentro un blindato. Per carità massimo rispetto per entrambi i ruoli, ma le problematiche e le aspettative dell’uno appartengono ad un universo sociale diverso da quelle dell’altro. I problemi della stragrande maggioranza di cittadini in divisa, con le stellette o meno, sono perfettamente identici a quelli di tutta la popolazione italiana, privilegiati esclusi.

In questo articolo mi riferisco principalmente alla maggioranza dei militari, per il restante, i vertici, valgono ben altre considerazioni. Tanto per fare un esempio, i vari governi che si sono susseguiti in questo paese a qualunque colore politico appartengano , pur operando pesanti tagli al bilancio difesa, si sono guardati bene dal mettere le mani in tasca o scontentare le aspettative economiche di generali ed ammiragli. Quest’ultima considerazione porterebbe alla logica conseguenza di una eterogeneità statistica in merito alle preferenze politiche dei cittadini in divisa. Ma così non è.

Quasi che indossando una divisa si indossi contemporaneamente un corredo culturale stratificato dalla storia. Quasi che indossando una divisa si diventi naturalmente di destra. E’ certo che la maggioranza dei militari non pensa minimamente di identificarsi con i valori fondanti dell’essere di destra. I valori di un Julius Evola per fare un esempio. Come è certo che i cittadini in divisa non vogliono una società gerarchizzata in base alla nascita o al censo. I militari sono di destra semplicemente perché alla destra ed ai governanti che ad essa fanno riferimento associano un determinato corredo di valori e di comportamenti. Corredo tanto più frutto di disinformazione, di pregiudizi e di pressioni culturali quanto poco aderente alla realtà. Proviamo ad elencarne qualcuno di questi presunti valori peculiari della destra, in virtù della quale il cittadino in divisa si sente “naturalmente” collocato a destra.

Benessere, legalità, ordine, giustizia, rispetto della cosa pubblica e quanto garantisce la pacifica convivenza civile. Benessere: se i cittadini in divisa godono di qualche diritto e soprattutto di un orario di lavoro è grazie a leggi proposte e votate da parlamentari non di destra, spesso nonostante l’opposizione di quest’ultimi e, analogamente, spesso maggiori incentivi economici (per la truppa) sono stati promossi da governi cosiddetti “non amici”. Legalità: sarà un caso che tutte le varie mafie del paese gradiscano essere rappresentati da politici di destra? La Sicilia ne offre un illuminante esempio. Ordine: le Forze di Polizia sono di fatto impossibilitati a svolgere adeguatamente il loro compito. Forse siamo l’unico paese in cui le forze dell’ordine sono costrette a scendere in piazza per manifestare il loro disagio. Giustizia: l’ impunità di fatto, per reati non connessi all’attività politica, dei nostri politici e le leggi in corso atte ad aumentarne maggiormente il grado di impunità sono tali da far arrossire tutte le dee bendate dei nostri tribunali. Tranne qualche legislatore a quanto sembra. Rispetto della cosa pubblica: i fatti di Adria sono un chiaro esempio di come considerare il patrimonio pubblico ed il concetto di identità nazionale, altro cavallo di battaglia di certa destra. Disinformazione: i tantissimi lettori che seguono le pagine di questo sito, sono ormai al corrente della vergognosa querelle tra i vertici militari ed alcuni cittadini in divisa in merito ai diritti politici dei militari ed in particolare, per il godimento di un diritto costituzionale: la facoltà di iscriversi liberamente senza ripercussioni e minacce ai partiti politici.

Per anni ai militari è stata praticamente vietata l’iscrizione ai partiti politici. Per anni è stato detto loro che non potevano farlo. Per quanto sopra detto questo sembrerebbe auspicabile e logico uno spostamento a sinistra delle preferenze elettorali dei cittadini in divisa: ma sarebbe come saltare a piedi uniti dalla famosa padella alla ancor più famosa brace. Bisogna uscire dall’inganno e rendersi conto che per i militari non ci sono protettori d’ufficio. Smettere di farsi considerare prede sicure, come se il mondo militare fosse la riserva di caccia esclusiva della destra oggi, o di chicchessia domani. E’ importante riappropriarsi culturalmente prima che politicamente del proprio diritto alla scelta. Il voto dei cittadini in divisa va conquistato al pari di quello di ogni cittadino italiano e c’è un solo modo per farlo: una politica sana, onesta e soprattutto credibile.

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