Forze armate: il “vuoto politico” che mette in naftalina i controlli democratici

Camera-dei-Deputati2Roma, 11 ott – (di Antonella Manotti) Quale quadro politico potrebbe essere più “propizio”  dell’attuale, ad un arretramento dei diritti e delle conquiste democratiche nelle forze armate?

Purtroppo non si può essere molto ottimisti.

Le cronache che rovesciano  nelle redazioni dei giornali notizie di collusioni inquietanti fra politica, mondo economico e malavita, i dossier, le agitazioni negli schieramenti politici tutti presi nell’attrezzarsi all’eventualità del voto, un giorno annunciato e l’altro rimandato…Una politica  “arraffona” che merita in gran parte, diciamolo senza mezzi termini, il discredito di cui è circondata e che rinuncia all’esercizio nobile del bene comune, in nome di una ben più prosaica volontà di sopravvivenza…

Un parlamento impantanato, “appeso” ad una agenda politica che dimentica i problemi del Paese e – se  tenta di affrontarne alcuni – spesso lo fa con  disattenzione e  superficialità .

La lettura dei resoconti parlamentari delle Commissioni e dell’Aula ci rivelano lo scarso spessore degli interventi politici e  sciatteria nell’ approfondire i temi in discussione.
A volte non è nemmeno ben chiaro il tratto che divide le valutazioni della maggioranza da quelle dell’opposizione, tanto deboli sono le argomentazioni di quest’ultima, nel contrastare le “derive” antidemocratiche contenute in alcuni provvedimenti governativi….

Il sussulto, troppo  spesso, arriva soltanto a ridosso di manifestazioni dei cittadini che si inventano ormai di tutto per risvegliare le forze politiche dal loro torpore .
I nostri rappresentanti in Parlamento scendono in piazza, si fanno vedere tra i manifestanti, catturati da qualche telecamera, scambiano poche  parole con i manifestanti e poi si rinchiudono nuovamente nel Palazzo ad aspettare, sugli scranni parlamentari, il loro turno per pigiare un pulsante…approvando o respingendo un provvedimento di cui magari non conoscono nemmeno il contenuto…

Nessuna assunzione di responsabilità li sfiora e spesso dimostrano una impreparazione che lascia sbigottiti. Ma del resto, gran parte di loro debbono semplicemente adattarsi ad un ruolo di comparsa che le segreterie di partito gli hanno affidato, assicurandogli un posto in lista.

Con uno stato d’animo abbastanza rassegnato,  leggiamo quindi  il resoconto della commissione affari costituzionali del 22 settembre scorso laddove,  il senatore Saltamartini che fino a “ieri” militava in un sindacato, relazionando sulla riforma della rappresentanza arrivata dalla commissione difesa per il parere, afferma che:
….” benché il diritto di associazione sia riconosciuto a tutti i cittadini, ai sensi dell’articolo 18 della Costituzione, per particolari forme associative occorre tenere conto, come ha rilevato la Corte costituzionale, della peculiarità del servizio reso in un ambiente speciale quale quello militare, necessariamente caratterizzato da coesione interna e neutralità…”

E sempre più sconfortati, scorrendo la lettura, apprendiamo che – udite udite – per il Senatore appare “irragionevole la norma sul divieto di rielezione dei delegati dopo due mandati consecutivi, dal momento che la rappresentanza del personale militare è una specie di rappresentanza di interessi che sarebbe irragionevolmente limitata in una forma che allude a regole poste di norma per la rappresentanza politica….”

Una “specie” di rappresentanza di interessi? Oddio, Cosa vuol dire il Sen. Saltamartini?  Che la possibilità di rappresentare gli interessi del personale sarebbe irragionevolmente limitata dal “numero  dei mandati” e non piuttosto dalla pesantezza delle norme e dai forti limiti che fanno, del testo di riforma proposto dal relatore di maggioranza sen. Galioto , un progetto conservatore e decisamente involutivo?

Comprendiamo meglio perché il sen. Saltamartini definisce  la RM, “una specie” di rappresentanza di interessi, quando egli si spinge a ritenere “inopportuni gli emendamenti presentati al testo, tendenti ad  attribuire ai Cocer competenze in materia di stato giuridico e avanzamento del personale e competenze dirette, e non solo propositive, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Se non deve occuparsi di materie come le carriere o lo stato giuridico, o di salute e  sicurezza, di cosa dovrebbe occuparsi una rappresentanza degna di questo nome?

Appunto: una “specie” di rappresentanza…

Non meno deludenti le osservazioni  dell’opposizione rispetto alle valutazioni del relatore Saltamartini;  il senatore Ceccanti   si limita a : “Condividere  la proposta di parere avanzata dal relatore, in particolare il rilievo riferito all’articolo 12, comma 3, circa l’irragionevole previsione del divieto di rielezione dopo due mandati consecutivi, che, a suo avviso, appare incongrua, tenendo conto della natura della rappresentanza del personale militare…”

Tutto qui.…

Possiamo nutrire la speranza che, nella commissione Difesa dove si svolge il dibattito sulla riforma,  ci sia una attenzione diversa ed un livello di dibattito un po’ più elevato? Che la maggioranza non blindi il progetto di riforma e che l’opposizione non si rassegni all’idea che…poco si potrà fare perche…”Tanto hanno i voti per approvarla…”.

