Forze Armate Italiane: deficit di democrazia? Un siluro giudiziario affonda la gerarchia

ufficiali-marinaRoma, 3 gen – (di Giuseppe Lenzi) Ottimo inizio di 2012 almeno per tutti i cittadini con le stellette. Il vasto mondo militare ha brindato al nuovo anno con tre importantissime pronunce giudiziarie destinate a sconvolgere, dal profondo, alcune alte sfere del granitico ed inamovibile mondo militare. Dopo le incredibili violenze sistematicamente organizzate dai NOCS della Polizia di Stato, emerse solo sul finire del 2011, ma già denunciate dall’agosto 2007 nella totale indifferenza dei vertici, si spera, ancor oggi in una rapida conclusione di quelle indagini che, alla data odierna appaiono inspiegabilmente “lunghe, delicate, difficili” e quindi di là dal concludersi in tempi decenti.

Non è stato altrettanto lungo, invece, l’iter processuale che si è recentemente concluso con una – prevedibile – sonora sconfitta di alcune gerarchie militari. Ma procediamo con ordine. La prima eclatante ed attesa sentenza è di questi giorni. Il TAR (tribunale amministrativo regionale di Genova) ha disposto la riammissione in servizio attivo con conseguente riattribuzione del grado e dell’incarico, di un C.F. (Capitano di Fregata) della Marina Militare Italiana reo di avere espresso, nella vita privata, le proprie tendenze sessuali gay. Dalle indagini sarebbero emerse – su di un sito estero – alcune immagini del’Ufficiale ritenute sconvenienti dall’amministrazione militare che le ha giudicate incompatibili con lo status di militare. Non si sa chi, né si sa come – in quanto la Marina non ha inteso rivelarne la fonte – la segnalazione della peccaminosa esistenza del militare sia giunta a conoscenza dei superiori del militare. Qualche squallido delatore avrà visionato il sito ed ergendosi a depositario dell’onore della nostra Marina Militare ha reputato giusto e doveroso avvertire i vertici di quanto copioso fango e stellare disdoro stesse catapultandosi sull’intera compagine militare. Ne è conseguita una complessa procedura disciplinare. In brevissimo tempo, così come giustamente si conviene in questi casi che pongono in serio pericolo le frontiere nazionali e la sicurezza del Paese, si è concretizzato, nella gioia e nell’esultanza dei probi, l’allontanamento del militare dal servizio attivo; con conseguente perdita del grado, dell’incarico, dello stipendio e del …lavoro. Di fronte a tale macroscopica ed intollerabile invadenza della propria vita privata il giovane Capitano di Fregata, si è visto costretto a rivolgersi alla giustizia per vedere riaffermati i propri lesi diritti e sperare, quindi, di riottenere il grado, l’incarico, lo stipendio. In una parola: la sua vita.

togaSi è quindi affidato allo studio legale dell’avvocato Giorgio Carta, ex Ufficiale dei Carabinieri, che, da anni, è fra i più esperti conoscitori delle norme e delle leggi che regolano il complicato mondo delle stellette. La tesi difensiva, incentrata non già sull’estraneità del militare alle foto apparse nel sito, bensì sull’assoluta inconsistenza del danno derivante all’immagine ed al prestigio della Marina Militare, è stata pienamente condivisa, al tribunale adito, tanto da decretare l’annullamento della sanzione disciplinare e la conseguente riammissione in servizio attivo dell’Ufficiale. Non è questa, però, la sede per discettare nel dettaglio della complessa – quanto incredibile – recente vicenda giudiziaria. Né possono qui riassumersi le settanta e più pagine della dotta, argomentata, ineccepibile e competente memoria difensiva che ha persuaso i giudici amministrativi dell’assoluta infondatezza delle gravi accuse mosse al Capitano. Sta di fatto che dopo un anno di defaticanti vicende giudiziarie, disciplinari e cartolari il TAR ligure ha ordinato l’annullamento di tutti gli atti e provvedimenti “Disciplinari di Stato” che avevano colpito il militare fino a determinarne la sua ignominiosa cacciata dalle FF.AA. italiane. Il giudizio pronunciato dal TAR ligure “in nome del Popolo Italiano” ha restituito ad un brillante ed incolpevole Ufficiale Superiore della nostra Marina Militare, la sua minata dignità di uomo e di soldato; restituendogli grado, incarico, stipendio e, non da ultimo, la rinnovata ammirazione di tutti i colleghi, anche superiori in grado, che hanno sempre creduto nella serietà professionale del loro collega e nel suo alto senso del dovere.  Questi, infatti,  come è emerso dagli atti in causa, ha saputo tenere ben separate vita privata e vita professionale. Né v’è da dilungarsi, in questa sede nell’esame – che sarebbe impietoso – della summa di inconsistenti motivazioni in cui si è autoaffondata la “gerarchia” pervicacemente protesa nel malriuscito tentativo di infangare la carriera, la professione e la vita stessa dell’Ufficiale. La positiva conclusione dell’inaudita vicenda giudiziaria la si deve, anche, alla circostanza che essa sia finita innanzi a giudici liberi, autonomi, indipendenti ed illuminati; che dopo l’esame della voluminosa documentazione esibita dal Ministero della Difesa, l’ha bollata come ininfluente, inconsistente, inconferente rispetto al principale capo d’accusa. Ma al di là dei risvolti meramente burocratici e giudiziari ciò che deve rilevarsi è che quest’incredibile vicenda in nessun altro paese o F.A. europei sarebbe mai neppure iniziata.

