Genny la carogna ai tempi dell’imperatore Commodo (racconto di un carabiniere)

commodoRoma, 7 mag – (di Giuseppe Lussorio Fadda) Provate ad immaginare nell’antica Roma, l’imperatore Cesare Commodo Augusto mentre aspetta di assistere dal suo trono ad uno spettacolo di gladiatori al Colosseo: gli viene comunicato che la manifestazione viene rinviata perché un pugno di spettatori protesta contro il ferimento di uno di loro, da parte di non si sa chi.

Successivamente, dopo circa un’ora, e dopo una trattativa tra questi spettatori facinorosi e gli organizzatori, lo spettacolo ha inizio. I comandanti dell’esercito di Roma, responsabili dell’ordine pubblico, guardano ma non intervengono. L’indomani quegli stessi comandanti insieme agli organizzatori si giustificano dicendo che non c’è stata nessuna trattativa, ma non spiegano o non vogliono spiegare i motivi che hanno ostacolato l’inizio dello spettacolo. Cosa avrebbe fatto Cesare in quel frangente? Sicuramente pollice verso e conseguente caduta di teste (nel senso letterale) di questi signori.

Sabato scorso la stessa scena si è ripetuta, circa 2.000 anni dopo, in uno stadio di calcio non molto distante dal Colosseo: stessi sono i soggetti coinvolti, gladiatori (non più con lance e spade ma con un pallone), organizzatori dell’evento, responsabili dell’ordine pubblico ed il nostro Cesare-Matteo, alias bambino prodigio, alias capo Boy Scout etc, seduto sul palco d’onore aspettando l’inizio dello spettacolo, insieme ai padroni dei gladiatori e con le massime autorità sportive al suo fianco, il nostro Cesare-Matteo ha visto uno dei capitani di una squadra di gladiatori che discuteva con gli spettatori facinorosi, li chiamano Ultras, non so come li chiamassero nell’antica Roma.

All’indomani dei fatti i responsabili dell’ordine e della sicurezza pubblica convocano una conferenza stampa e dichiarano, come 20 secoli prima, che non c’è stata nessuna trattativa, non si è mai pensato al rinvio della partita, ma non giustificano il ritardo del calcio d’inizio.

E il nostro Cesare-Matteo cosa fa?

Dopo aver ascoltato i vari responsabili, non mostra il pollice verso e non chiede la testa (stavolta inteso come provvedimento amministrativo) del Prefetto, del Questore e di tutti quei soggetti che hanno fatto fare, in tutto il mondo, una pessima figura all’Italia intera ed in particolare a quegli operatori delle forze dell’ordine che rischiano la vita ad ogni partita di calcio, che hanno rimandato l’immagine di una struttura di sicurezza e ordine pubblico presa in giro da un manipolo di delinquenti (questo è il termine corretto, in italiano).

Dopo due giorni il nostro Cesare si fa sentire e con lui il suo alter ego più piccolo, alias Cesarino-Angelino, e congiuntamente dichiarano: «Basta con la violenza negli stadi!» – la maggior parte degli scontri e fuori dagli stadi- «Pugno duro contro questi Ultras!» ed altre frasi fatte dello stesso tipo, trite e ritrite: Cesare-Matteo è più duro di tutti e chiede “addirittura” che le società di calcio partecipino alla spesa dell’ordine pubblico. Il nostro Cesare-Matteo è molto consapevole che è un’ottima trovata elettorale e che in Italia non è possibile far pagare un servizio che il cittadino paga, come nei paesi “civili”, con le tasse.

Lo Stato non può far pagare una tassa supplementare per la sicurezza del cittadino tifoso, sono più che sufficienti quelle che gia si pagano, la sicurezza e un diritto di tutti e le forze dell’ordine non possono essere mercenarie, al soldo dei presidenti delle squadre di calcio. Oltretutto questi signori, se ciò dovesse avverarsi, caricherebbero il costo di questo servizio sul prezzo del biglietto e a pagare sarebbe sempre il cittadino. Purtroppo in Italia, paese “civile” e Stato di Diritto, ad alcuni cittadini e stato riservato diverso trattamento: sono degli Italiani dimenticati dal governo di Roma, sono i cittadini Sardi, vivono in una terra stupenda; circa 5 mesi fa sono stati colpiti da una tremenda alluvione, 18 di loro sono morti uccisi dall’acqua.