Potremmo suggerire a quest’ultima,  un livello di mobilitazione diverso se si volesse veramente imporre un ripensamento sul testo; uscire dal Palazzo e confrontarsi con i cittadini militari  i quali – la mancanza di uno strumento efficace di tutela –  la stanno pagando sulla propria pelle (con  una finanziaria  iniqua che ha colpito  le classi sociali più deboli (tra cui il personale delle forze di polizia e delle forze armate), nonostante  la norma sulla specificità approvata dal Parlamento.

“Una norma con la quale , (afferma sempre il sen. Saltamartini)  ….il comparto esce virtualmente dal pubblico impiego per attestarsi su un principio di riconoscimento che dovrà tradursi in successivi atti…” che saranno alimentati da un fondo che sarà costituito sulla base di un odg  accolto da governo come raccomandazione (?)  “il quale  prevede la possibilità di uno stanziamento del cinque per cento delle infrazioni al codice della strada, accertata dai corpi di polizia….”

Ecco, appunto, ce lo conferma il senatore:  è proprio VIRTUALE la possibilità di veder realizzata la specificità del Comparto!!

Non è virtuale invece, l’entrata in vigore del nuovo codice  dell’ordinamento militare che una  delega legislativa prevedeva come testo di semplificazione normativa  ma che, nei suoi 2272 articoli, nasconde più di una inaspettata ed amara sorpresa per il personale come quella che va a toccare  le norme sulla  libertà di espressione, sulla partecipazione  a riunioni  e manifestazioni politiche e sindacali, sul regolamento di disciplina in materia di richiami verbali…Anche se,  gli effetti giuridici conseguenti a questo provvedimento di portata enorme emergeranno, probabilmente,  poco a poco.

Vogliamo poi parlare della proposta di legge  in gestazione, che prevede  un ampliamento dei reati sottoposti al Codice penale militare?

O di un modello di Difesa di cui non si conosce il progetto complessivo, mentre il governo sta procedendo  alla sua definizione  pezzo per pezzo, con  provvedimenti sui quali – peraltro –  il Parlamento è chiamato a dare solo dei pareri consultivi?

La distrazione politica, rispetto al quadro sopra descritto per sommi capi, è inquietante e lo è ancor di più se essa ignora anche i richiami che provengono dall’Europa attraverso risoluzioni e raccomandazioni ratificate dai nostri parlamentari a Bruxelles, ma disattese dal Parlamento italiano.

Cosa aspettarsi ancora?

Torniamo allora, all’apertura  di questa nota. Ovvero al fatto che l’instabilità del quadro politico – nelle fumisterie  degli  schieramenti – completi l’opera di arretramento democratico consentendo con un compiacente disinteresse  – che dura  ormai da anni – il perseguimento di un obiettivo preciso: quello di  tornare a fare, dell’istituzione militare, un corpo separato della società.

Ecco la politica dei fatti e quella delle alchimie…in un paese in cui tutto cambia  affinchè  nulla cambi. Dove sul versante normativo e legislativo troneggia  un ordinamento fatto di regole  che si elidono a vicenda e che in conclusione permettono a chiunque di  fare i propri comodi, mentre assistiamo alla ipertrofia di  istituzioni come il Parlamento,  dove sono  gli stessi “guardiani delle regole” a non pestarsi i piedi  l’uno con l’atro,  con buona pace dell’efficacia dei controlli democratici su ciò che esce dalle aule parlamentari.

Lo strapotere dei partiti che hanno “occupato” le istituzioni  facendo da mantello ad un sistema che protegge le sue classi dirigenti  e lascia  a mani nude i cittadini, ci lascia in eredità  una miscela di interessi e connivenze che stanno fiaccando il Paese creando un clima ed un ambiente favorevole all’impunità ; un sistema in cui ci si adatta, in cui ci si genuflette  davanti al potere del più forte.

Il quadro si completa quando,  una politica di tagli indiscriminati va a toccare nel vivo le istituzioni preposte alla difesa della legalità come i Corpi di polizia e la Giustiza.  Ciò a cui  assistiamo è la drastica riduzione dei controlli pubblici  a vantaggio di una politica fatta di slogan e di messaggi mediatici…Le ronde, i militari nelle strade….
Una Politica che soddisfa  l’egocentrismo di  qualche ministro, ma che non  lascia sui territori presidi di legalità.

Ecco. Una  funzione parlamentare  ridotta a pure routine di potere, senza respiro, senza ricambio, senza più uno straccio di elaborazione ed   una politica rinsecchita  a solo mestiere, può riservarci amare sorprese.  A ciascuno di noi è affidato il compito di reagire, perché il momento delle parole, delle volontà di impegnarsi domani, delle belle frasi fatte, è esaurito.  Rifiutiamo l’omologazione al ribasso per salvarci dal buio in cui oggi affondano le nostre speranze.
Non ci sono più rendite  di cui usufruire perché in un vuoto di idee e di politica , può accadere di tutto.

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