Marissa-GaetaE’ recente, la “presidenziale” del Capo delle FF.AA. U.S.A. Barak Obama che ha abolito la legge del 1993 che imponeva ai militari gay di non ufficializzare la loro condizione. Tabù che è caduto e che consente, oggi, legittimità d’accesso dei militari che si dichiarino gay anche nel corpo dei Marines che nell’immaginario collettivo rappresenta un concentrato di machismo al cento per cento. E nessuno, nonostante le numerosissime presenze di militari gay, si azzarda ad ipotizzare una perdita d’immagine del famoso Corpo dei Marines parte integrante dell’identità nazionale americana; precedente, addirittura, alla nascita della confederazione americana. Nel caso che qui riguarda, ciò che più allarma e deve preoccupare sono alcune considerazioni che tale vicenda origina. La prima: come sia stato mai possibile che nessun Ufficiale o funzionario ministeriale, dell’intera catena gerarchica del militare inquisito (e parliamo di non meno di una quindicina di soggetti giuridici di alto rango) abbia mai avuto il sospetto che, perseguendo l’Ufficiale per quei motivi che ne hanno determinato la “degradazione ed il licenziamento” si stesse operando ben al di là di quanto una pur comprensibile tutela della Marina Militare avrebbe domandato a salvaguardia della propria supposta lesa onorabilità. Nessuno dei soggetti coinvolti, a vario titolo, nella risibile procedura d’accusa al militare ha mai nutrito il lontano sospetto che si stesse illegittimamente indagando, ed inammissibilmente scrutando, nella vita privata ed intima di un individuo che in nulla, e per nulla – come ampiamente rilevato dal tribunale amministrativo- ha confuso la propria vita privata con i doveri di “ufficio e di servizio”. Fra le più eclatanti circostanze emerse nel corso delle indagini demandate –come per legge – ad una “Commissione di Inchiesta Formale” presieduta dall’ammiraglio Giovanni Prospero Carmelo è emerso che l’originaria imputazione e cioé “ condotta gravemente lesiva del prestigio e dell’immagine dell’Amministrazione Militare consistente nella pubblicazione su un sito web di alcune fotografie disdicevoli in pose equivoche” non sia stata affatto condivisa dal succitato ammiraglio il quale, molto onestamente, ha preteso che emergesse negli atti della Commissione che “ solo grazie alla spontanea ammissione del militare inquisito è stato possibile abbinare le immagini a lui medesimo; in quanto da esse, così come apparse nel sito non sarebbe mai stato possibile farle risalire alla persona dell’ufficiale incolpato”. Ne consegue che appare in tutta la sua falsità ed inconsistenza l’imputazione, gravissima, di avere leso “il prestigio e l’immagine della Marina militare”. Dalle immagini in rete, infatti, non sarebbe mai stato possibile risalire alla qualità di “militare e di Uff.le” del Capitano inquisito. Basterebbe tale circostanza a far ben comprendere, se mai ve ne fosse ancora bisogno, quanto speciose, inconsistenti, destituite di ogni fondamento di verità fossero le gravi imputazioni poste a carico dell’Ufficiale.