La città di Olbia è stata la più colpita, la capitale della più bella costa del mondo è stata sommersa dall’acqua, centinaia le case inabitabili, fango ovunque. Visto lo scenario apocalittico il Sindaco di Olbia ha chiesto l’intervento dell’esercito, il governo di Roma, con allora un altro Cesare, invia i Militari con escavatori, ruspe ed altri mezzi che si mettono in risalto in televisione e davanti ai giornalisti, che ne descrivono le loro imprese di liberazione dal fango, in mezzo al “popolo” sui loro giornali. Dopo 5 mesi dall’alluvione e da quell’intervento il “nostro” esercito presenta il conto: una fattura da 650.000 euro, indirizzata alla protezione civile che la pagherà prelevandoli dai miseri fondi messi a disposizione dallo Stato per la ricostruzione dei territori colpiti, a discapito dei cittadini danneggiati, costretti a rivolgersi alle banche per poter ricostruire le loro case, i comuni costretti a indebitarsi ulteriormente per poter ricostruire strade, scuole e tutto ciò che è andato distrutto.

ponte-crollato-sardegnaA Oliena, in provincia di Nuoro, la viabilità sul ponte di Oloè, dove perse la vita il poliziotto Luca Tanzi, e ancora interrotta ma dopo mesi di attese e promesse vane gli allevatori e gli agricoltori decidono di costruire, a loro spese e con lavoro di volontariato, una bretella provvisoria per poter attraversare il fiume ed evitare di fare un giro di decine di chilometri per poter lavorare nelle loro aziende; ebbene, in questo caso l’intervento dello Stato è stato immediato ed efficientissimo, emettendo un ordinanza per l’abbattimento di quel ponte provvisorio, ma non interviene per decretare che i soldi che l’esercito chiede vengano subito messi a disposizione per la costruzione del ponte, di una scuola o qualunque altra cosa di pubblica utilità.

Questa e l’Italia: se si chiamano 1.000 carabinieri e poliziotti per l’ordine pubblico in una partita di calcio la sicurezza è a carico dello Stato, se si chiama l’esercito per soccorrere una popolazione in difficoltà le spese saranno a carico di quella comunità.

Caro Cesare-Matteo e Cesarino-Angelino gli appartenenti alle forze dell’ordine non sono mercenari, non possono essere alla paga di nessuno se non dello Stato; lo stesso deve valere per l’Esercito Italiano e gli altri organi istituzionali. Il governo, invece di farci credere che farà pagare agli amici presidenti-padroni di società il costo dell’ordine pubblico, faccia subito delle leggi per togliere a costoro le agevolazioni fiscali che permettono di togliere al fisco milioni e milioni di euro e faccia chiudere i rubinetti dei vari contributi che, tramite le loro lobby-federazioni, percepiscono.

Consiglio vivamente a chi legge di andare a vedere l’ultima puntata del programma Report di lunedi 5 maggio, per farsi un’idea degli sprechi e degli stipendi che percepisce chi amministra, con soldi pubblici, il calcio in primis e tutte le altre federazioni sportive. Con quei soldi si potrebbero aumentare gli stipendi degli appartenenti alle forze dell’ordine, che non chiedono soldi in più per il servizio che svolgono durante gli “ordini pubblici” ma solo di essere tutelati, legislativamente, da questi ultras-delinquenti.

Per porre fine alla farsa della domenica calcistica non è sufficiente il DASPO (divieto di accesso negli stati) poiché il posto dei colpiti da questo provvedimento vengono immediatamente sostituiti da altri: sarebbe sufficiente ed efficiente proporre una penalizzazione di punti dalla classifica per le squadre le cui tifoserie organizzate non si comportino secondo stabiliti standard comportamentali; potremmo riuscire a vedere sugli spalti gente educata che, prima di picchiare, offendere o buttare petardi in campo, ci penserebbe almeno 5 volte, magari riuscendo a godersi una sana partita di calcio.

Giuseppe Lussorio Fadda – Brig. dei CC in pensione
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