berretto-ammiraglioV’è, quindi da chiedersi: a quale losco ed ignobile delatore la nostra Marina Militare ha dato credito nel decidere di far propria una causa persa in partenza? Se le immagini nel web, dell’Ufficiale, non erano affatto distinguibili, chi è quel figuro che conoscendo bene le personali e private inclinazioni sessuali dell’Ufficiale ne ha additato la scandalosa presenza in rete? Verrebbe voglia di conoscerlo questo “macho” senza colpa e senza peccato; questo malato di omofobia che ha libero accesso e credito nelle stanze dei nostri Ammiragli sì da convincerli della “grave lesione dell’immagine della Marina”. Signor Ammiraglio Comandante del Dipartimento Militare marittimo dell’Alto Tirreno, lei che ha avviato, molto incautamente, la procedura disciplinare accogliendo e sposando le delazioni pervenutele; Sig. Vice Direttore Generale del Personale Militare, lei che ha decretato ed inflitto la più grave delle sanzioni disciplinari di Stato ad un giovane ed incolpevole Uff.le, non vi ha mai sfiorato il dubbio che si stesse illegittimamente scavando ed irrompendo nella vita privata di un cittadino italiano? Come avete mai potuto ignorare che la Costituzione Italiana – in nome della quale avete prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ed alle Leggi- prescrive, all’art.3 “ la pari dignità sociale di tutti i cittadini senza distinzioni di …condizioni personali e sociali”?. Sapete che la più recente normativa europea (Direttiva 2000/78/CE, recepita nel nostro ordinamento con il D.Lgs 9 7.2003 n° 216)  ha dettato una ferrea disciplina per “l’eliminazione delle discriminazione dai luoghi di lavoro”. E cosa hanno fatto lor signori, nel caso che qui si discute,  se non discriminare l’Uff.le in virtù del suo orientamento sessuale?. Per concludere: il recente “siluro” giudiziario che ha colpito e definitivamente affondato una ben precisa ed individuata gretta  “gerarchia” militare localizzata, per ora, solo nell’Alto Tirreno deve far riflette tutti su una non più eludibile emergenza. L’esigenza che nelle FF.AA. si affermi, definitivamente e con maggior vigore, una più solida “democrazia” che consideri  i  militari per quello che sono: cittadini titolari di diritti e di doveri al pari di tutti gli altri. Ponendoli, quindi, al riparo da ogni e qualsivoglia discriminazione che possa originarsi nella mente malata di qualche sopravvissuto “gerarcotto” di infausta memoria. La dignità il prestigio e l’immagine della Marina Militare, al pari di quelli di ogni altra   F.A., non possono né devono essere demandati all’umore ed alle pericolose idee discriminatorie di questo o quell’Ammiraglio di Alto o Basso Tirreno di  Alto o Basso Adriatico. L’Italia è una ed indivisibile e le FF.AA. ne sono una delle più nobili espressioni perché protese alla salvaguardia della Costituzione e delle Leggi nel comune interesse. Obiettivi che solo noi militari, fra i milioni di impiegati delle Stato, siamo disposti a difendere –come spesso accade- con la vita.

Ed in virtù della forza delle  nostre Leggi che anche il Capitano di Fregata gay ha pieno diritto di cittadinanza nella compagine militare Italiana e nella sua Marina Militare; laddove ha “navigato” fino a ieri, con “eccellenza” di risultati riscuotendo l’incondizionato apprezzamento di tutti i suoi superiori. Sarei del parere che di fronte ad eclatanti risultanze giudiziarie, allorché esse sanciscano l’incompetenza, l’illegittimità e l’abuso di potere di altolocati militari, la degradazione dei soccombenti da “ammiraglio o generale”  a “mozzo o  fante” costituirebbe un concreto monito ad ispirarsi di più e meglio alle leggi dello Stato invece che ad ignobili ed omertose delazioni, sintomi di connivenza omofoba. E’ lecito, pertanto, affermare che il Com.te in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell’Alto Tirreno si è consapevolmente catapultato, nella vicenda de qua, in un Basso e maleodorante fondale, fatto di delazioni,omofobia,pochezze morali vaste e grandi quanto il suo Alto Tirreno.

V’è da sperare che altri Uff.li Generali ed Ammiragli, memori del solenne affondamento del collega, non si cimentino più in pericolose rotte di collisione con le Leggi e la Costituzione italiane. La Giustizia Italiana sa lanciare, all’occorrenza, siluri molto più dolorosi.

lenzi-g Brig.Gen.le r. (parac. A.M.)
Lenzi
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